Scatto a caso.

Aggiornamento del 22/10/2022.

Mi ricordo il periodo, mi sfugge il perché io abbia pubblicato un post così sul Blog, forse il mio idealismo mi ha portato a credere che qualcunə si sarebbe fermato a riflettere su questa differenza.

Mi ricordo di averne anche discusso su facciadalibro. Credo che sia l’origine di molte scelte che potrei definire anti-marketing che mi portano qui oggi, orgogliosamente aggiungerei.

Come detto qui, anche se forse non ha senso, lascio questo post qui, a memore ricordo della crescita de La Ciclista Ignorante.


I consigli tra ciclisti lasciano il tempo che trovano. Come del resto, credo anche nella vita.

O sei sicuro che la persona a cui vuoi dare il tuo consiglio (spesso non richiesto) la vede come te (il tipo di bici, come la usa, come si allena, etc…) oppure è aria fritta. E anche nel primo caso non è detto.

Se, ad esempio, sei uno stradista che non ha mai fatto un cicloviaggio, sulla base di cosa dai consigli pratici su un viaggio? Sull’idea di quello che tu faresti: ma non puoi saperlo perché quell’esperienza non l’hai (ancora) fatta.

E anche tra gli stessi cicloviaggiatori e cicloviaggiatrici, esistono degli abissi.

Siamo tutti diversi: il modo di vedere la bicicletta e il cicloviaggio è diverso.

E va bene così. Quindi nessuno parla più? Ovvio che no.

Il punto cruciale è che c’è differenza tra dare consigli e raccontare la propria esperienza personale, da cui ognuno coglierà ciò che più sente e gli interessa. Si tratta di offrire qualcosa (esperienza) e non insegnare qualcosa (consiglio, spesso non richiesto). In questo modo, si uscirà da ogni dialogo e scambio, arricchiti.

In sintesi se un consiglio non è richiesto, il silenzio è d’oro.
Se un consiglio è richiesto, non serve innalzarsi a chissà quale livello, anzi: un consiglio non dovrebbe essere altro che il racconto di cosa e come avete vissuto una determinata situazione, è condivisione e crescita.