Cosmobike 2017: un anno dopo.

Un anno fa, al Cosmobike, nasceva la CiclistaIgnorante. Idea che poi si è concretizzata qualche mese dopo con l’acquisto del dominio e la creazione di questo blog.
In un anno e con il passare del tempo e delle parole, si sono delineati a grandi linee il mio pubblico e gli argomenti di cui mi piace scrivere (e studiare), e attraverso queste pagine racconto la mia avventura di donna, che a quasi 40 anni vuole cambiare lavoro per diventare meccanica di biciclette.

Bici in fibra di legno: realizzata con la stessa tecnica della fibra di carbonio, però in legno.
Bici in fibra di legno: realizzata con la stessa tecnica della fibra di carbonio, però in legno.

Ci tenevo ad andare a Cosmobike anche quest’anno.

Più per me stessa e il mio personale anniversario, che per la fiera in sè.
Se vi aspettate in questo post una descrizione tecnica di quel che ho visto o non ho visto, non è il post per voi.
Intanto ero stanca morta, quindi me lo sono goduta un po’ poco.
Questa fiera capita sempre a metà del Salone Nautico, evento che a Genova ha grande rilevanza e che per motivi di lavoro mi assorbe molto.

Sono andata in treno, partendo alle 5.30 del mattino, perdendo la coincidenza a Milano e arrivando a Verona con un’ora di ritardo sulla tabella di marcia.
Peccato che avessi ben due appuntamenti, uno in fiera e uno fuori e che quindi il tempo che ho dedicato al Cosmo alla fine è stato un po’ risicato.

Sicuramente l’hanno fatta da padrona, quest’anno ancora più dell’anno scorso, le biciclette a pedalata assistita, mentre rispetto alla precedente edizione le gravel sono passate un po’ in sordina.

Sono andata, anche, per chiarirmi le idee sulla mia futura bici.

mi ha fatto un po’ strano girare tra gli stand e capirci qualcosa di più.
Anche se, lo devo ammettere, faccio ancora un casino totale con le guarniture, e continuo incessamente a guardare forme e colori del telaio prima di ogni cosa.
Ho compreso che sono per le linee essenziali e che mi piace il colore bronzo cromato (una robina minimale insomma).

Amore puro, al primo sguardo... Wilier Triestina Jaroon
Amore puro, al primo sguardo… Wilier Triestina Jaroon

A parte questa piccola digressione, a distanza di un anno posso dire di aver raggiunto un piccolo obiettivo: le due persone che ho conosciuto, grazie a questo blog.

La prima, Loredana, è una donnina che è un portento, piena di energia e di voglia di fare: ho incontrato anche la famiglia che l’ha accompagnata in fiera, ci siamo scambiate opinioni e idee, e ci siamo ripromesse di rivederci con più calma, e magari in sella.
Qualche giorno dopo questa persona mi ha chiesto Come posso aiutarti con il tuo blog?

La seconda un meccanico di Valeggio sul Mincio, Pietro, conosciuto online un po’ di tempo fa, sempre pronto a darmi dritte ed a incoraggiarmi sul mio percorso. Lo chiamo l’uomo delle ruote, dato che costruisce e sistema ruote da che era ragazzino: ammetto che mi sono persa ad ascoltarlo, perchè ne sa, ne sa parecchio, ed è uno di quei rari casi in cui il meccanico non è geloso del suo sapere, anzi, ama condividere.

Quale è il piccolo obiettivo che si è concretizzato?

La rete. Si è creata una microrete, dove io ho incoraggiato una persona ad inseguire il suo sogno e sono stata a mia volta incoraggiata.
Il blog è nato per questo: come detto in diverse occasioni non ha altro scopo se non la condivisione delle nostre esperienze di ciclist* e meccanic*.

Come è stato per l’anno scorso, sono rientrata da questo Cosmobike, piena di idea, ma la fatica di questi giorni mi ha un po’ distratta da ogni mio intento.

Serve riordinare le idee, valutare le nuove collaborazioni, e continuare a scrivere.

A dicembre ho un corso ed a gennaio parto con una serie di giornate di formazione, le dimissioni verbali sul lavoro le ho date e sto lavorando per lasciare un buon ricordo e qualcuno che possa prendere il mio posto.

