Inizialmente pensavo di pubblicare quanto state per leggere nella sezione Spoiler del Blog Privato, dove condivido i pensieri per come nascono, con il costante desiderio di creare dialogo e scambio.

Ma proprio quando lo stavo per fare mi sono resa conto che non sarebbe stato un gesto veramente potente né una reale presa di posizione.

Sempre ieri, proprio dopo le riflessioni di cui parlo qui sotto, ho deciso che La Ciclista Ignorante parlerà anche di politica e di attivismo: alla veneranda età di 43 anni mi sto svegliando.

Questo spazio non è mai stato solo bici e ciclomeccanica, anzi. Ultimamente pedalo sempre meno e cammino sempre di più, oltre al fatto che sto scrivendo poco o nulla, presa da una revisione totale di questo spazio e di tutto quello scritto finora. La bicicletta è sempre stato un mezzo e non un fine.

La bici unisce le più diverse classi sociali e, come sa dividere, sa anche unire.

Ogni volta che penso al potere della bicicletta, penso alla diversità di bici e persone durante le critical mass, sono una fotografia immediata di come questo mezzo che può creare immense divisioni di classe può abbattere ogni barriera.

Quella che segue è un’importante riflessione sulla consapevolezza personale politica e sociale. Come detto qui sotto, il mio intento non è convincere a tutti i costi chi ho di fronte, ma aprire un varco, un ponte, un dialogo.


Ieri ho condiviso una riflessione su Instagram e, nonostante fossi ben conscia del luogo in cui stessi parlando, ammetto di essermi stupita delle risposte. Riporto qui sotto il testo integrale del post.

È pazzesco come il mondo intorno cambi quando ti sposi, improvvisamente si manifesta quel pezzo di umanità che faresti a meno di vedere: maschilismo e misoginia interiorizzata anche da chi non penseresti mai.

Non gliene faccio una colpa, è difficile cambiare prospettiva se sei cresciutə immersə in un certo tipo di cultura e, a volte, pensi anche di non essere così.

Di fatto, se sei donna, come fai fai sbagli e chi non se ne accorge in realtà è immersa in determinati meccanismi e, rispondendo a ciò che la società vuole, non è criticata. In pratica vive nella sua bolla.

Non ero sposata: pensi solo al lavoro.
Ho lasciato il lavoro fisso: cosa ti credi di fare.
Mi sono sposata: è comunque tardi perché l’ho fatto a ben 42 anni.
Non voglio un figlio: ma adesso che ti sei sposata è naturale fare un figlio.
Voglio un figlio: ormai sono vecchia.

Non mi sto inventando niente, sono cose che mi sono state dette, anche dai parenti senza andare troppo lontano nella catena delle conoscenze.

Qualunque cosa facciamo, il nostro corpo e la nostra Vita devono rispondere ad una pressione sociale esterna e se non lo fai sei: sempre la solita, ribelle, non concluderai mai niente, esagerata, arrogante. Giusto per dire qualcuna.

Non dico niente di nuovo lo so. Ma se le attiviste e gli attivisti che incrociate online ed offline Vi sembrano esageratɜ, riflettete sulla mia banalissima storia, comune a tante e domandatevi cosa potete fare Voi.

Abbiamo tuttɜ una responsabilità politica e sociale e dobbiamo agire in prima persona. Io continuo a fare la ribelle o più semplicemente a vivere la mia Vita rispettando me stessa e cercando di cambiare il mondo intorno a me.

La riflessione più importante che è nata dallo scambio nei commenti (li trovate qui) è l’assenza di responsabilità sociale e il concepire un dialogo come una forma di convincimento verso l’altrə.

Ho 43 anni e mi rendo sempre più conto che il mio interesse sociale, civile e politico non deriva dall’educazione che ho ricevuto. Non entro nel merito del giusto o sbagliato, che tanto non serve, ma sono figlia di quella parte di generazione che ha delegato quasi in toto la mia educazione alla scuola e che ancora pensa che i problemi dell’Italia derivino dall’aver tolto Educazione Civica da scuola, quando a scuola neanche ti spiegavano cosa fosse (ebbene sì io l’ho fatta per i primi due anni delle superiori).

Personalmente ho tracciato la mia strada, forse per indole personale o per la necessità di rispondere ad un bisogno mio, ma sono dove sono ora a domandarmi che ruolo ho io nella politica del mio paese.

