Foto di una torta che sorride. Copyright Cyclinginlove.com

Il post che segue è stato scritto da Manuela di Cycling in Love. Ci siamo conosciute sui social all’inizio delle nostre carriere da blogger e non ci siamo più perse. Quando c’è stata l’occasione ci siamo conosciute di persona (non ricordo a quale edizione del Cosmobike di Verona). Non ci sentiamo spesso, ma ci seguiamo e incoraggiamo nei momenti più difficili, sia professionali che umani ed è una di quelle persone che, finito tutto questo, andrò ad abbracciare.
Il suo post è molto bello, condivido i suoi pensieri e quando le ho chiesto di scrivere per me non le ho dato un argomento: sapevo che qualsiasi cosa avesse tirato giù, sarebbe stato praticamente perfetto. Così è.
Quindi… buona lettura 🙃❤
(Ovviamente andate a visitare il suo blog, troverete moltissimi spunti interessanti per i Vostri giri in bici… la quarantena non durerà per sempre.)

Dalla data in cui Adriana mi ha proposto di scrivere questo blog post ad oggi sono passati diversi mesi. Nel frattempo, non è cambiato soltanto l’argomento di cui intendevo parlare, ma anche il contesto in cui queste parole nascono: quello di una quarantena che per me dura ormai da quasi un mese.

Le giornate in cui aprivo una carta Tabacco per scegliere il sentiero da percorrere a piedi oppure quelle in cui Google maps svelava una salita non ancora percorsa in bicicletta sembrano lontanissime. La prima settimana di clausura è stata caotica dal punto di vista interiore: mi ritengo un animale da spazi aperti che per mantenere il proprio benessere ha bisogno di soffrire in bicicletta, abituarsi al caldo o al freddo, stare appesa su una via ferrata o percorrere adrenalinici sentieri di montagna portando in spalla uno zaino.

L’outdoor è decisamente la mia dimensione e la sola idea di non poter vivere per intere settimane quella che ritengo essere la mia dimensione ideale, mi turbava.

Poi, quasi senza accorgermene, il mio cervello ha ridimensionato la situazione: mi sono sentita fortunata perchè invece di essere ricoverata in ospedale o di essere costretta ad uscire, avevo la possibilità di trasformare questo periodo di inattività in un’opportunità per riposarmi, formarmi e nutrirmi di libri, musica e buon cibo. Lentamente, mi sono abituata a una routine fatta di ritmi più calmi in cui sono spontaneamente nate riflessioni collegate ai temi del mio blog (che tratta di esplorazione e valorizzazione del territorio italiano in bicicletta e a piedi) e che condivido con Adriana, sperando di non annoiare nessuno dei suoi lettori.

La prima riflessione che condivido con Voi è quella inerente all’attività fisica.

Sebbene in misura ridotta, sto continuando ad allenarmi prediligendo allenamenti di qualità piuttosto che di quantità. I miei amati e odiati rulli, che fortunatamente non ho venduto, accolgono la mia bicicletta dalle due alle tre volte a settimana consentendomi di mantenere l’allenamento e migliorare gli aspetti in cui sono carente. Altre due volte a settimana mi dedico a esercizi a corpo libero riproducendo a casa una buona parte della scheda che svolgevo in palestra.

Questo per dire che con un po di creatività, buona volontà e determinazione possiamo continuare a mantenerci in forma allontanando le scuse che ci bloccano.

E questo è proprio uno degli insegnamenti che mi porterò dietro quando questa situazione sarà finita.

La seconda situazione che mi ha fatto riflettere è il proliferare, in queste settimane, di contenuti visivi che inneggiano alla bellezza del nostro paese.

Davvero serviva un’epidemia per ricordare al popolo italiano che viviamo in uno dei paesi più stimolanti del mondo dal punto di vista di concentrazione di beni culturali, paesaggistici e storici?

A quanto pare si. Mi fa sorridere, tristemente, un gruppo che ho incrociato durante una delle mie (sempre più brevi) sessioni su Facebook. Il suo obiettivo è quello di mostrare le bellezze del paese tramite la condivisione di foto e video per convincere le persone a scegliere l’Italia per le vacanze del 2020. Nobile intento certo, ma il rispetto per il proprio paese nasce da gesti molto più semplici: evitare di buttare immondizia per terra durante una passeggiata, ad esempio. Ora che non possiamo uscire, qualsiasi prospettiva ci sembrerebbe più allettante del nostro divano o televisione: in realtà, appena ci saremo lasciati tutto questo alle spalle, coloro che non hanno davvero subito delle grosse perdite (emotive o economiche) a causa del virus, torneranno ad abbracciare il loro vecchio stile di vita e la reclusione sarà soltanto un brutto e lontano ricordo.

Perchè un conto è condividere le proprie buone intenzioni da una tastiera e un altro è metterle in pratica a smartphone spento.

Questa seconda riflessione mi lascia con l’amaro in bocca ma prima di chiudere questo post e salutarvi, vi lascio con una buona notizia

Prima del virus, l’Italia era già piena di persone che raccontavano quanto fosse bello il nostro paese. Lo facevano con passione e continueranno a farlo, creando reti sempre più forti di persone e realtà che credono davvero in quello che fanno e che sono disposte a tutto per rendere il loro territorio un luogo migliore, anche a costo di tirare avanti con pochissimi soldi al mese. Alle migliaia di persone iscritte a quel gruppo Facebook vorrei dire proprio questo: ma non lo farò, perchè non credo più nei social come strumento di condivisione costruttiva del proprio pensiero.

Saluto Adriana e i suoi lettori sperando che queste riflessioni non vengano fraintese.

Il loro obiettivo non era quello di creare una polemica, quanto piuttosto quello di innescare delle riflessioni.

Noi Vi aspettiamo sulle strade e i sentieri del Friuli e dell’Italia come sempre, da quando abbiamo deciso di dedicare il nostro blog alla conoscenza e valorizzazione del territorio italiano.