Foto di Wilma, la mia bici, verso casa: sosta in Corso Italia.

Pedalare è un ottimo pretesto per fare esperimenti. O fare esperimenti è un’ottima scusa per pedalare.

Da sempre mi segno i chilometri che faccio ogni giorno e di recente mi è venuta voglia anche di tracciare i miei percorsi: molto banalmente mi piace vedere la mappa a fine giro. C’è la possibilità di tracciarla manualmente su Strava o su Naviki, non senza qualche difficoltà tecnica, oppure si può lanciare l’app prima di partire per il giro.
Mi sono divertita in questi giorni a giocare un po’ con diversi strumenti, per verificare se le mie convinzioni fossero esatte o se fossi prevenuta. Non cambio contachilometri da quasi 4 anni e Strava l’ho abbandonato subito. In tutto questo tempo le cose sono cambiate, così ho provato a mettere da parte le mie idee ed ho fatto qualche test sul campo.

Naviki l’ho abbandonato subito. È un’app che amo da sempre per il calcolo dei percorsi in via preliminare, piuttosto attendibile anche per la scelta delle ciclabili dove ce ne sono. Ma come navigatore o tracciamento ho sempre avuto risultati pessimi che nel tempo non sono migliorati.

Strava non mi è mai piaciuto e non mi ha fatto cambiare idea. Come tutti i sistemi che lavorano basandosi sul gps non è attendibile, molto vicino alla realtà ma non attendibile.

Huawei band 2, new entry fresca fresca di qualche giorno, segna a caso molte cose: come per Strava è un sistema basato sul gps quindi non può essere preciso, ma la cosa divertente è che segna velocità tutte sue. Perchè lo uso? Per la frequenza cardiaca, che so non essere precisa per mille motivi, ma non lo prendo a bibbia a personale.

Schermata di Strava (versione desktop) in uno dei miei giri: uno di quelli più attendibili rilevati automaticamente.
Schermata di Strava (versione desktop) in uno dei miei giri: uno di quelli più attendibili rilevati automaticamente.

In sintesi cosa uso? E perché?

Il mio caro vecchio contachilometri rimane, per ovvie ragioni, il sistema più attendibile: un magnete nel raggio che rimanda i dati al sensore, che li invia al display sul manubrio. Il livello di errore è minimo, ed è totalmente accettabile, soprattutto per quello che faccio io: sono una fissata dei chilometri ma se mi perdo qualche metro, pazienza.
Gli errori, quando si parla di contachilometri, possono essere due: nel settaggio è stato inserito male lo sviluppo metrico e, nel caso di contachilometri senza filo, le interferenze con altre onde radio. In quest’utimo caso non ci si può fare molto e l’inesattezza può comportare la perdita di qualche metro, a voler esagerare. Mentre, per quanto riguarda lo sviluppo metrico, si può sbagliare anche di chilometri.

In generale ogni contachilometri ha le proprie istruzioni dove vengono riportate, a seconda del tipo di copertone, i relativi sviluppi metrici, ossia la circonferenza esterna della ruota che non è la misura del cerchio.
Misurarla è facile: si segna il punto di partenza a terra e partendo dal foro valvola si fa un giro completo della ruota, segnando il punto di arrivo. La distanza tra questi due punti è lo sviluppo metrico. È più complicato spiegarlo che farlo, come spesso capita in caso di bici. Cambiare copertone può voler dire cambio dello sviluppo metrico: a me è successo, sbagliando sul totale del 2018 di circa 180 km in più.

Un ultimo problema che ho personalmente notato sul contachilometri è il freddo: se prende tanto freddo a volte non parte subito. Spesso lo scaldo con le mani e riparte. Ignoro totalmente se sia un difetto del sistema in generale (magnete-sensore-display) oppure del mio modello. In ogni caso, al di là del tipo di interferenze nella misurazione, il nostro contachilometri rimarrà sempre lo strumento più attendibile. Una volta imparato a conoscerlo, ridurremmo al minimo gli errori.

Tutti gli altri sistemi (sopra ho citato solo quelli provati personalmente) presentano gli stessi limiti.

Si basano sul gps, ossia sulla distanza calcolata dal satellite, distanza che per definizione ha un margine di errore di 5 metri lineari. Inoltre, nel mio caso, il Huawei band 2 presenta diversi limiti nella misurazione non solo dei chilometri.
Voglio credere che sistemi specializzati e molto più evoluti, come Garmin Polar e Fitbit, presentino errori molto meno evidenti del mio giocattolo: nell’ultimo giro ha segnato come velocità massima circa 27 km/h, quando in realtà era 40 km/h. Ipotizzo (non so per certo perché lo uso da poco e non ho conoscenze approfondite dei metodi di misurazione) che la comunicazione bluetooth con il telefono possa portare anche a questo tipo di errori.

Ma quindi cosa usare? E perché? Come sempre la mia risposta è… Dipende!

Chi si allena in modo serio, ha i propri strumenti professionali e tutto quanto detto fin qui non lo tocca.
Poi esistono ciclisti urbani e/o cicloviaggiatori che pedalano e basta e se ne fregano dei numeri o si accontentano di usare un’app anche se imprecisa.
E poi ci sono io -e altri pochi elementi nel mondo- che pur essendo solo una ciclista urbana, una cicloviaggiatrice, e non facendo gare, amo la precisione del mio contachilometri. A breve credo mi deciderò a cambiarlo perché tra le sue funzioni manca la misurazione del dislivello. Per questo uso anche le app, per avere un’indicazione di questo dato (che visti tutti gli altri limiti prendo con le pinze) e per tracciare le mappe, che esteticamente mi piacciono molto.
Personalmente apprezzo molto il calendario attività di Strava e anche quello dell’app Huawei dove segno manualmente i dati e da cui estrapolo totali e statistiche. In questo le app sono sicuramente più performanti: peccato non esista la possibilità di correggere i dati del percorso (Strava dà la possibilità di un ricalcolo automatico che rimane non attendibile).

Infografica di Huawei Health (scomposta in orizzontale): numeri a caso ma graficamente mi piace un sacco (deformazione professionale da ex grafica)
Infografica di Huawei Health (scomposta in orizzontale): numeri a caso ma graficamente mi piace un sacco (deformazione professionale da ex grafica). Per la versione originale cliccare sull’immagine.

In conclusione ho giocato un po’.

Credo continuerò ad usare tutti questi strumenti insieme perché tutti insieme mi danno ciò che uno strumento solo non mi dà. Onestamente non so se esiste o se, più semplicemente, il mio budget mi limita. Lo scoprirò con il tempo. Quando potrò farmi un regalo vorrei provare sia Garmin che Polar e Fitbit. Chissà che un giorno non scriva di un altro esperimento.

Note tecniche sugli strumenti utilizzati:
– Huawei P9 lite, sistema operativo Android 7.0
– Asus Zenfone Max Plus, sistema operativo Android 8.1
Huawei Band 2-9b0
– App Strava 82.0.0
– App Naviki 3.1811
App Health 9.0.4.320
Sigma Sport BC 12.12 sts