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ComuniCiclabili: che cos’è e perché è importante.

Ho quasi 70 note su evernote, di ogni tipo e non so mai su cosa scrivere, mi sembra tutto banale.
In realtà dovrei anche riordinarla questa mole di appunti, ma non ne ho mai molta voglia.

L’altra sera, appunto, tra il riordino e il vagare in rete alla ricerca di idee, ho scelto la seconda e mentra navigavo tra le notizie mi sono detta Quasi quasi mi iscrivo alla fiab.
Ebbene sì, sono una ciclista urbana, vorrei città più ciclabili, e poi non sostengo l’unica associazione che cerca di fare qualcosa in merito (qui un post di Paolo Pinzuti sul perché è necessario sostenere la fiab).

Ero iscritta, un po’ di tempo fa, ammetto che mi faceva (e fa) comodo l’assicurazione rc che è compresa con l’iscrizione.
Avevo anche cercato di partecipare alle attività locali, ma mi sono scontrata con un atteggiamento un po’ ottuso, particolarmente caratteristico di molte associazioni della mia città.
Quando è stato il momento di rinnovare l’iscrizione un po’ di delusione e la mancanza di soldi mi hanno portato a rimandare.

Ho rinnovato grazie anche alla consapevolezza sviluppata: la consapevolezza di sostenere l’unica associazione italiana che si batte per la mobilità ciclistica (l’approvazione della legge quadro è un esempio).

Immagine che rappresenta la mappa di tutti i ComuniCiclabili d'Italia (edizione 2018)Questa era la premessa, ma oggi volevo raccontarvi di altro: l’iniziativa (nazionale) ComuniCiclabili, ideata e promossa da Fiab appunto.

Non ne sapevo niente fino all’altra sera e mi sono incuriosita. Ovviamente sono andata subito a vedere come siamo messi in Liguria. Che dire? C’è molto da fare, ne abbiamo solo due: Loano e Sestri Levante.
Ma come funziona? Ho studiato un po’ e vi racconto la mia (il materiale è liberamente scaricabile qui)

Personalmente, leggendo, mi è venuto in mente il Copenaghenize Index: la scelta di alcuni criteri oggettivi, misurabili per ogni comune, con lo scopo di dare uno strumento a tutte le amministrazioni locali, uguale per tutti, che gli permetta di capire a che punto sono e dia loro uno stimolo al miglioramento.
All’inzio di questo opuscolo, dove sono descritti nel dettaglio tutti i comuni ciclabili di questa prima edizione, nella nota metodologica si legge

…non è un premio, bensì una valutazione con relativo riconoscimento per confrontare, con criteri omogenei, le eterogenee realtà dei comuni italiani. ComuniCiclabili, inoltre, ha l’ambizione di poter diventare una rete di amministrazioni che hanno l’obiettivo comune di migliorare la mobilità ciclistica nei loro territori…

Per aderire alle rete dei Comuni Ciclabili servono almeno due requisiti, tra quelli proposti (che vi spiego di seguito), questo perchè

L’obiettivo è duplice: da un lato effettuare una selezione in base a requisiti minimi specifici, e dall’altro stimolare i moltissimi comuni che non hanno nemmeno questi minimi requisiti ad avviare azioni in tal senso anche per poter aderire nelle prossime edizioni.

Lo scopo di questa iniziativa è

di stimolare e accompagnare un processo virtuoso di restituzione delle città e dello spazio collettivo alle persone, un percorso che sarà lungo e faticoso e che richiederà più di una generazione.

E gli indicatori scelti servono

per misurare i comuni considerando aspetti a tutto tondo, per uscire dalla logica distorta della gara a chi ha più km di piste ciclabili.

Come infatti si legge le piste ciclabili sono solo uno strumento per rendere le città a misura di persona, sono un mezzo non un fine.

Quali sono i criteri per essere riconosciuto ComuneCiclabile?

Cicloturismo (Ciclovie e Albergabici)

Quali sono le azioni ciclabili volte al turismo? Ci sono ciclovie e infrastrutture? Ci sono servizi ricettivi bike friendly?
Una cosa a cui non si pensa è che qualsiasi azione rivolta a migliorare il cicloturismo, migliora anche la viviblità della città per tutti coloro che la abitano o la visitano.

