Cosa vuol dire fare una dieta.

Sono a dieta da sempre.
Sono nata con parto naturale, pesavo 4 chili (povera mia madre). Ogni tanto mi rinfaccia che mi sono presa tutto il suo ferro.
Da piccolissima non mangiavo niente: ancora adesso mi ricordo le grida di papà a tavola. Poi ho recuperato, anche troppo.

Ho conosciuto dietologi, omeopati, dietisti omeopati, dietisti. Le ho provate tutte. O meglio quando ero ragazzina era mia madre che le provava tutte, ma non le andavo molto dietro.

Avevo un giorno di vita: 4 chili di creatura.
Avevo un giorno di vita: 4 chili di creatura.

Per me dieta voleva dire solo aspetto fisico, non c’era un risvolto salutare.

In più sono cresciuta con un fratello palestrato, che con il suo modo di proteggermi, che io percepivo come aggressivo, otteneva esattamente il contrario.
Mi sono iscritta in palestre, a tennis, in piscina, ma alla fine mollavo tutto.
A scuola venivo presa in giro per il mio aspetto fisico, e ogni dieta alla fine era solo uno sforzo inutile.

Nessuno per molti anni mi ha insegnato a mangiare.
Neanche in casa i miei genitori avevano una cultura alimentare.
Sia chiaro che la mia non è un’accusa: so che loro hanno fatto tutto quello che ritenevano giusto. Non si può insegnare qualcosa che non si è appreso.
Mentre mia madre è disordinata come ero io per quanto riguarda i pasti, mio padre è sempre stato quello che non mangia fuori pasto, ma più che per consapevolezza per abitudine di orari di vita, collegio prima officina dopo. Questo è sicuramente un bene, ma avere un’educazione alimentare è ben diverso: un esempio la sproporzione di carboidrati che mangia. Per contro è magrissimo, con esami del sangue non sempre a posto ma nulla di preoccupante, per fortuna (inizia anche ad avere una certa).

La prima specialista che mi ha insegnato come mangiare è stata una dietista omeopata.

Mi ha insegnato a riconoscere la fame emotiva da quella biologica. Sembrerà una cavolata a molti, ma quando scarichi sul cibo, soprattutto in maniera inconsapevole, è un passaggio difficile.
Ogni volta che stavo per mangiare qualcosa dovevo fermarmi un attimo e chiedermi Sento veramente la fame? Sento alla stomaco la sensazione di fame?
È stato un primo passaggio importante.
Prima di allora avevo incontrato un dietologo, di quelli che ti fanno fare l’elenco di quello che mangi e non mangi, e ti stampano la dieta della settimana, giorno per giorno, tutto pesato, grammo per grammo.
A ripensarci mi sento male.
Tra l’altro a distanza di anni, ripercorrendo le mie vicissitudini con le diete, mi sono ricordata di come questo grande luminare al primo appuntamento ti raggirasse spiegandoti che oltre un tot la dieta non poteva funzionare, e che da un certo punto in poi sarebbe servita un’operazione. Avevo 14 anni quando mi fece questo discorso: mi parlò di grasso vecchio depositato che solo con la chirurgia si poteva risolvere.
Grazie a quella dieta arrivai alla taglia 44. Cosa che non si è più ripetuta in vita mia.

Ma una dieta così è impossibile da seguire, non tiene conto delle variabili di orario, di uno sgarro ogni tanto, non tiene conto della dinamicità della vita.

Cosa che invece mi insegnò a fare la dietista omeopata: cosa fare se salti il pranzo, cosa evitare di sera, azioni pratiche funzionali a portare avanti una dieta.
Quando sei abituata a scaricare sul cibo, come ogni dipendenza ciclicamente torna.
Non so perché lasciai anche quella dieta. Per contro non ho mai smesso di mettere in pratica alcuni insegnamenti.

Quasi quattro anni fa salii in bici.
Senza fare nulla se non cominciare a pedalare ho perso quasi 10 kg: passata dall’andare in scooter anche in bagno e al non fare mezzo metro a piedi se non strettamente necessario, all’andare in bici (o a piedi) ovunque.
Però invece di lasciarmi andare al caso, ho deciso di andare da una dietista, tra l’altro una mia cara amica, di buttare tutti gli abiti che ormai mi andavano larghi e darmi da fare per perdere gli altri 10.

A livello di peso vi dico già che non ce l’ho fatta. O meglio, il discorso è un po’ più complicato.
Intanto la dieta l’ho cambiata tre volte, fino a quella attuale: nel mentre ho variato la quantità di chilometri quotidiani pedalati e sono diventata vegetariana. È stata appesa al frigo per un anno, lì in attesa di essere usata.
Ero arrivata a pesare 75 kg ma ho vanificato tutto.
Anche se è difficile capire se sono ringrassata, sarebbe più attendibile essere misurata (circonferenza coscia, vita, braccio): comunque pedalando ho messo su muscolo e i vestiti mi stanno ancora, senza bisogno di tornare alla vecchia taglia (più grande).

