Freni a disco meccanici: oltre la classica spiegazione.

Me la ricordo benissimo quella sensazione di sconfitta.
Ero seduta nel vano tra le porte e fissavo la Wilma appesa come un salame nel vagone bici. Il treno era appena partito da poco, avevo la faccia di chi aveva pianto molto, di chi si era fatta male per mettere la bici sul treno, di chi aveva immaginato un altro epilogo e non quel fallimento che in quel momento sembrava insuperabile.

Fissavo la bici e mi chiedevo cosa avevo sbagliato.
Mi sentivo fallita come meccanica e come ciclista, non si salvava niente.

Ero andata a Pontinvrea, un piccolo paese nell’entroterra savonese, in bici. Circa una sessantina di chilometri da Genova (solo andata), passando sull’Aurelia e salendo all’altezza di Albisola.
Quest’estate avevo deciso di fare un po’ di salite per riuscire a risolvere il mio problema con le discese, così sono andata a trovare un paio di mie amiche, tra cui La Fede a Pontinvrea, appunto.

La mia paura con le discese è dovuta ad un incidente avuto quasi all’inizio del mio passaggio alla bici. All’epoca il mio meccanico mi disse freni troppo, ma non avevo capito cosa intendesse, sembrava una presa in giro. Adesso mi è chiaro e fu proprio quella gita a chiarirmi definitivamente le idee.

Premessa: sono sempre stata paranoica dei freni da quando pedalo (non avevo le stesse paranoie con lo scooter, e più di una volta ho rischiato di farmi molto male a causa della mia superficialità), e Wilma monta freni a disco meccanici.

Non avevo idea che esistessero due tipi di freni a disco, meccanici e idraulici, e quando ho comprato la bici ignoravo totalmente la differenza (tra le altre cose che ignoravo). Sono proprio i freni il motivo per cui ho fatto il primo corso di meccanica: volevo imparare a metterci mano da sola.

I freni a disco meccanici vengono considerati dagli esperti la via di mezzo (inutile) tra i freni a pattino e i freni a disco idraulici: in effetti presentano i vantaggi di uno e gli svantaggi dell’altro.
Un freno a disco meccanico non avrà mai la stessa fluidità di frenata di un freno a disco idraulico, per contro rispetto a quelli a pattino distribuisce la forza frenante su tutta la ruota.
Ho sempre pedalato solo su Wilma, quindi posso solo fidarmi del fatto che i freni a disco idraulici siano migliori (lo immagino anche ripensando alla morbidezza di frenata del mio scooter, visto che il principio è lo stesso).
Sicuramente, in caso di guasto in viaggio è più facile operare su un freno a disco meccanico, che su uno idraulico: più facile girare con un cavo di cambio, che con l’olio e il kit di spurgo. È anche vero che è molto più difficile avere problemi sui freni a disco idraulici, a meno di discese particolarmente impegnative in cui ti attacchi ai freni e bolli l’olio, oppure ti si taglia la guaina.

Insomma, per farla breve, ogni sistema ha dei pro e dei contro, ed è sempre l’uso finale che fa la differenza.

Con i miei freni a disco meccanici ci ho litigato tanto (in veste di meccanica soprattutto), prima di trovare la quadra giusta.

Il giorno prima di partire per Pontinvrea ho sistemato la bici: e questo è stato il primo errore.
Mai sistemare la bicicletta il giorno prima di un qualsiasi evento importante (gara, gita, viaggio, etc…), ma sempre qualche giorno prima per riprendere confidenza con il mezzo e verificare di aver fatto (o che abbiano fatto se vi affidate ad un meccanico) tutto al punto giusto.
Non sono riuscita a riscendere da Pontinvrea: dopo il primo pezzo di salita e falso piano, iniziata la discesa mi sono impanicata e mi si è bloccato il freno dietro. E mi si è bloccato perché freno troppo, e l’ho capito sul treno mentre fissavo la bici.

Come si regolano i freni a disco meccanici?

L’operazione non è difficile, anzi, una volta imparati i passaggi si esegue in una decina di minuti.
Intanto, piccolo inciso sul meccanismo: nei freni a disco meccanici una pastiglia è fissa e l’altra è mobile (al contrario dei freni a disco idraulici dove entrambe le pastiglie si muovono contemporaneamente). La regolazione comincia dalla pastiglia fissa.
Per farlo basta un biglietto da visita.
Mettiamo il biglietto tra la pastiglia fissa e il disco e avvitiamo: per capire quanto avvitare personalmente avvito fino a che la ruota non si muove più e svito piano piano finché torna abbastanza libera da ruotare senza interferenze. All’inizio sembra una cosa difficile ma con la pratica, si affina la tecnica e la giusta sensibilità.
Per regolare la pastiglia mobile, svitiamo le viti che tengono la pinza freno attaccata al telaio, reinseriamo il biglietto tra la pastiglia da regolare e il disco, tiriamo la leva freno e riavvitiamo la pinza fino a che le viti iniziano a diventare dure senza stringerle fino in fondo. Dopo di che leviamo il biglietto da visita, ritiriamo la leva freno e stringiamo le viti definitivamente.
L’ultima operazione da fare è la tensionatura del cavo: liberiamo il cavo, rinseriamo il nostro amico biglietto da visita tra la pastiglia mobile e il disco, tiriamo il cavo freno e tenendo tirato stringiamo la vite di bloccaggio (esiste uno strumento che si chiama terza mano o quarta mano, che aiuta in questa operazione, io al momento faccio senza e serve essere un po’ un polipo).
Una volta regolata la tensione del cavo, se la corsa della leva è troppa per i propri gusti, si può agire sulle viti di registro (possono essere sulla leva o sul corpo freno a seconda del modello).
La stessa operazione si effettua su entrambe le pinze.
È più complicato scrivere i passaggi che farlo. Per avere una visione dei vari passaggi vi consiglio questo tutorial di Bikeitalia, lo stesso da cui sono partita io.