Mobilità Urbana (Ciclabili urbane e Limitazione moderazione del traffico e della velocità)

Questo rimane sempre un argomento molto complesso da affrontare. Credo sia fondamentale rimanere concentrati su quale sia l’obiettivo finale.
In questo opuscolo lo spiega bene e non riuscendo a trovare un sintesi che mi soddisfi ho deciso di riportare di seguito integralmente quanto scritto a pagina 12:

Una delle grandi sfide per il nostro paese è la riconversione della mobilità urbana, oggi enormemente sbilanciata sull’uso, anzi sull’abuso, dell’auto privata. La bicicletta non è un fine in sè, ma semplicemente il migliore strumento per restituire ai nostri centri abitati quella qualità che hanno perduto nei decenni scorsi. La città è una delle più straordinarie invenzioni umane, e il suo nome deriva da civitas, da cui cittadinanza e civiltà, quindi comunità e appartenenza a essa. Il dilagare della motorizzazione di massa ha stravolto questa idea plurimillenaria, poiché le auto hanno divorato la quasi totalità dello spazio collettivo, che invece è l’essenza stessa della città e della civiltà come luogo del vivere assieme. Non solo la qualità dell’aria e la salute sono state compromesse, ma con esse anche la capacità della città di produrre qualità nelle relazioni umane e con esse anche innovazione ed economia. L’Italia ha saputo diffondere l’idea di città, prima con la fondazione delle città romane e assieme del concetto di cittadinanza, poi con il modello rinascimentale di città ideale, veicolata non solo attraverso la pittura e la trattatistica, ma anche e soprattutto con mirabili realizzazioni urbanistiche che il mondo ci invidia. Pertanto questa iniziativa vuol contribuire, attraverso la promozione della bicicletta come strumento, a restituire le città alle persone che la abitano o che la visitano.

Quindi la realizzazione di una rete di piste ciclabili, la creazione di zone 30 e di aree pedonali, come esempi di interventi possibili e necessari, hanno questo unico scopo.

Governance (Livello di motorizzazione e Politiche di mobilità urbana e servizi)

Tradurrei, forse in modo improprio, ma per rendere l’idea, Governance con Politica.
Senza una politica seria, e forse visionaria, in grado di accopagnare i vari interventi, non può esserci un reale cambiamento. Servono

…politiche ad ampio spettro – non basta la semplice pista ciclabile – coerenti e costanti nel tempo.

Quello che una volta era indice di sviluppo, come il livello di motorizzazione, oggi rappresenta esattamente il contrario. Mentre attraverso la pianificazione e il coordinamento della politica urbana si possono attuare servizi, spesso a basso costo, in grado di fare la differenza (ad esempio pedibus o bicibus per gli spostamenti casa-scuola).

Comunicazione e Promozione

Non c’è molto da dire e scrivere su questo criterio: se non si informa il cittadino su quello che si intende fare e non lo si rende partecipe attivo del cambiamento, il cambiamento non può esserci.

Immagine che rappresenta lo schema dei criteri di valutazione di ComuniCiclabili.

…il cambiamento è lento, e per un amministratore oggi, in carenza di risorse, non è semplice decidere di investire in pianificazione e gestione della mobilità (…) ComuniCiclabili vuole essere di accompagnamento e incoraggiamento nel processo di cambiamento, pertanto è fondamentale premiare le politiche di mobilità perché sono quelle che, sulla distanza, fanno la differenza. (…) è prima di tutto un cambiamento culturale, che passa necessariamente per la condivisione, attraverso la comunicazione, di una idea diversa di città e di comunità.
(…) Va sottolineato che non ci si è assolutamente limitati a inserire in un algoritmo i dati inviati dai comuni, che in molti casi sono risultati imprecisi o perfino fuorvianti.  È stato invece condotto un intenso, lungo e meticoloso lavoro di verifica…

Per ulteriori approfondimenti:
ComuniCiclabili.it
Come sostenere la Fiab

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2 commenti su “ComuniCiclabili: che cos’è e perché è importante.

  1. Articolo davvero molto interessante. Ci sono città in Italia molto bene organizzate per quanto riguarda la viabilità di biciclette tradizionali ed elettriche. In fin dei conti, come detto qui, prestare attenzione a questi mezzi di trasporto migliora anche la mobilità tradizionale. Servono, ovviamente, infrastrutture all’altezza e un’amministrazione lungimirante. Però si può fare! La mobilità sostenibile è fondamentale in ogni sua forma.

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