E la cosa più bella che mi è uscita fuori in questi giorni sono i biglietti da visita del blog… 🙂

Ma soprattutto, dopo il giro in fiera, il dubbio mi attanaglia: Salsa Vaya o Wilier Jaroon?
(Considerando che non ho un euro che sia uno, posso attanagliarmi nel dubbio ancora un po’)

6 Comments

  1. Jess

    Ciao, perché a me quelle righe di grigio su un colore così bello proprio non piacciono. Non era un giudizio tecnico sulla forcella. Più che altro la domanda è sul tipo di materiale: ma l’acciaio è proprio necessario? Perché non puntare sull’alluminio? Già le gravel sono probabilmente destinate essere appesantite dalle borse (almeno per l’uso che concepisco io), almeno compriamole un po’ più leggere. Allora perché non in carbonio mi dirai…perché problemi di spesa ce li abbiamo tutti 🙂
    Che ne pensi della Bianchi allroad?
    Buona scelta!

    • La Jaroon che ho visto io era completamente cromata anche la forcella.
      Carbonio per il cicloturismo non ha senso: si può danneggiare senza che si veda ad occhio, se ti si spacca in viaggio che fai? L’acciaio lo saldi dal primo fabbro che trovi facilmente, l’alluminio no, oltre al fatto che l’acciaio sembra essere un materiale più morbido rispetto all’alluminio.
      La forcella in carbonio invece sostituisce la forcella ammortizzata perché assorbe bene le sollecitazioni senza lo stesso peso. (Parlo sempre di viaggi e non di sterrati tecnici).

      Comunque sono scelte in base all’uso: il peso in un cicloviaggio diventa relativo, tanto parti piuttosto carico, e la bici la lanci sui treni… Alla prima riga sul carbonio piangi…

  2. Jess

    Ah ok, io commentavo quella in foto che ha la forcella a righe grigie.
    Ora, per quanto riguarda il materiale delle bici, mi permetto di replicare solo perché di cose ne leggo tante e io per prima sto ancora cercando di fare “la scelta giusta” e magari scambiando opinioni ci riesco.
    Il carbonio, a prescindere dai graffi e dai lacrimoni, lo escludo perché costa troppo. Parlo per le mie tasche, quindi non mi interessa se molti lo consigliano perché assorbe di più le vibrazioni ed è più comodo.
    L’alluminio garantisce la giusta leggerezza ed è più economico. È più rigido e scomodo perché restituisce tutte le imperfezioni della strada? Ok, però è pure vero che su una bici gravel non vai in giro con le ruote larghe 23 come le bdc (che poi usano tutti i 25 visto la condizione delle nostre strade). Secondo me avere una ruota da 32 ti permette di compensare un po’ la rigidità dell’alluminio.
    Acciaio: premetto che la mia prima bici da corsa era in acciaio. L’ho sempre trovata scomodissima e quindi sono un po’ fredda nei confronti di questo materiale. È probabile che il problema non fosse l’acciaio ma le geometrie della bici a renderla scomoda, ma sono rimasta scottata e non torno più indietro.
    Per quanto riguarda il discorso facilità di riparazione: boh!
    Voglio dire, ma è così facile spaccare l’alluminio che devo preoccuparmi di non trovare un saldatore? Ho fatto (pochi) viaggi da cicloturista con bici di alluminio ed è andato tutto bene, nonostante strade sconnesse. E soprattutto la bici del primo viaggio aveva sul groppone tanti km. Comunque sono passata in zone dove se anche avessi avuto l’acciaio prima di trovare un saldatore avrei dovuto fare a piedi 40 km nella migliore delle ipotesi.
    Ma probabilmente sbaglio io perché tante gravel sono in acciaio. Ringrazio chiunque vorrà dirmi la sua impressione.

    • Ciao,
      anche io parlo per mia esperienza… la mia bici è in alluminio, ma è anche una mtb, in viaggio dopo i primi 50/60 km inizio a patire la rigidità…
      Secondo me non ha senso una bici da corsa in acciaio, visto che esiste il carbonio, come a sua volta non trovo logico una bici da viaggio in carbonio visto che ci sono acciaio e alluminio.

      Sullo spaccare un telaio hai ragione bisogna impegnarsi… dipende anche dal tipo di viaggio: il tuo paese d’origine o in giro per il mondo.
      Chi consiglia l’acciaio per i viaggi è anche gente che ha girato il mondo. Io al momento viaggio solo in Italia.
      Credo che la scelta tra acciaio e alluminio sia soggettiva… visto che per il momento la mia esperienze è solo con l’alluminio, voglio provare, magari mi renderò conto che non cambia niente. Ma è tutto molto ma molto soggettivo.

      Per la Jaroon hai ragione tu… non mi ero accorta del colore della forcella, che non mi dispiace affatto. Tanto mi sa che non me la prendo. La Vaya mi costa di meno e non mi dà tanto di meno. Ma rimango senza soldi e quindi deciderò più in là 🙂

Come la pensi...