Quando si parla di politica gli animi si scaldano subito. Ho imparato con il tempo, ci ho messo tantissimo tempo, a comprendere che lottare per una causa comune non vuol dire pensarla tuttə nello stesso modo, agire esattamente nello stesso modo. E in questo stesso tempo ho dovuto e voluto smontare i miei pregiudizi e rendermi conto dei miei privilegi.

Quando si usa la parola privilegi gli animi si scaldano ancora di più: ma come, non sei ricca e manco borghese, arrivare a fine mese è un delirio, sei pure donna in un mondo maschilista e patriarcale che ti vede solo come un’incubatrice vivente e dici di avere dei privilegi?

Sono convinta di averne: sono seduta di fronte ad un pc a scrivere, ho un tetto sopra la testa, ho accesso a tutte le informazioni possibili, ho potuto studiare, posso ancora studiare, sono nata (per puro culo) nella parte fortunata del mondo dove non muoio per una ciocca di capelli.

Non si tratta di ringraziare per cose minime o accontentarsi, ma di rendersi conto di come la propria condizione abbia formato il proprio pensiero.

Ho scoperto di avere una forma di razzismo interiorizzata, solo perché alcunɜ clienti nerɜ in officina sono stati maleducatɜ. Ho paura del diverso, perché mi hanno cresciuta diffidando di chi non è come me, bianca, etero.

Se ci mettiamo lì a scardinare pezzo per pezzo il nostro modo di pensare, ci si renderà conto di quanto non siamo statə inclusivə e giudicanti molto più spesso di quello che pensassimo. Ma non è una caccia alla streghe.

È una presa di consapevolezza verso noi stessə e la società in cui viviamo.

Lamentarsi sui social o davanti al telegiornale non cambierà le cose. Dire ci ho provato ma non ne vale la pena non cambierà le cose. Affermare non prendertela lo dicono anche a me oppure non rispondo neanche e passo oltre non cambierà le cose. Il problema non è individuale è collettivo e sociale.

Il punto non è cosa hanno detto a me, in quanto donna, meccanica di biciclette, sposata all’età di 42 anni che ora deve figliare per forza (non puoi sposarti e non fare figlɜ, scherzi?!?), il punto è perché la società si permette di entrare così nella Vita delle donne, si arroga il diritto di decidere per loro qualsiasi cosa facciano e smantellare questo sistema.

Non lo si farà in un giorno. Quando si parla delle origini del femminismo si parla della fine del 1700.

Qualcunə leggendo questa data penserà ma allora vedi che non ne vale la pena, io invece penso che il ricordo di chi prima di noi ha lottato deve darci ancora di più la forza di agire.

Il femminismo è un’onda incessante per cambiare il mondo in cui viviamo, per lottare contro ogni forma di discriminazione, non solo verso le donne ma verso le persone più deboli e marginalizzate.

Potete decidere di non agire, è una Vostra scelta, ma siate consapevoli di dove volete stare, siate consapevoli che non volete mollare di un passo il Vostro privilegio, non difendetevi dietro ci ho provato ma non serve a niente.

Non riguarda il far cambiare idea ad una singola persona, il dialogo non nasce per questo, il dialogo è semina e la semina porta con sé sempre i propri frutti. Non riguarda il vedere con i nostri stessi occhi questo cambiamento.

Il punto è alimentare e sostenere quest’onda creata da chi è arrivatə prima di noi e che verrà portata avanti dopo di noi.

Tanto tempo fa ho letto (non mi ricordo testualmente le parole):

Femminismo non è il contrario di maschilismo, ma sinonimo di sorellanza.

Sono una solitaria, sono sempre stata incapace di fare gruppo perché credevo che o la si pensava tuttɜ nello stesso modo e si agiva di conseguenza tuttɜ nello stesso modo o non si poteva fare gruppo.

È nella diversità che risiede la vera ricchezza, nello scambio e nel mettersi in gioco quando non si capisce chi porta avanti la tua stessa lotta. Non vuol dire omologarsi tuttɜ ad uno stesso pensiero ma allargare sempre di più il proprio cuore e ampliare sempre di più la propria mente per trasformare e realizzare un mondo diverso.


La Ciclista Ignorante, un progetto indipendente, che va oltre la sola ciclomeccanica, che ambisce a diffondere e condividere un nuovo stile di Vita, basato sull’etica, la trasparenza, la contaminazione di idee, un progetto in cui la bicicletta è sempre stato un mezzo e mai il fine.

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