Le cose vengono con il tempo, con il duro lavoro e con la costanza, e lo dice una che non sa essere costante, ma che ha imparato sulla sua pelle che è l’unico modo per raccogliere e seminare. In fondo la terra, la Vita, ci insegna proprio questo. Anche il Buddismo me lo ha insegnato e soprattutto l’ho imparato mettendo in pratica.

C’è una divario immenso tra il provare ad attuare un’idea, anche se non del tutto precisa, e il non incominciare mai finché non è tutto perfetto: questo divario si chiama Vita.

Non si tratta di essere fatalisti, né di lasciare fare alla provvidenza. Il punto centrale è che la perfezione non esiste e, se si tiene veramente a qualcosa, non ci si sentirà mai prontə. Sono convinta che sia un alibi, di cui si è più o meno consapevoli, ma di fatto è una scusa, perché fare il primo passo terrorizza. A volte ci pensiamo così tanto che nella nostra testa diventa tutto molto più grande di quello che è realmente ma finché non facciamo quel prezioso e dannatissimo primo passo non potremo mai saperlo.

Sono passati più di 4 anni dall’apertura di questo blog. Due dall’apertura della ciclofficina. Questi ultimi due anni sono stati fondamentali per la mia crescita personale e professionale.

Partiamo dal presupposto che sono fermamente convinta che non si smette mai di crescere, in alcun campo, e che alla base della Vita dovrebbe esserci la fame di conoscenza. Per me è così e patisco di aver così poche ore al giorno e pochi giorni all’anno per studiare tutto quello che vorrei.

Lo sapete, l’ho raccontato tante volte, ho studiato, studio tanto, ma in questi ultimi due anni ho concluso il mio personale studio del digitale, arrivando a delegarne una parte, perché non è più un argomento che mi appassiona. Gli algoritmi e le dinamiche online sono ormai cose noiose per me e, a tratti, le trovo assurde. Sembrerò arrogante ma tanta ignoranza tutta insieme mi perplime, per non dire cose peggiori, e parlo dell’ignoranza quella brutta, quella che non si pensa di avere.

Mi piace il web, mi piace quello che mi permette di fare ma sono satura di informazioni e qualsiasi cosa nuova la studia la mia social media manager e mi informa, a lei piace. Sono arrivata anche alla consapevolezza che per quello che faccio io va bene anche così: se domani aggiornano l’algoritmo di qualcosa poco mi importa, in fondo ho sempre tentato di portare la mia comunicazione ad un altro livello, incasinandomi la Vita e scegliendo la strada più difficile, ma ottenendo enormi soddisfazioni.

In questi ultimi due anni ho fatto anche gavetta, nella mia stessa azienda: nessuno voleva farmi fare la gavetta ed ho deciso di aprire la mia ciclofficina. Vi lascio immaginare cosa ha comportato questa scelta. Non tanto lavori fatti male, anzi, lavori in perdita. Se non sai come fare una cosa e la tua base è solo teorica, sbaglierai sicuramente qualche preventivo, andrai lunga su qualcos’altro e sì, sbaglierai anche qualche prezzo.

In queste settimane ho iniziato i miei corsi di ciclomeccanica e sono sconvolta da quante cose ho imparato: in pratica due anni di full immersion nella ciclomeccanica, con le bici più diverse. E sono solo all’inizio. Non mi sento affatto arrivata, più sicura di me, quello sì, ma ho ancora moltissimo da imparare.

Questa consapevolezza mi ha finalmente fatto fare il mio primo passo, aprendo il canale youtube e parlando molto più apertamente di cose tecniche. Me le hanno sempre chieste, ma io non parlo se non so e se non ho esperienza dirette. Così a distanza di 4 anni di apertura dal blog e 2 dalla ciclofficina, scrivo più post tecnici ed ho trovato il mio format per i video. Perché l’ansia che non fossero perfetti l’ho avuta ed anche l’ansia di approdare su una piattaforma come youtube, dove chiunque può trovarti, commentarti, insultarti. Ma non potevo dire bene e razzolare male, aspettare una perfezione che non esiste. Idem per il podcast, adoro il mio canale podcast e mi sta insegnando tantissimo più di youtube.

Perché vedete su youtube ci sono dei riscontri diretti, i commenti, sul podcast no. Crei un audio, anche in questo non perfetto (lo dichiaro apertamente: vorrei creare il mio studio di registrazione… esatto altra cosa da studiare, oltre che i soldi), lo pubblichi e poi guardi le statistiche, vedi solo dei numeri salire (per fortuna), arrivano i primi follower su spotify e sono numeri ridicoli ma tu sei felicissima. Magari c’è qualcuno ora, mentre scrivo, che sta ascoltando il mio podcast e non lo saprò mai.

Primo piano della mia mano, dopo un'intensa giornata di lavoro in ciclofficina.

È difficilissimo creare qualcosa, lasciarlo andare e non sapere se piace.

Esattamente come è stato per questo blog. Improvvisamente mi sono ritrovata indietro di 4 anni, ma con l’esperienza di ora e la sicurezza che mi ha regalato la ciclomeccanica. Ho trovato da studiare come sempre (scartando buona parte dei cosiddetti guru, gente incontrata in questi anni ed opportunamente evitata), sto scoprendo un mondo nuovo, con la sicurezza di ora ma con la voglia di mettermi in gioco ancora.