Ricetta siciliana: zuppa di fave e ceci, con crostini.
Ricetta siciliana: zuppa di fave e ceci, con crostini.

Nuovo anno, nuovi obiettivi e mi sono rimessa a dieta.

Al di là di buoni propositi da inizio anno qualche chilo lo voglio perdere e, soprattutto, non stavo più bene con me stessa.

Ecco il punto reale di tutto questo discorso: il rapporto con se stessi, stare bene nella propria pelle.

Senza entrare nel merito delle donne curvy o non curvy, dell’obesità come malattia, quello che è successo è che ad un certo punto non stavo più bene dentro di me.
Ho imparato da tempo a non mangiare fuori pasto, tranne gli spuntini consentiti, ma il punto è che mangiavo proprio male ai pasti, questo ha comportato in primis che il mio intestino mi odia da un po’.
E sì ci ho messo un anno per ritrovare la voglia e la forza di prendermi cura di me stessa.

In sostanza, cosa serve per fare una dieta?

Innanzitutto la dieta: non improvvisata, non scaricata dalla rete, ma studiata da uno specialista, scegliete quello che più vi aggrada. Io ho preferito le dietista e il loro approccio non rigido che puntano a raggiungere l’obiettivo, attraverso l’educazione alimentare, risanando il rapporto con il cibo e non attraverso rigide regole.

Il secondo ingrediente fondamentale è l’amore verso se stessi: è importante comprendere che dieta non significa solo aspetto fisico, ma anche (soprattutto) salute. Salute per il proprio intestino, ma anche ginocchia ossa cuore, etc….
Inoltre una sana alimentazione aiuta anche a livello psicofisico e migliora il sonno… Come lo so? L’ho sperimentato sulla mia pelle.

Il terzo ingrediente è avere un po’ di tempo per cucinarsi i pasti, o in alternativa un bar di fiducia: non sempre è possibile portarsi la schiscetta dietro, ed un posto (un paio di posti) di appoggio possono essere utili. Sul piano pratico la preparazione dei pasti, soprattutto se si sta tante ore fuori casa, è la cosa che mette più in difficoltà, ma con un pochino di pazienza e di rodaggio si prende il via.

Appunto, il quarto ingrediente, è la pazienza, insieme alla benevolenza (o amore verso se stessi: ingrediente numero due). I risultati arriveranno con il tempo e non c’è bisogno di essere rigidi: se un giorno si sgarra, ci si può limitare il giorno dopo, non digiunare, per esempio.
Gli estremismi non portano a risultati duraturi. Diete sbilanciate che portano benefici immediati non sono da considerarsi, anche se molto famose.

Il punto fondamentale non è la perdita di peso in sé, ma stare bene nel proprio corpo, da un punto di vista fisico e psicologico, e che questo risultato sia duraturo nel tempo.

Mi sono rimessa a dieta.
È stata una settimana tormentata, prevedibile che seguire la dieta sia stato a tratti impossibile. Non importa.
Oggi ad esempio ho trovato un locale vegano vicino alla sede di Bikeitalia dove seguo il corso, è un buon inizio per questi lunedì così travagliati. Probabilmente arrivando tardi la mia cena non sarà particolarmente regolare (dipende da quanto sono stanca): vorrà dire che domani cercherò di pedalare un po’ di più e sarò particolarmente attenta ai miei pasti.

Bisogna trovare il giusto compromesso tra il nostro stile di vita e la dieta.

Cogliamo il pretesto per vedere se e come possiamo migliorare la nostra routine e il nostro ritmo di vita, ma ricordiamo che fare una dieta è un’occasione per prenderci cura di noi stessi, e non il pretesto per darci addosso ancora una volta.

2 Comments

  1. Jess

    Sono stata dalla nutrizionista proprio oggi. Anche io vorrei stare bene con me stessa. Devo “perdere peso”, diciamo così, anche se ormai mi sembra che per i professionisti il concetto del peso sia relativo. La questione un po’ per tutti (quelli seri) si basa non sul peso in senso assoluto ma sulla massa grassa e massa magra. Non si “dimagrisce” se non si perde la prima e non si aumenta la seconda. In teoria si potrebbe anche per assurdo pesare di più perché i muscoli pesano, ma con una percentuale di massa grassa bassa. E purtroppo per chi come me non ama l’esercizio ipertrofico fine a sé stesso, perché è noioso, questo si ottiene con i pesi. Io devo iscrivermi in palestra, perché ad esempio 15 km al giorno in bici non sono sufficienti. Tra due giorni la dieta è pronta e si comincia. In bocca al lupo.

    • Era quello che gergalmente intendevo quando ho scritto che è meglio essere misurati… Difatto, nonostante il peso non ho cambiato i vestiti. Io in palestra non ce la posso fare. Mi sto facendo scrivere un programma da mio fratello, e poi vedrò. È più la ricerca di benessere con me stessa.
      Dopo un po’ in bici sei di base allenata anche se ne fai 30 km al giorno… È bello da un lato, ma non basta più dire “mangio tanto pedalo”.
      In bocca al lupo per questa nuova sfida 😊

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