Diavolo e acqua santa?

Contropedale e scatto fisso. Ovvero il diavolo e l’acqua santa.

Due sistemi spesso confusi, per via di un gesto simile ad un occhio che non li ha mai provati entrambi, ma che nell’utilizzo pratico e a livello filosofico rivela differenze enormi.
In questo momento storico gli appassionati di biciclette amano aggregarsi in gruppi con caratteristiche proprie ben chiare, su cui i produttori molto spesso basano il proprio marketing, tracciando una moda fintantochè essa porta buoni risultati di
vendite.
Nell’ultimo decennio abbiamo visto ragazzi ribelli gridare il loro voler essere fuori dagli schemi e rispolverare una bici, la “fixed”, trovata tristemente dimenticata sotto a qualche curva in legno di un vecchio velodromo di provincia, e portarla nel traffico caotico delle città.

Less is more, è il loro motto.

Less perchè priva di freni, l’unico modo di rallentarla è opporsi con le gambe alla rotazione dei pedali, vincolati tramite la catena alla rotazione della ruota posteriore, detta appunto a “scatto fisso”.
Al mozzo di questa ruota è avvitato un bel pignone, che non ha modo di smettere di ruotare anche se il ciclista in sella volesse smettere di pedalare. Ed allora il modo di frenare tramite la ruota posteriore è un difficile esercizio di stile in cui si sposta tutto il peso in avanti sul manubrio, ad alleggerire la ruota posteriore, e si blocca di colpo la pedalata, esibendosi in lunghe strisciate sull’asfalto per la gioia dei produttori di copertoncini e a volte anche di camere d’aria, quando essi sono troppo consumati.
E quando non riescono a frenare, all’occorrenza a rallentare la folle corsa può essere un retro di un autobus, un pilotino di cemento, una persona che attraversa le strisce pedonali.

Dettaglio ruota.
Dettaglio ruota.

Questo movimento ha portato anche alla creazione di gare vere e proprie, corse agonistiche di atleti veri presi a volte a prestito dal mondo del ciclismo professionistico, che si danno battaglia come novelli gladiatori all’interno di arene fatte di transenne e asfalto, e dove il popolo ai lati esulta e li incita a essere sempre più aggressivi, finchè qualcuno non finisce a terra, e visto che le bici non hanno i freni, beh, a quelli dietro immaginate voi che cosa succede… tempi moderni, divertimenti antichi.
A livello street ad aggiungere pepe alla faccenda, è il fatto che il codice della strada prevederebbe per le bici un impianto frenante per ogni ruota, e, nonostante le oggettive difficoltà dei più ad arrestare una bici fixed, di montare un freno anteriore a caliper non se ne parla nemmeno, anche nel caso di forcella predisposta. Duri e puri, brakeless, perchè la vita è troppo corta per dover frenare in maniera convenzionale.
Insomma, il diavolo, il gusto del proibito a buon mercato (visto che meno componenti ci sono, meno costa la bici).

A questo movimento si contrappone un turismo tranquillo.

Pacato, comodo, fatto di molti km macinati su una bici da viaggio, carica di borse, che nelle lunghe discese necessita di un freno dolce ed affidabile, che agisca sulla ruota posteriore,
azionabile in maniera semplice e possibilmente senza mani. Cosa meglio di un sistema di freno a tamburo, azionato dalla controrotazione dei pedali, che fa strisciare le ganasce sulle pareti interne del mozzo posteriore, rallentandoci dolcemente e con precisione?
Un freno che funziona sempre, indipendentemente dalla centratura della ruota, dallo stato di usura dei pattini, forse un po’ pesante ma sicuramente adatto ad un viaggio pacifico… l’acqua santa, appunto.

Attrezzi del mestiere
Attrezzi del mestiere

[Articolo scritto da Pietro Stocco
Ri-bici | Via Jacopo Foroni 66 – Valeggio sul Mincio | Pagina Facebook]

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