È da tempo che cerco di scrivere questo post sul marketing scientifico, perché l’esperienza fatta a riguardo sono convinta vada raccontata. peccato che non ci riesca. Ogni volta mi sento pesante e monotona, mentre quello che vorrei passare è ben altro.
Ci riprovo, vediamo se questo articolo arriva alla fine o muore entro la decima riga.

Ho conosciuto il marketing scientifico grazie a Francesco Sordi, conosciuto al corso di Rudy Bandiera dell’anno scorso. Mi piace studiare marketing, lo faccio da tempo come autodidatta: da un lato il mio limite è non saper delegare, quindi studio in prima persona tutto ciò che mi interessa, dall’altro c’è veramente moltissima fuffa in giro.
Scusatemi per il temine tecnico fuffa ma credo renda perfettamente come descrizione.

Solo per il fatto che Francesco parli in termini scientifici, quindi misurabili, me l’ha reso simpatico fin da subito, inoltre ha un modo di porsi semplice, trasparente e professionale. In quell’occasione ho comprato il suo libro, ho cominciato a leggerlo subito ma verso la metà mi è risultato un po’ ostico e l’ho abbandonato. L’ho concluso qualche settimana fa, mancava circa metà libro, l’ho finito in due giorni. Com’è quel detto che dice fare in un giorno quel che non si è fatto in sei mesi, più o meno una cosa del genere.

Questa non è una recensione del libro, anche perché non me lo ricordo più. Quando si dice studiare con attenzione. Scherzo.
Più semplicemente ritengo che sia una sorta di manuale d’uso da riprendere in più volte. Quello che sto cercando di raccontarVi è l’esperienza post lettura.

Mi sono accorta, durante la lettura, che tra tutto quello che avevo considerato prima di aprire la ciclofficina e anche dopo, non c’era il fai da te.

Fa quasi ridere considerando che sono l’esempio vivente di come da un passione può nascere un lavoro. Diciamo che forse non sono la regola ma l’eccezione, quindi non tutti quelli che si aggiustano la bici un giorno avranno una loro ciclofficina, ma sicuramente chi si aggiusta la bicicletta è un mio concorrente e mi toglie lavoro.
Questa, in realtà, è l’analisi superficiale della questione, da cui si deduce un’importante e costante riflessione: mai smettere di studiare.

Ne ho già scritto e parlato in altre occasioni di come spesso ci si chiuda a riccio nelle proprie convinzioni. Studi tanto prima di aprire, il come quando e perché. Poi arriva il giorno tanto atteso, apri l’attività e con questa arriva tutto un carico di pensieri costante da gestire, si sa fa parte del gioco.

Se si smette di studiare è la fine, perché si blocca il miglioramento, si chiude la mente, si entra in un circolo vizioso che ha un’unica conseguenza: il fallimento.

Studiare rimane la chiave per evitare tutto questo.Studiare la propria materia di competenza, ma non solo, anche tutto il corollario. O in alternativa affidarsi a qualcuno di bravo che possa seguire l’azienda e, per l’appunto, studi al posto nostro.
Come dicevo sopra, ho il grandissimo difetto di non sapere delegare, quindi nel tempo libero, tra un podcast e un quadro, studio anche marketing.

Prima però ho detto che l’analisi fatta è superficiale.
Ho passato i primi giorni in paranoia, a pensare a come combattere questo concorrente, a come vincere sul fai da te. Nel libro stesso Francesco cita Strategia Oceano Blu, che parla proprio di come non combattere nell’oceano rosso della concorrenza, ma di creare un nuovo oceano, blu appunto.
In fondo non ho mai pensato di andare in concorrenza diretta con i miei colleghi, perché avevo smesso di ragionare così? Semplicemente perché non avevo mai considerato il fai da te come un concorrente: lo ammetto è stato un po’ un pugno in faccia da cui ho rimesso in discussione tutto.

La mia è una piccola ciclofficina, anche nelle dimensioni, e il mio approccio può sembrare un po’ esagerato. Che ci vuole ad aggiustare bici: apri, fai pubblicità, aspetti che le persone vengano da te e fai il tuo lavoro. Lo chiamo approccio anni ’80, siamo nel 2020.

Sarà per la megalomania, per il senso di competizione, perché mi piace vincere, perché sono donna (sceglietene uno a caso), ma non ho mai voluto solo aggiustare bici.

Desidero fare la differenza con il mio lavoro e diventare la migliore. Come si possono raggiungere questi obiettivi senza una strategia precisa?

