Ho conosciuto Dario non so quando, grazie ai social. Di lui mi ha subito colpito il suo amore per il Pianeta e la sua passione per l’efficienza energetica. Così gli ho chiesto di scrivere per me. Quello che segue è un articolo lungo, strutturato e ricco di spunti. Non serve aggiungere altro. Buona lettura 🙃❤

Da qualche anno ormai l’imperativo che guida ogni mia scelta, o quasi, è che tale scelta deve comportare il minor inquinamento possibile.
Vincerei facile dicendo che ho intrapreso questo percorso con la nascita di mio figlio (Se non ti salva un figlio, nulla può farlo, cit. Leo Ortolani) ma non è così.

Certo la nascita di Julian ha aumentato la mia determinazione, ma in realtà è da tempi non sospetti che sono ecologista. Da prima che Elon Musk facesse diventare fighe le auto elettriche. Da prima che le bici a scatto fisso andassero di moda. Da prima che le ditte di spedizione scoprissero che in città costa meno consegnare la merce in bici invece che coi furgoni a gasolio: da prima che i rapporti degli scienziati dell’IPCC diventassero sempre più disperati.

Stiamo alterando (abbiamo alterato) gli equilibri del pianeta al punto che siamo ufficialmente nell’era dell’antropocene.

L’era in cui l’attività umana è tale da risultare determinante per gli equilibri l’intero pianeta. In negativo.

Il risultato è che stiamo entrando nella sesta estinzione di massa. In passato il pianeta ne ha affrontate altre cinque, e quattro di queste sono state causate da aumenti del biossido di carbonio in atmosfera. Solo che questa volta è colpa nostra e, volendo essere catastrofisti, non è detto che la specie umana sopravviva a questa estinzione. Il pianeta sì, noi no. Forse. Chissà.

Insomma l’emergenza climatica è qui, ora e adesso, siamo in ritardo di trent’anni nell’affrontarla e risolverla e, a dirla tutta, praticamente non abbiamo ancora cominciato (se non virtuosi esempi, belli ma insufficienti) a fare qualcosa per rimediare.

Sì ok, il mondo l’emergenza il clima l’estinzione, la vita l’universo e tutto quanto, alla fine io singolo cosa posso fare?

Quello che scrive Edward Everett Hale.
Il singolo può fare poco, ma alla fine l’umanità è composta da otto miliardi di singoli (e pochi di questi consumano come quasi tutti gli altri messi assieme).

Quando dieci anni fa io e Serena comprammo casa, l’idea era chiara: prenderla in città, vicino al luogo di lavoro, in modo da poterci muovere quasi esclusivamente in bici e poter così vivere con una sola auto anziché due, o tre. Grazie alla bicicletta ci siamo sempre spostati in modo rapido, efficace ed efficiente, risparmiando un sacco di emissioni inquinanti e un sacco di soldi. La maggior parte degli italiani non si rende conto di quanti soldi butta via per mantenere automobili di cui con molta probabilità non ha bisogno (comunque in media sono quattromila euro annui, giusto per dire una cifra).

Coi soldi risparmiati un poco alla volta abbiamo investito in efficienza energetica. Sono arrivate lampadine a led, pompe di calore per scaldare e raffreddare casa, un impianto fotovoltaico, biciclette a pedalata assistita, piano cottura a induzione (non necessariamente in quest’ordine).

Tra l’altro sono tutte soluzioni che semplificano la vita. Pompe di calore: punti il telecomando, imposti la temperatura desiderata, e hai finito di romperti le scatole (divertitevi a portar su e giù per le scale sacchi di pellet da 25 kg!). Biciclette a pedalata assistita: coprire distanze di 20 km e oltre diventa fattibile, con tempi e fatica accettabile. Piano a induzione: è rapidissimo, consuma pochissimo, non ha fiamme libere, si pulisce in venti secondi. In tutti questi casi, ogni volta mi sono detto ma come diavolo ho fatto a vivere senza fino ad ora?

L’efficienza energetica paga sempre.

Ti liberi da una dipendenza (quella dai fossili, che è una dipendenza molto tossica, non molto diversa dalle classiche tossicodipendenze) e risparmi un sacco di soldi. Perché pagare il metano quando il sole ti regala gratis la sua energia? Perché pagare la benzina quando posso pedalare gratis (e fare esercizio fisico, così risparmio sulla palestra e guadagno in salute mentre vado a lavoro o a fare la spesa) o con un minimo aiutino?

Gli investimenti in efficienza energetica (sia sulla casa che sui nostri mezzi di trasporto) si facevano sentire sia sul portafoglio sia sui contatori. Nel 2010 tra casa e automobile consumammo 24.700 kWh di energia. Nel 2016 ne consumammo 12.400. Avevamo dimezzato i nostri consumi di energia, e senza svenarci. Nel 2010, inoltre, era rinnovabile solo l’1% di quei 24.700 kWh. Nel 2016 era rinnovabile il 24% dei 12.400 kWh che abbiamo consumato.

