Stamattina alle sette meno dieci ero in sella. In realtà volevo uscire molto prima ma ormai non ho più l’età per fare tardi e alzarmi presto.
A quell’ora è incostituzionale tutto quel traffico, tutto quel rumore. Chi abita nell’entroterra, per andare a lavorare, passa da Lungobisagno. Furgoni per le consegne, autobus, tir in direzione autostrada.Perché c’è anche l’entrata/uscita dell’autostrada sul mio percorso.
In più oggi piove e si aggiunge chi prende la macchina invece che lo scooter perché è più sicuro.

Ho sempre pensato che sia un falso senso di sicurezza: c’è un’auto in più in strada, non hai il problema dell’equilibrio e di scivolare sul bagnato, ma ci sono molti più mezzi che non rispettano i limiti di velocità, le precendenze, gli stop.

Che ci facevo così presto in giro? Sono andata a praticare da un amico e, appunto, l’idea era uscire ancora prima per pedalare con meno traffico e meno rumore.

Il percorso di andata, tutto sommato, è andato bene. Soliti sorpassi un po’ così, ma nulla di eclatante (è brutta l’idea che mi stia abituando a certi pericoli). Il divertente è stato al ritorno.

Otto e dieci del mattino, l’ora più sbagliata per farsi un giro urbano.
Non volevo stare troppo in giro, il programma di oggi prevedeva questo passaggio da casa per scrivere (altri argomenti ma sono dettagli) e poi andare al lavoro alle due, quindi ho deciso per una deviazione a Castelletto passando da Corso Montegrappa.
Un po’ di traffico, soliti sorpassi, qualche genio messo di traverso che neanche in bici riuscivo a passare, ma alla fine sono arrivata. Pioggia, di quella fitta ma leggera, niente vento. Temperatura fin troppo alta.
Se non fosse che non volevo fare tardi sarebbe stato opportuno aspettare almeno mezz’ora per evitare tutto il caos.

Non amo andare sui marciapiedi, sono stretti e con fondo sconnesso. Difficilmente vado contromano come invece facevo abitualmente in scooter. Solitamente mi metto sulla destra e, cercando di fare molta attenzione, passo tra le auto parcheggiate e quelle in coda. Oggi ho mixato un po’ sulla destra e un po’ contromano, ma non è stata neanche questa la parte peggiore.

Castelletto, Manin, Corso Montegrappa, Via Moresco, deviazione per andare a comprare la focaccia (non mi ricordavo la modifica al senso unico di Via Casata Centurione). E fin qui sempre le solite cose: tutti che corrono, sul bagnato, come se ci fossero solo loro.
Le chicche oggi sono arrivate proprio ad un chilometro da casa.

Mi è sempre più chiaro che la differenza tra lo stop e il dare la precedenza ai più è sconosciuta.

Eppure io, che non capisco niente di inglese, so che stop vuol dire fermarsi.
All’incrocio tra Via Toti e Lungobisagno Istria, dove per terra c’è scritto stop, nessuno si ferma, a meno che non gli passi proprio davanti, però non devi essere una bici.
Per dovere di cronaca alcuni rari esemplari che rispettano il segnale ci sono, mi verrebbe quasi da scendere e stringergli la mano per l’emozione.

Oggi una signora ha pensato di bene di continuare ad avanzare, guardando dietro di me ma non la sottoscritta. Mi sono spostata, gli sono passata a filo, ma non credo abbia capito.

Ma il vincitore di oggi e finora anche del mese è un tizio a tutta velocità che mi ha sorpassato passando tra me, in mezzo alla corsia di destra, e il tir in quella di sinistra.
Ora prima di insorgere ho spiegato un po’ di volte come mai non sto completamente a destra (tombini, portiere, gente che spunta dagli incroci per magia). Nello specifico in quel punto l’asfalto è particolarmente artistico e stavo evitando un tombino che vorrebbe essere un fosso e qualche altra buca a corredo del tutto.

Mi sono spaventata e l’istinto era inseguirlo, raggiungerlo e insultarlo, perché dopo questa bella manovra era fermo al rosso. Mi consola che era così coerentemente cretino da tagliare la strada al tir tenendo la sinistra nonostante la corsia destra libera, della serie sono il più figo. Mi consola meno il fatto che probabilmente se continua a guidare così prima o poi ammazza qualcuno.

A me piace molto la mia nuova casa, ma al contrario di quelle precedenti, non ho ancora trovato un orario sicuro per farmi un giro. Forse la domenica pomeriggio, ma non ne sono certa, dato che vicino ad un ingrosso sempre aperto.

Ciò che è assurdo è doversi preoccupare di trovare un’ora consona per non rischiare la Vita appena usciti di casa.

A circa 100 mt da casa c’è la la rotonda di incrocio con Lungobisagno: non ve lo racconto neanche cosa succede, tutti i giorni, tanto lo immaginate già.

Perché ti ostini ad usare la bici?

Questa domanda mi è stata posta qualche giorno fa da un mio amico. Lì per lì non ho saputo rispondere. Mi ha spiazzato ed ho iniziato a chiedermelo anche io.

Forse perché ormai ho solo la bici come mezzo di trasporto.
No, non è questo. Potrei decidere di andare a piedi o usare i mezzi pubblici.
Sono masochista o mi piace avere qualcosa di cui lamentarmi.
Ma non è neanche questo, non scrivo per lamentarmi ma per tentare (anche se è difficile) di sensibilizzare gli altri a vivere la città diversamente.
Ed allora perché?

Chiedereste a qualcuno perché respira?

Non credo.
Questo è il mio stile di Vita e non voglio cambiarlo.

Però chiedi agli altri di cambiare… il tuo stile di Vita non si tocca perché quello degli altri invece sì?
Perché è pericoloso, perché il modo di vivere di certe persone mette in pericolo tutti e questo non è giusto.