Tutto questo appurato che le pastiglie siano ancora integre e funzionanti, altrimenti vanno sostituite, prima di regolare il tutto come appena spiegato.

Pastiglie Hayes MX5

Però questa bella spiegazione è da manuale.

Mentre ora vi racconto cosa ho imparato con la pratica è, soprattutto, cosa ho capito da quella famosa gita, mentre ero lì seduta a fissare la mia bici.

Usare sempre lo stesso biglietto da visita (o spessore analogo) per entrambe le pastiglie della stessa pinza.

Sembrerà una stupidaggine, ma a me è successo di usare un biglietto nuovo da una parte, ed uno già usato dall’altro: la carta subisce umidità, in più essendo già usata ha variato leggermente lo spessore. Non riuscivo più a trovare la giusta quadra di regolazione della tensione.
Inoltre se si vuole usare un biglietto già usato perché è rimasto lì dalla regolazione precendente ed è a portata di mano, consiglio di non usarlo più di due volte: la carta si rovina velocemente, e come detto sopra, ne modifica lo spessore. Alla fine della regolazione si rischia di avere le pastiglie troppo attaccate al disco.
Tutto questo dipende anche dal vostro grado di paranoia (o pignoleria) nella regolazione dei freni.

Le carte di credito non vanno bene.

Ho provato ad usare una vecchia carta di credito come spessore: ad occhio non sembrava ma è troppo spessa rispetto ad un biglietto da visita. In più è piuttosto elastica, quando si tira la leva rimane facilmente segnata, perdendo l’uniformità dello spessore. Insomma non va bene.
Dopo tutti questi esperimenti di recente, con l’ultima regolazione, ho trovato il mio spessore idea!e: circa 0,05 mm.
Considerate che le carte dei biglietti da visita non sono tutte uguali, ed io sono molto fissata (ho misurato i biglietti che usavo prima ed erano 0,07 mm, questo per farvi comprendere a che livello di fissazione sono).

Riportare a zero le viti di tensione del cavo.

Per modificare la corsa della leva si agisce sulla vite di tensione del cavo. Per dare tensione si svita.
In realtà con i miei freni agire sulla vite di tensione non mi ha mai dato i risultati voluti, e infatti riregolo, ma questo è estremamente soggettivo, come la corsa della leva: c’è a chi piace corta (appena tocco la leva, freno) o più morbida (una corsa un po’ più lunga).
Prima di iniziare la regolazione riavvitiamo le viti di tensionatura, per avere più gioco dopo la regolazione del cavo. La mia personale ricetta è riavvitare completamente e poi svitare di un giro e mezzo.

Cosa vuol dire frenare troppo.

Ho sempre avuto la fissa di avere la corsa breve delle leve, come spiegavo sopra: dovevo toccare le leve e frenare. Questo non è però un bene se, appunto, si frena troppo, come faccio io perché ho paura.

Se il cavo è tirato e le leve sono dure (a corsa breve), quando ti appendi ai freni perché hai un momento di ansia, rischi, come è successo alcune volte a me, di bloccare la leva perché il cavo non ha più spazio per muoversi.

Prima di capire questa cosa, pensavo di passare agli idraulici, ma il problema di frenare troppo persiste, non risolverei la causa (cioè la paura), rischiando di bollire l’olio e vetrificare le pastiglie (cosa che un paio di volte ho anche già fatto).

Quindi, cosa vuol dire frenare troppo?
Vuol dire appendersi ai freni e tenere tirate le leve: cosa che non serve affatto a frenare meglio e di più, anzi si ottiene esattamente l’effetto contrario.
Per frenare meglio il trucco è pinzare continuamente le leve freno, non tenerle tirare. E, una componente molto importante, in caso di paura in discesa come nel mio caso, è imparare a fidarsi della propria bici e soprattutto del rapporto che si ha con lei.
Su quest’ultimo parte ci sto ancora lavorando, ma aver iniziato a prendere consapevolezza è un inizio.

Da quella gita non ho più affrontato né salite impegnative né discese, considerando anche il tipo di vita iniziata a gennaio. Inizio anche ad essere insofferente e aver voglia di risalire in sella, tra influenze e bronchiti la situazione è drammatica.

In questo post non ho volutamente parlato di chiave dinamometrica (obbligatoria su biciclette in carbonio) e neanche di come si revisionano le pastiglie e ho dato per scontato che il disco fosse dritto. Affronterò queste tematiche prossimamente, per evitare un sovraccarico di informazioni.
Se avete bisogno di una mano, consigli, chiarimenti, sono qui: alcune cose sono più complicate da scrivere che a farsi.

2 Comments

  1. jess

    Ciao, avrei una domanda. A prescindere dal fatto che ti auguro di superare il problema di attaccarsi ai freni e quindi affrontare le discese con più serenità, se tu dovessi cambiare bici adesso, con le conoscenze che hai acquisito, compreresti una bici con freni meccanici perché comunque fanno il loro lavoro e si risparmia qualcosa, oppure sono talmente “inutili” nel loro essere “via di mezzo” che penseresti solo agli idraulici?

    • Dipende per cosa usi la bici, al momento sono propensa agli idraulici ma più per curiosità personale che altro ed anche perché la manutenzione me la so fare da sola… Non tutti i meccanici di bici sono bravi in certe operazioni (più per pigrizia che per altro), oltre al costo di dover pagare qualcuno.

      La tecnologia che usi in bici dovrebbe sempre essere finalizzata allo scopo finale.

      E grazie… Risolverò sicuramente, prima o poi 😂

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