L’ho spianato due volte il podcast, l’ho spostato di hosting, ci ho messo un po’ a trovare la forza di pubblicizzarlo, avevo paura del giudizio come sempre. Giudizio che non è arrivato perché è un mondo così fuori dalle regole social e così magnificamente simile a me. Dopo questo blog, è la cosa che amo di più curare e, lo ammetto, in certi momenti è più facile e pratico di mettersi qui a scrivere, revisionare e preparare per la pubblicazione. Ed ovviamente è più veloce del fare un video, per quanto il mio format sia volutamente easy e semplice.

E per tornare all’inizio di questo lungo articolo, le cose vengono con il tempo. Nel portare avanti al meglio di me tutti i miei progetti e la mia comunicazione, finalmente ho trovato chi sono e cosa sto facendo. O meglio, cosa voglio fare e la motivazione erano chiare fin dal primo click, ma mi è sempre stato così difficile spiegarlo: non parlo solo di bici, ma indubbiamente la bicicletta mi ha cambiato la Vita; c’è anche il Buddismo e no, non voglio convertire tutti al Buddismo, ma è sicuramente una parte importante della mia Vita; e poi mi piace l’arte e creo quadri in computer grafica, scrivo anche di felicità ed un mucchio di altre cose che concorrono a rendermi quella che sono e a ritrovarmi in quasi tutti i miei articoli, anche i più tecnici, a dire qualcosa che non è poi così tecnico.

Dopo tanto studio, ricerca, sperimentazioni ed errori, sono arrivata a comprendere che la parola che descrive perfettamente la mia comunicazione, il mio modo di essere, di vivere, di pormi è Ciclofilosofia.

Parlo di bici, Vita e felicità, un trio strettamente connesso, uno stile di Vita che come tale porta con sé altri significati e pensieri, perché la Vita non può essere descritta per compartimenti stagni.

Tutto questo ha portato ad un finale bellissimo e inaspettato, per me. Dopo tanto studio e ricerca (mi ripeto volutamente perché ci tengo sappiate che sono cazzara, faccio storisss spettinate, le mie riprese e i miei audio sono registrate a braccio, ma nulla è a caso), anche il canale telegram ha finalmente trovato la sua forma e finalmente è il posto dove tutto passa in anteprima. Per mesi sono impazzita, ed ho fatto impazzire Anna (la mia social media manager) perché ogni post doveva passare prima da lì, ma avete presente quando qualcosa non torna, quando sembra tutto un po’ sterile? Continuavo ad avere quella sensazione lì.

Su Telegram scrivo i racconti serali e quelli sono esclusivamente lì: era un inizio, ma ancora mancava qualcosa. Finché un giorno assolutamente a caso ho pubblicato una puntata per il podcast non editato. Ed il giorno dopo ho condiviso la prima bozza di un blogpost che neanche sapevo quando avrei pubblicato. Questi episodi hanno iniziato a ripetersi. Quando qualcosa è veramente bella, la regalo lì in anteprima, in una stanza privata dove siamo meno di 100 per il momento, numero da cui sono stata ossessionata per troppo tempo, senza rendermi conto di cosa stavo realizzando.

Quando ho iniziato ognuno dei miei progetti ed ho sperimentato i diversi social e modi di comunicare, io avevo chiaro l’obiettivo ma non così chiara la strada ed ogni volta l’ho costruita strada facendo.

Quello che conta è sapere chi sei, sapere il perché vuoi arrivare fin là, iniziare a fare i primi passi nella varie direzioni e lasciare che la Vita ti sorprenda.

Non avevo idea che sarei stata seduta qui stasera a scrivere questo pezzo, non avevo idea che mi sarei rivolta proprio a te che leggi con la sicurezza che c’è qualcuno che sta leggendo, né che avrei avuto il coraggio di contraddire un collega su una questione ciclomeccanica né che mi sarei esposta online con i miei video ignoranti o con i miei audio registrati senza un minimo di traccia scritta.

Se solo lo permettiamo la Vita sa essere sorprendente, se ce lo permettiamo possiamo conoscere cose di noi stessə che neanche immaginavamo.

E sì, ho scritto questo articolo per farti sapere che faccio un sacco di cose e che mi piacerebbe iniziassi a seguirmi ovunque, se ancora non lo fai, ma soprattutto l’ho scritto per dire a entrambə che non deve essere già tutto chiaro nella tua testa, che la paura è normale, ma che la Vita è molto, molto di più.


Per chi non lo sapesse questo simbolo ə si chiama schwa. Di recente Google l’ha introdotto sulla sua tastiera android ed ho iniziato ad usarlo (basta tenere premuta la e ed appare tra i diversi simboli). È difficile da pronunciare e scomodo da scrivere (soprattutto da pc), ma segna il cambiamento, un primo importante passo verso quel linguaggio inclusivo che nella nostra amata lingua manca. Sulla questione parole e identità Vi rimando a questo podcast e questo post.