Foto della sala di casa: all'occorrenza anche ufficio, stanza gatti e ciclofficina.

Ieri sera a quest’ora la mia sala era una ciclofficina ed io sistemavo Wilma. Ne aveva bisogno da tempo, ma era da tempo che io e Wilma non andavamo molto d’accordo.

(Lo so, è da folli parlare di una bicicletta come se fosse un essere pensante, però in qualche modo per me lo è: in fondo quando pedalo o me ne prendo cura, parlo con me, è come se curassi me stessa.)

Ne aveva bisogno: cavi secchi, guaine arrugginite, pastiglie da ripristinare, catena e pacco pignoni da pulire. Avete presente quel detto che dice che in casa dell’idraulico c’è il tubo che perde: proprio così.

Ci ho messo un po’ a fare tutto ed oggi l’ho testata.
Non ho tanti soldi quindi in casa avevo kit cavi e guaine Shimano per il cambio, ma per i freni niente, e sono andata a prenderli da Decathlon (fare un ordine online per così non valeva i costi di spedizione).
Non ero molto convinta, soprattutto di mischiare i cavi (cambio in un modo e freni in un altro): mi sono dovuta ricredere.
Le mie leve freno non sono mai state così reattive, oggi in bici ero molto più tranquilla e mi sono divertita parecchio. Non ho fatto nessun giro particolare, in realtà è giorni che non faccio chissà quali giri, ma è giorni che ho ripreso a pedalare… finalmente!

Foto riviera di Ponente: il cielo regala colori magici.
Con lo sguardo verso Ponente: il cielo regala colori magici.

Chi mi segue da un po’, conosce la mia fissa per i freni e delle mie paranoie in discesa dopo che mi si è bloccato un freno: questa scoperta, dettata più dal caso (un mix tra pigrizia e mancanza di soldi), è un toccasana. Ho anche ripreso a fare psicoterapia, tra i tanti motivi anche questo: non si può uscire in bici, senza potersi godere una bella discesa scevra da panico e ansia.

Proprio oggi ho constatato che negli ultimi giorni ho pedalato con regolarità, cercando di allungare verso Boccadasse al rientro (circa 5 km facili facili, sul lungomare). Ho anche riaperto il mio registro: era da giugno che non segnavo più niente, ed è mesi che mi limitavo ai soli chilometri casa-lavoro. Ora che un ufficio non ce l’ho più, e che finalmente sto riprendendo a vivermi la mia vita con il mio ritmo, piano piano ricomincio a fare tutto e senza che mi pesi.

Lavorare per il Salone Nautico mi ha messo in crisi.

Se fino a qualche mese fa avevo chiarissimo l’obiettivo, rientrare, anche se in un ruolo diverso, in quello che è stato il mio mondo fino a poco tempo fa, mi ha fatto rimettere in discussione tutto. In realtà non è neanche il mio mondo, è ancora un lavoro nuovo, e me lo sto chiedendo se mi piacerebbe.

So di aver scritto (e detto) di non voler più lavorare in un certo modo, ma è anche vero che tolta la stanchezza e il nervosismo, rimane un’immensa soddisfazione. Da giorni mi chiedo se c’è un modo di armonizzare le cose.

Ennesima foto del cielo: un protagonista sempre unico.

Ci sono strade che arrivano, è inutile incamponirsi. In fondo sono dove sono, perché volevo fare una vacanza e non volevo partire completamente ignara di come funzionasse una bici.

Allo stesso modo penso (e credo) che qualsiasi azione verso la mia felicità e la mia soddisfazione lavorativa produrrà i giusti effetti, per la mia Vita, attuale e futura.

Così oggi ho passato la giornata nella burocrazia: inventario attrezzi e ricambi, lista acquisti di quel che manca. Ho selezionato un po’ di annunci di furgoni, e sentito due fornitori. La strada che ho davanti è completamente nuova: non conosco nessuno che abbia fatto quel che voglio fare, e se da un lato c’è paura (e con essa forse anche il desiderio di rimanere in un ambiente lavorativo dove mi sento più sicura di me), dall’altra c’è voglia di riuscire, per soddisfazione personale e, non posso negarlo, senso di rivalsa per tutti quelli che mi guardano con pietà perché non ce la farò mai.

Foto della collina di San Fruttuoso da Via Montallegro.
Arrampicata, a fatica, su per Via Montallegro, ti giri e vedi la collina di San Fruttuoso: Genova, mille salite, mille panorami.

Sto scrivendo questo post di getto, dopo che mi è presa un po’ di malinconia, forse paura: la solitudine è una condizione che conosco molto bene, a volte mi sta stretta, come stasera. Lo scrivo dopo aver, appunto, registrato i chilometri degli ultimi giorni, ed aver visto che quest’anno lo chiuderò poco oltre i 1000, molto meno rispetto agli scorsi. Lo scrivo dopo essermi resa conto, che pochi o tanti, dal 2014 (anno in cui sono risalita in sella dopo 20 anni) ad oggi ho messo insieme più di 13000 km. C’è chi li fa in un anno, c’è chi non li farà mai. Il numero di per sé vuol dire poco, però io so cosa c’è dentro quel numero, e lo ammetto, mi sono emozionata. Ma ancora di più mi sono emozionata nel vedere che gli obiettivi che mi ero segnata per mercoledì sono stati raggiunti in buona parte, e che qualcosa dentro di me finalmente sta cambiando e si sta attivando.

Ho ripreso in mano la mia vita.

Ci sono molti dubbi, poche certezze, ma la fortuna più grande in questo momento è alzarmi al mattino e poter decidere del mio tempo. Questa cosa mi mancava, mi mancava l’ossigeno, mi sentivo intrappolata in una vita che non mi piaceva. Qualsiasi cosa succederà da adesso in poi è tutta responsabilità mia, e come mi hanno giustamente ricordato nessun scelta è irreversibile, anzi.
A rifletterci mentre scrivo ho aperto la partita iva con due codici attività: forse ho già deciso devo solo trovare la formula per attuare il tutto.