Di ciclisti che passano con il rosso e altre storie così…

+++Attenzione: per non urtare la sensibilità di qualcuno vi informo che questo post è (un po’ lungo) polemico e contiene parolacce.+++

Dopo gli ultimi tristi eventi, è rimbalzato un po’ in tutto il web l’argomento ciclisti in strada e sicurezza.
A ripensarci, credo di non aver rischiato così tanto la pelle, da quando giro in bici. E non mi riferisco solo alla tipica accoglienza genovese, o alle strade strette.

Più volte ne ho parlato, e continuo a ripeterlo: è un fatto di cultura.

Dietro alla morte di Scarponi si è scatenata qualsiasi cosa.
È vero che ci sono le fazioni e c’è chi è fissato sulle proprie posizioni. E con chi non esce dal suo piccolo orto è difficile dialogare.
È anche vero che i giornali usano modi di dire piuttosto discriminatori nel descrivere gli incidenti: se si tratta di un ciclista lo si colpevolizza il più delle volte (portava il casco? aveva le luci? era visibile?), mentre in caso di auto o scooter spesso è una fatalità o è la strada che è assassina.
Non avevo mai notato queste cose prima di questi giorni: va detto che alla lunga fanno incazzare.

Alla fine della fiera il ciclista non dovrebbe stare da nessuna parte, che sia zona pedonale o meno, perché le strade sono per le macchine e le zone pedonali sono per le persone a piedi, e quindi, ovunque sia, ha torto.

Facciamo chiarezza.
Intanto per cominciare il ciclista non ha l’obbligo dell’uso del casco, e l’obbligo dell’uso delle ciclabili è un argomento alquanto controverso sullo stesso codice della strada. Inoltre il ciclista può usare le stesse strade cittadini e extraurbane, dove non espressamente indicato, di automobili tir e scooter, perché queste strade non sono ad uso esclusivo di automobili tir e scooter, e TUTTI, ma proprio TUTTI, devono rispettare il codice della strada: precedenze, semafori e tutto quello che la segnaletica (verticale e orizzontale) indica.

Quindi… il ciclista che passa con il rosso è un coglione che passa con il rosso, ma non è una giustificazione per le infrazioni di qualcun’altro.

Tra l’altro siamo bravissimi a guardare quello che fanno gli altri, ma mai quello che facciamo noi stessi.

Sempre in questi giorni sono andata a rivedere online il manifesto del movimento #salvaiciclisti, un bellissimo progetto, un po’ latente nell’ultimo periodo e sul mio territorio locale direi quasi assente. Studiando un po’ qua e là e leggendo un po’ di statistiche, sono giunta ad una personale conclusione: un ciclista che fa un’infrazione, come ad esempio quella che tutti nominate, cioè passare con il rosso, rispetto ad una macchina che fa lo stesso tipo di infrazione, quanti danni può fare a se stesso e ad altri?
Nessuno è giustificato dal fare il prepotente in strada, ma ammettiamolo, il ciclista che fa il furbo quasi sempre la paga in prima persona.
Mi viene in mente un incidente di un po’ di tempo fa che è successo proprio in centro a Genova: un tizio ha perso il controllo dell’auto, non ricordo se per un malore o perché distratto alla guida dal cellulare, ed ha tirato giù un semaforo, finendo sul marciapiede e ferendo delle persone, di cui due gravi.
Se capita ad un ciclista quanto male si fa contro il palo di un semaforo? Difficilmente lo tira giù. Poi ovvio che se finisce in mezzo alle persone ci saranno dei danni anche a loro, non dico di no, ma quanto gravi rispetto all’auto?
Le mie sono tutte congetture, ovviamente. Dove voglio arrivare?

Vorrei che contestualizzassimo, che non significa giustificare.

Non giustifico nessuna infrazione del codice, neanche quelle che faccio io (perché a volte mi capita, lo ammetto).

Cercando di far chiarezza con i numeri sono finita su questa pagina dell’istat, dove troverete anche un’interessante infografica.
Cito testualmente dall’articolo: “L’aumento delle vittime di incidenti stradali registrato nel 2015 ha riguardato in particolar modo i motociclisti (773, +9,8%) e i pedoni (602, +4,1%). Risultano in calo gli automobilisti deceduti (1.468, -1,5% ) così come i ciclomotoristi (105, -6,3%) e i ciclisti (251, -8,1%).”

Felice di sapere che rispetto al 2014 i morti in bici sono diminuiti, peccato che siano sempre 251 morti in un anno.
Volete dire che tutti questi ciclisti sono morti perchè sono passati con il rosso?
Siete sicuri che il casco obbligatorio, la targa e l’assicurazione obbligatori risolverebbero il problema?
Mi sono sentita dire anche questo, che dovremmo pagare bollo e assicurazione come tutti, perchè usiamo le strade come tutti.

Innanzitutto la stra maggioranza dei ciclisti che incontrate sono assicurati, ma non lo sapete perché non c’è un obbligo di legge. Quasi tutti siamo iscritti alla Fiab e automaticamente assicurati, o comunque iscritti ad associazioni sportive dillettantistiche e simili, e quasi tutte prevendono una sorta di assicurazione.
Poi perché devo pagare il bollo e avere una targa quando: non ho strade decenti su cui andare, perché le strade che già utilizzo sono in realtà progettate in funzione della auto? Non so dove parcheggiare: neanche a pagamento. Devo sperare di trovare un palo e un vigile neanche troppo fiscale, perché in realtà sarei in divieto di sosta.
Perché ovviamente a me il parcheggio non serve: io la bici la posso lasciare nell’entrata di casa della gente, giusto? Anche voi ci mettete la macchina nell’atrio di casa di chi andate a trovare?

Non ci si pensa mai, perché siamo abituati così e siamo abituati a lamentarci: ma le infrastrutture attuali sono studiate tutte in funzione di macchine (e moto quando va bene). E per tutti è giusto così e tutti gli altri sono solo di intralcio, pedoni compresi. Vi siete mai accorti che quando scendente dall’auto (o dalla moto) diventate pedoni anche voi?

Una soluzione c’è a tutto questo casino: l’educazione stradale, da parte di TUTTI.

La cosa più triste è stato venire a conoscenza di veri e proprio gruppi che ineggiano all’odio contro i ciclisti: rimaniamo umani diceva Arrigoni, rimaniamo umani in ogni ambito della vita.
Non è il ciclista, che va ai 20 all’ora e che non potete superare immediatamente, il problema.

Per scrivere questo post ho studiato un po’, ho letto, ho cercato di capire i diversi punti di vista per poi formare il mio.

Non è necessario essere tutti totalmente d’accordo su tutto (sai che noia), l’unica cosa su cui dobbiamo essere d’accordo è mettere in pratica il codice della strada: sicuramente migliorabile e pieno di lacune, ma intanto c’è, e va rispettato.

Semaforo amico (quasi sempre rosso) sulla strada di casa
Semaforo amico (quasi sempre rosso) sulla strada di casa

Gli spunti di riflessione per questo articolo:
Se lo Stato non salva i ciclisti di Manuel Massimo
Ciclisti, strage infinita sulle strade italiane: un morto ogni 35 ore di Manuel Massimo
La pagliacciata della legge “Salvaciclisti” di Paolo Pinzuti
Il manifesto #salvaiciclisti
Caro sindaco


[Pubblicato 27/04/2017 – Aggiornato 18/12/2017]

2 Comments

Come la pensi...