Mi sono divertita a giocare con la app creata da Francesco, Surf the Market, ovviamente con dati assolutamente parziali perché frutto delle mie sole considerazioni e, sulla base di queste, ho deciso di creare un piccolo sondaggio a cui hanno risposto in circa 120.
Non è un campione statistico, è stato quasi un gioco di stile, un modo come un altro per confrontarmi, soprattutto con gente che non conosco e quindi non influenzabile da un legame amicale o professionale.
Non so come si crei un sondaggio, sono andata ad intuito (come sempre). Ho diviso la manutenzione ordinaria da quella straordinaria per capire fin dove si spinge il concetto di fai da te. Ho anche cercato di approfondire quali sono le caratteristiche considerate fondamentali dal punto di vista del cliente.

Sia in caso di manutenzione ordinaria che straordinaria vince il professionista, di poco. Il fai da te è in seconda posizione. Mentre mi ha stupito scoprire che esiste una categoria di persone che non ha interesse ad avere un meccanico di fiducia, la metà di queste sceglie in base al momento con una ricerca online. Per come sono fatta io è una scelta rivoluzionaria: ho iniziato proprio perché non trovavo un ciclomeccanico di fiducia. Questo conferma che ho fatto la scelta giusta ad aver lavorato tanto sulla mia presenza online è stato un ottimo investimento (ho bisogno di ricordarlo a me stessa perché in certi frangenti sembra tutta fatica sprecata).

Altra sorpresa è stato scoprire che alle persone non importa se sei aperta di domenica o no, mentre importano tre caratteristiche in cui da cliente mi ritrovo io stessa: la professionalità, l’essere trattati con rispetto e non con saccenza e la creatività di risolvere un problema senza necessariamente cambiare il pezzo. Sono fortunata, modestamente ce le ho tutte.

Da donna in particolar modo, mal sopporto chi mi guarda dall’alto in basso mentre mi spiega una cosa e mai lo faccio con gli altri. In nome della parità di genere, ho scoperto che non capita solo alle donne in certi ambiti: come dico spesso i miei colleghi tendono all’arroganza con chiunque dimostri di non saperne molto, ma le persone si ricorderanno per sempre come le hanno fatte sentire e si dimenticheranno presto quale meccanico geniale sei.

Alcune delle cose apprese in realtà vanno bene in qualunque mercato, non solo nel mio, quasi a dire che tutto il mondo è paese e che, sopratutto, con un minimo di spirito di osservazione e autocritica ci si arriva.

Onestamente non mi ci sono mai messa fino in fondo a comprendere in che modo applicare il marketing scientifico ad un’attività come la mia. Ve lo dico che non ho budget? Fossi più tranquilla sperimenterei di più ma ora più che mai, nell’incertezza generale, le risorse sono limitate e non la sento come una necessità al momento.
Continuo a studiare perché comunque non mi fermo, anzi. Con le informazioni che ho, posso comunque lavorare ed approfondire diversi aspetti e proprio perché non smetto mai di studiare so che la mia attività uscirà a testa alta da questo momento.

Ma perché ho scritto tutto questo? Intanto avete notato che ho superato la decima riga al quinto tentativo di scrivere questo post? In effetti il tutto può stonare un po’ su un blog che parla di bici e ciclismo urbano.

Come è capitato in altre occasioni, volevo trovare un modo per ringraziare Francesco che non ha mai mancato di darmi un consiglio quando gliel’ho chiesto. L’ho fatto a modo mio.
Marketing Scientifico, a mio avviso, non è un libro facile, ma credo possa essere la giusta chiave per ogni tipo di attività, soprattutto ora.

Abbiamo tutti rallentato, alcuni sono stati fermati bruscamente. Personalmente sono dell’idea che chi è in proprio in questo momento, rischia molto ma ha anche modo di mettersi in gioco più velocemente, con buone possibilità di rivoluzionarsi e uscirne alla grande.
Ora mi lodo, sperando di non imbrodarmi. Sono soddisfatta del mio lavoro, questo libro mi ha dato la conferma che su tante cose ci ho visto lungo.

Come racconto qui, ho riscoperto molto della mia professione dopo lo stop forzato e mi sento fortunata. Quando ho mollato il posto fisso tutti mi hanno dato contro. Nessuno poteva prevedere una pandemia, ma a distanza di due anni, dopo aver rivoluzionato la mia vita già una volta, sento che qualsiasi cosa succederà, la mia Vita è nelle mie mani soltanto e potrò reinventarmi ogni volta. I miei ex colleghi e molti dei miei ex clienti sono in cassa integrazione immobilizzati dall’incertezza.

Probabilmente in questo momento Marketing Scientifico di Francesco Sordi può essere la lettura giusta per orientarsi al di là dell’incertezza generale.
Ci tengo a chiudere con una piccola nota di servizio: non è un post sponsorizzato, nessuno mi ha chiesto di scriverlo, è solo un grazie detto a modo mio.