Dopo una mattinata sorprendente (da cui è nato questo post) mi sono spenta.
Avevo iniziato a scrivere un’altra cosa a cui tengo particolarmente, ma non usciva come dicevo io. Dopo aver perso tempo e controvoglia sono andata a praticare e studiare. Non l’avevo ancora fatto, era già metà pomeriggio e volevo fare ancora un mucchio di cose.

Ho studiato in modo distratto, non riuscivo a prendere concentrazione neanche durante la pratica. Cos’era successo? Possibile che il cielo grigio che vedevo fuori dalla finestra e il tempo uggioso mi facessero quest’effetto?

Stavo vivendo in una proiezione ma non nel mio presente, non stavo vivendo il momento, stavo pensando a quello che non avevo fatto e a tutto quello che avrei voluto fare entro oggi. Proiettavo, difatto sprecando energie e non sentendo il mio stesso presente.

Come ho capito questo, le cose sono andate un po’ meglio. Però ancora non sapevo se uscire o no, se uscire a piedi o in bici, che giro fare… Sempre il solito? Boccadasse vuol dire fare comunque 15 km tra andata e ritorno. Oppure Castelletto, che vuol dire fare salita? Avevo voglia di uscire e non ne avevo voglia.

Alla fine mi sono vestita: pantaloni da bici.
Di per sè non vuol dire niente, tante volte mi sono vestita da bici e poi mi sono ritrovata a camminare.
Uscire alle 18, quando ormai è buio, equivale più o meno a tentare il suicidio. Ed infatti nell’arco dei primi 200 mt mi sono fumata tutto il Daimoku che avevo fatto.

Sapete il karma si forma con pensieri, parole e azioni e quando mi passano a pelo o mi tagliano la strada, i pensieri e le parole non sono proprio lusinghiere.
Oltre ai soliti passaggi ed all’elevata velocità, mi suona uno in panda: doppia corsia per senso di marcia, ma siccome sono una bici, lui non può spostarsi per superarmi, deve attaccarsi, suonare, perché sono in mezzo.

È esattamente per questo tipo di persone che io sto in mezzo alla corsia (considerando anche che a destra c’è la sagra del tombino e l’insostenibile leggerezza delle portiere).

Dopo poco un altro automobilista mi taglia la strada senza mettere la freccia e a seguito un altro ancora per poco non mi prende: se non sai la strada, perché corri? La tizia seduta lato passeggero, col cellulare in mano che faceva da navigatore, si è scusata, ma la domanda rimane: perché mi superi a tutta velocità innanzittuto, a maggior ragione, se non sai dove devi andare togli il piede dall’acceleratore!
Me lo sono visto addosso, per fortuna che ho un’ottima meccanica e Wilma frena meravigliosamente.

Il resto della pedalata è proseguito in allegria, con persone che non ti danno la precedenza, non si fermano agli stop, ti trattano come se fossi invisibile.
Che dire, in bici mi sento sempre magra visto che sono invisibile.

Mentre pedalavo mi è salita un po’ di carogna, perché guidare in certi modi è criminale. Pensavo ad una persona che su facciadalibro una volta mi ha commentato che secondo lui il 90% delle persone guida bene e siamo noi ciclisti esagerati.
Invito sempre questa tipologia di commentatori a girare in bici con me per un paio di giorni, ma non accetta mai nessuno.

Portachiavi

Perché sono uscita alle 18 sapendo la situazione?

Innanzitutto perché mi è bastato visualizzarmi fuori di casa per sbloccarmi sul post che non riuscivo a scrivere (e che non riuscirò a scrivere neanche stasera perché è già tardissimo). E poi perché viviamo in un mondo libero, almeno questa parte del mondo apparentemente lo è, ed è un mio diritto poter uscire e spostarmi in bici.

Dovete finirla di correre, dovete finirla di fare i prepotenti, dovete finirla di rompere le scatole perché i cilisti… Quelli che stasera quasi mi ammazzavano non erano ciclisti, e neanche motociclisti, erano automobilisti: persone incapaci di guidare che non si rendono conto dell’immensa responsabilità che hanno, che non si rendono conto che guardare il cellulare alla guida vuol dire rischiare di ammazzare una persona.

Da quando la Vita umana è stata svuotata della sua importanza? Perché non guardate oltre il Vostro naso?

Quando sorpassate una bici a pelo o le tagliate la strada, dovreste pensare che lì sopra potreste esserci Voi o un Vs caro. Già, dovreste proprio fermarVi a pensare.

Il top è stato un tizio che all’inizio di Corso Italia mi ha tagliato la strada per fermarsi davanti a me, inchiodando. Non so a fare cosa: non stava posteggiando, non doveva scendere nessuno perchè si è affiancato ad un muretto. Ma cosa importa se sto per ammazzare una persona, io devo accostare.
Avrei voluto picchiarlo, sono stata tentata di urlargli di tutto. Me ne sono andata, forse vigliaccamente, forse saggiamente.

In pratica era meglio se stavi a casa…

In realtà no, nonostante tutto, pedalare ha un enorme potere terapeutico su di me.

Ho fatto in modo di allungare un po’, ho messo insieme una cena un po’ troppo carica di carboidrati, ho fatto la mia salitina bella carica dalla spesa (e non ancora cantando) e sono arrivata a casa con circa 21 km sulle gambe. Ed ho scaricato la tensione.

Non so come ma devo trovare un modo per incanalare tutta l’energia che ho addosso e tutte le cose che voglio fare, che sono tantissime. Avrei veramente bisogno di qualcuno che mi aiutasse, ma al momento non me lo posso permettere.

Domani tutto il giorno in bucofficina, ho da finire di riordinare, una bici in consegna ed una ebike di cui studiare il preventivo.
L’obiettivo è alzarmi presto, seguire la mia routine e uscire in sella.

Ma l’obiettivo più grande è ricordarmi di vivermi il presente.