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Tutte le emozioni del mondo in un libro.

ll modo in cui le persone mi hanno accompagnato durante il viaggio, aiutandomi in qualsiasi modo potessero, è ciò che mi ha fatto continuare ad andare avanti finora. Che si tratti di una piccola somma, di un letto o di un pasto lungo la strada, sono queste le cose che mi hanno permesso di arrivare fin qui. Forse c’è un girovago in ognuno di noi, e siccome non tutti sono pronti a lasciare il lavoro per viaggiare per il mondo, le persome come Kylie fanno tutto il possibile affinchè io lo faccia anche per loro.

Questa citazione è tratta dal libro Controvento (il mio giro del mondo in bicicletta) di Juliana Buhring, un libro consigliato da un’amica: lette le prime pagine l’ho lasciato lì.

Io sono una bradipa, non faccio gare, non faccio record, non pedalo per vincere chissà quale sfida, e Juliana non la capivo.

D’impatto l’ho trovato antipatica, arrogante, non mi importava della sua storia e della sua infanzia difficile, mi stava antipatica e basta.
Come spesso capita, un libro lasciato lì per un po’ poi ti richiama, così quello che non sono riuscita a fare in settimane l’ho fatto in due giorni: mi mancava più della metà per finirlo, ma ormai mi aveva preso e volevo andare fino alla fine.
L’ho finito un lunedì, non ricordo se all’andata o al ritorno da Monza. Mi sono sentita un po’ sola, finalmente iniziavo ad apprezzare questa donna difficile, e ci dovevamo salutare.
Questo è l’effetto che fa questo libro: fa provare tutte le emozioni del mondo, dall’antipatia all’amore puro, per poi stabilizzare il tutto su una sana stima.

Controvento: ultima di copertina.
“Non ho fatto il giro del mondo perché mi piaceva andare in bicicletta. Ho cominciato ad andare in bicicletta perché volevo fare il giro del mondo.”

 

Juliana è dell’81, ha due anni meno di me. È salita in sella per la prima volta a 30 anni, dopo 8 mesi stava facendo il giro del mondo in bicicletta (senza sponsor), ed è considerata attualmente una delle atlete endurance più forti al mondo.
La traduzione letterale di endurance è resistenza: lei sale in sella e pedala fino a fare il suo record, raggiungere il suo traguardo, e non si ferma.
Ammetto che un po’ invidio questa sua capacità, e non escludo che fosse questa la causa del perchè abbandonai il libro poco dopo averlo iniziato.
È anche un’ottima scrittice: il suo diario di viaggio ci porta con sè alla scoperta del mondo in bici, alla conquista del primo record femminile mondiale, e lo fa con il suo modo diretto e crudo, le sue emozioni diventano anche le nostre.

L’unica cosa che non amo di questo libro è la copertina: lei in sella con due auricolari nelle orecchie… ok che tante ore in sella ti annoi, ok che ascoltava audiolibri (mi ha regalato un’idea a cui non avevo pensato), ma continuerò a dire che un orecchio deve rimanere libero.

Non mi ricordo precisamente la pagina, ma ad un certo punto l’autrice/protagonista si descrive come una donna incapace di aver paura, quindi incapace anche di valutare realmente le situazioni se non a posteriori, dopo averle già vissute. Per questo si caccia nei guai qualche volta, da cui riesce sempre ad uscirne grazie alla sua enorme tenacia. Mi ricordo che è da queste righe in poi che ho smesso di detestarla ed ho iniziato a stimarla.

Mi ricordo un passo di Joseph Campbell: “Trova un luogo dentro di te in cui ci sia gioia e la gioia spazzerà via il dolore”.
Oggi ho trovato quel luogo.

Juliana sale in sella per affrontare un enorme dolore, i tanti suoi demoni, e ritrovare se stessa. E come sempre la bici non delude.

Quel guinness è stato battuto, ma a lei va il merito di essere stata la prima, di essere andata contro tutte le regole del momento, di aver deciso di buttarsi nonostante tutti intorno continuassero a ripeterle che non era pronta. Non ha mollato, non è mai tornata indietro (non solo perchè rischiava l’annullamento del record), ha sempre guardato avanti.

La bici le ha cambiato la vita, si evince dal libro stesso, ma anche andando a curiosare online sul dopo record.
È successo anche a me.

Attraverso un percorso molto differente, la bicicletta mi ha cambiato la vita.

Da qui il grande insegnamento che questo libro e la Burhing mi hanno regalato: siamo milioni di persone al mondo, e tanti pedalatori diversi, ma il punto comune rimane la bici stessa e sta a noi incontrarci, raccontarci e fare delle differenze un accrescimento e non una divisione.

 

Più ho incontrato persone di diverse origini e cultura intorno al mondo e le ho ascoltate parlare delle cose per loro importanti, più mi è stato chiaro che, se siamo diversi per alcuni aspetti, siamo tutti essenzialmente uniti. Siamo tutti qui a cercare semplicemente di capire. Cerchiamo di trovare uno scopo, ricerchiamo la felicità. Tuttavia, invece di fare caso alle cose che abbiamo in comune, guardiamo alle nostre differenze. Ci isoliamo, giudichiamo, supponiamo. Viviamo in un mondo di “noi contro loro”. Siamo permeati di pregiudizi e superiorità morale, separati da religione, razza, credo, colore, status sociale, ricchezza.

 

Il più delle volte, mi sono chiesta se avessi ciò che serviva per portare a termine questa impresa. Credo di avere la mia risposta e di aver dimostrato le mie ragioni. Siamo in grado di fare cose più grandi di noi. Se credi che oltre un certo limite non esiste niente, allora non metterai mai alla prova la veridicità della tua convinzione non scoprirai mai nuove possibilità. Se avessi aspettato la perfetta forma fisica, la tecnica ciclistica e le competenze meccaniche adatte, le perfette condizioni meteorologiche, il supporto, i soldi, senza dubbio non sarei mai partita. Molte persone rimandano la realizzazione dei loro sogni aspettando il momento giusto o le giuste condizioni. Non esiste niente del genere. Il momento giusto è adesso.
Su Facebook continua a spuntare la parola straordinario quando le persone condividono post sul mio giro del mondo in bici. Divertente, quando mi sono messa in viaggio all’inizio la parola era pazzo. Forse ci sono persone straordinarie lì fuori, ma io non sono tra queste. Le azioni più straordinarie sono compiute da gente comune che fa qualcosa in più e che esce dal proprio ambiente sicuro. Questo significa qualcosa di diverso per ogni individuo. Che sono io? Nessuno di importante, nessuno di speciale, nessuno di particolarmente talentuoso o atletico. Non avrei mai saputo di poter andare in bicicletta, tanto meno intorno al mondo, se non fossi mai salita su una. Spesso mi chiedo quanto potenziale umano resti irrealizzato o non sfruttato, quanto siamo limitati dalle nostre paure e dagli steccati sociali, culturali, religiosi e autoimposti. Se riuscissimo a liberarcene, quanto potremmo andare lontano come individui e come specie?

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