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Creatività e ciclomeccanica. (Capacità di) Osservazione e coraggio.

Di recente ho letto il libro Il pensiero laterale di Edward De Bono.
Non avevo idea di chi fosse. Ho comprato il libro parecchio tempo fa, mentre facevo ricerche sulla creatività: volevo capire se si può allenare, oppure se essere creativi è solo una questione di talento naturale.
Stava lì, come tanti altri libri in casa, finché un giorno non mi ha chiamato e finalmente l’ho letto.

Un libro difficile, estremamente illuminante.

È passato un po’ di tempo, quindi non ho citazioni particolari da riportare, però mi ricordo il mio pensiero costante mentre lo leggevo: Ok, io ci sono, io già ragiono già così, devo “solo” riuscire a rendere pratico e concreto tutto questo.
Per farlo, a mio avviso, c’è un’unica strada: tentare continuamente.

La mia personale sintesi del libro è racchiusa in due massime (che ormai mi accompagnano quotidianamente).

La prima è pensare fuori dal coro.

Lo so, riprende lo slogan del chinò, ma il senso è quello: essere creativi vuol dire usare la propria testa, non farsi trascinare dal pensiero comune solo perché la maggior parte delle persone la pensano in un certo modo, uguale tra loro.

La seconda è chi l’ha detto che per andare dal punto a al punto b non si possa passare per c d e… chi l’ha detto che il pensiero lineare è sempre quello vincente?

Bene, tutto molto bello, filosoficamente interessante, ma il punto qual è?

In più occasioni ho detto e scritto che la ciclomeccanica mi ha reso più creativa. In realtà, scritta così, questa affermazione non è proprio corretta.

La ciclomeccanica è stata l’occasione per far emergere la mia creatività e per dimostrare, prima di tutto a me stessa, che posso fare tutto: i limiti sono solo nella testa.

Ed anche questa cosa l’ho detta e scritta più volte, ma ogni volta è difficile da mettere in pratica ed è importante ribadire un concetto così.
Le bici non sono tutte uguali, spesso vengono assemblate con quel che è rimasto in magazzino, perché tenere la merce lì non fa bene agli affari: se devi cambiare un pezzo devi prima osservare (bene) che pezzo è montato, perché nulla è chiaro preciso e standardizzato.

La ciclomeccanica allena lo spirito di osservazione ed anche quello di arrangiarsi.

Perchè se da un lato hai bici di ogni tipo e modello, dall’altro hai clienti di ogni tipo, da chi i soldi li ha ma non li vorrebbe spendere a chi non li ha ma li spende volentieri per la sua bicicletta (in mezzo tutto quello che vi viene in mente).

Bisogna trovare la soluzione migliore per il cliente ed il suo portafoglio, ma anche per noi che facciamo il lavoro e dobbiamo far quadrare i conti.

Scritta sulla parete dell'Upcycle Bike Cafè Milano.

Quindi dobbiamo diventare tutti ciclomeccanici?

No, non è questo il senso. La ciclomeccanica è stata la mia occasione e come tale la racconto, ma ognuno può incontrare la propria. Il nodo importante è che tutti dovremmo allenarci a questo modo di pensare: capiterà che il pensiero lineare (andare da a a b) sarà quello vincente oppure no, e noi avremmo già la soluzione (il punto c oppure d), nella nostra mente avrà già preso forma un nuovo approccio, si tratterà solo di provare a metterlo in pratica.

Rileggendo gli appunti per questo post, decisamente diverso dalla prima stesura (un’accozzaglia di appunti senza punteggiatura), sono inciampata in questa mia frase Ci si aspetta che una persona che lasci un lavoro smetta di imparare e migliorare, a me è successo esattamente il contrario.
Imparare un nuovo mestiere mi ha trasformato talmente tanto che ho modificato approccio anche verso il lavoro che svolgo ormai da 11 anni: la stampa digitale Sono diventata molto più empirica, sperimento di più, non mi fermo di fronte ad un problema tecnico.
Quando poi ho letto il libro di De Bono ho capito cosa mi stava succedendo: per me il punto non è solo consegnare il lavoro ma imparare da ogni lavoro. Credevo non fosse più possibile dopo tanti, finché le biciclette mi hanno regalato questa importante lezione.

Non esiste un punto di arrivo ma solo nuovi punti di partenza.

Siamo abituati a ragionare per compartimenti stagni: stampa digitale e ciclomeccanica non hanno nulla a che fare apparentemente, sono due lavori diversi e separati, fine della questione.
È vero ma non del tutto. Due parole: (capacità di) osservazione e coraggio.
Lo dico spesso perchè ne sono profondamente convinta: osservare non è da tutti, vuol dire uscire dalle proprie idee, da quella che tanti definisco zona di comfort, e per farlo serve coraggio.
Tutti argomenti già affrontati ma che non posso fare a meno, in questo particolare momento della mia vita, di tirare fuori.
A volte il processo di osservazione dura parecchio, ma se ben curato è quello che poi permetterà di fare, concretamente, le cose nei tempi e nei modi giusti.
Non sempre va liscia alla prima, si parla di spirito di osservazione non di chiaroveggenza, ma non importa: allenarsi a questo modo di fare accelera tutto, proprio come continuare a pedalare o a correre ci rende più veloci.

Chi mi legge da un po’ sa la storia del mio deragliatore anteriore: il pensiero lineare diceva che dovevo cambiarlo, il pensiero laterale mi ha detto smonta e ricomincia. Mi è andata bene perchè non l’ho cambiato e ne è nata una bella riflessione sul cosa è giusto fare tra riparare o cambiare il pezzo. Poteva anche non finire così, non avrebbe importato perché indipendentemente dall’esito stavo già imparando cose nuove: sulla bicicletta, sul deragliatore e su me stessa al lavoro.

Lo so che sembra vuota retorica, ma è molto più importante la strada che la meta, della meta ci stanchiamo (relativamente) presto, la strada è quella che ci portiamo dentro per tutta la vita: è sul percorso che siamo caduti ci siamo rialzati, abbiamo sbagliato e abbiamo ricercato una nuova soluzione.

Tenevo tanto a questo post, è stata difficile scriverlo e non sono sicura sia uscito esattamente come lo avevo in mente. L’ho voluto scrivere perchè sempre più spesso leggo (e vedo) di gente che non tenta oppure rinuncia: pensa di non essere in grado e che non lo sarà mai. Non è così. Fate un regalo a voi stessi: scardinate queste false convinzioni.

Ne scriverò ancora. Attendo con ansia la nuova fase della mia vita e potervi raccontare come la creatività mi abbia salvato da un qualche lavoro impossibile.
Al momento vi saluto con un video molto molto bello, che rivedo spesso. Nella mia testa (forse solo lì) gli argomenti sono connessi: ogni volta che rifletto sul pensiero laterale mi viene in mente questo mago, che una sera qualunque, mentre cliccavo tra un video e l’altro del Tedx mi ha regalato una lezione importantissima.

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