Nota 1: il contatore dell’energia elettrica misura già in kWh l’energia elettrica prelevata dalla rete elettrica. Il contatore del gas contabilizza i m3 e ognuno di essi corrisponde circa a 10,6 kWh termici. Un litro di benzina o gasolio corrispe, più o meno, a 10 kWh termici (si cerchi potere calorifico su internet). Convertendo il combustibile bruciato in questi anni in kWh e sommandolo ai consumi elettrici, ho ottenuto le cifre sopra riportate. Per sapere i kWh di energia rinnovabile ho sommato quelli prodotti dal mio impianto fotovoltaico alla percentuale della rete elettrica prodotta da rinnovabile, percentuale che varia di anno in anno e che si trova facilmente cercando su internet.
Nota 2: che nessuno venga a parlarmi di energia primaria. Come dice il mio carissimo amico Marko, “chi di exergia ferisce, di exergia perisce”.

Insomma sulla casa gli interventi furono impianto fotovoltaico, pompe di calore, piano a induzione, illuminazione a led (mancherebbero cappotto di isolamento e impianto solare termico, ma non è ancora arrivata l’occasione di farli). Sulla mobilità i nostri sforzi si concentravano sul diminuire il più possibile l’utilizzo dell’automobile grazie alla bicicletta per gli spostamenti quotidiani e ai treni per i viaggi più lunghi (viaggiare in treno è fantastico, perché fare Pordenone-Roma in otto ore guidando stressato, quando posso ottenere lo stesso risultato in sei ore, comodamente seduto su un Frecciarossa, dormendo, guardando il panorama, lavorando o guardando un film?).

Più di così davvero non potevamo diminuire l’uso dell’auto, o i suoi consumi…o sì?

Negli anni avevamo ridotto il più possibile l’uso della nostra Panda. Nel 2010 solo lei consumò il 54% dei famosi 24.700 kWh. Nel 2016, nonostante tutti i nostri sforzi per ridurne l’uso, essa continuava, da sola, a rappresentare il 44% dei 12.400 kWh già citati (a voi fare i calcoli). Insomma la mia auto consumava tanto quanto la casa. Non ci si rende conto di quanta energia venga sprecata dalle auto.

Nel 2017 capitò l’occasione giusta. Vendemmo la Panda e la sostituimmo con una Zoe di seconda mano (anzi, terza). Avevo finalmente un’automobile elettrica.
L’uso della Zoe è pressoché identico a quello della Panda: cercavamo di usare il meno possibile la Panda, e la stessa identica cosa accade per la Zoe. Il chilometraggio annuale, più o meno, è lo stesso. Eppure i nostri consumi totali, che nel 2016 (ultimo anno interamente con la Panda) erano 12.400 kWh, nel 2018 (primo anno interamente con la Zoe) furono 9.000 kWh. 3.400 kWh ogni anno non vengono più consumati.

Ripeto: a parità di condizioni, 3,4 MWh ogni anno non vengono più consumati. Questo perché date 1 kWh a un’auto con motore a scoppio e ti farà difficilmente 2 km, date quel kWh a un’auto elettrica e te ne farà 7.

Sento già i brontolii: “E non potevi vivere senza auto? E la produzione dei pannelli fotovoltaici? E la produzione delle batterie della Zoe? E il litio? E i bambini in Congo che muoiono per produrre le batterie delle auto elettriche? E la produzione dell’energia che alimenta la tua auto? E le terre rare? E i Marò?

Alzo gli occhi al cielo, respiro a fondo e rispondo, un punto alla volta.

Se vivessi a Milano o Roma o Torino probabilmente vivrei già senza auto. Vi svelo però un segreto: esistono anche italiani che non vivono a Milano. L’Italia non è solo Milano. Vivo infatti a Pordenone, una piccola città con servizi di trasporto pubblico che non consentono una vita agevole completamente senza auto. Potremmo vivere senza auto? Indubbiamente, ma sarebbe dura. Credo che avere una sola auto per famiglia sia già un’ottima cosa. Ogni tanto sarebbe bello ricordare che l’intera regione Friuli Venezia Giulia ha meno abitanti del solo comune di Milano: non ci sono metropolitane e mai ci saranno.

Produrre qualsiasi cosa inquina. La scelta è tra produrre qualcosa che poi dura trent’anni creando energia pulita (un impianto solare), o produrre qualcosa che poi dovrà bruciare fossili per produrre energia (un impianto termoelettrico).
La scelta è tra produrre un’auto che può andare a energia rinnovabile, e una che, semplicemente, non può. La Zoe ha una presa di ricarica e posso alimentarla con l’energia solare del mio impianto fotovoltaico. La Panda ho cercato di caricarla con energia solare, ma non ho trovato la presa. La stessa cosa vale per il piano cottura a induzione: può funzionare a energia rinnovabile e ne consuma pochissima, mentre il suo corrispettivo a gas consuma tantissimo e a energia rinnovabile, semplicemente, non può funzionare. La stessa cosa vale per le pompe di calore, elettriche, rispetto a una qualsiasi caldaia a metano. Elettrificare conviene, sempre.

È interessante notare come a tutti importi dei bambini in Congo, mentre quelli che vivono nel delta del Niger devastato dall’industria petrolifera evidentemente non frega nulla a nessuno. L’estrazione di materie prime ha sempre, dovunque, avuto problemi ambientali. Ma è una questione di legislazione, non di tecnologia.
Servono leggi e norme che proteggano l’ambiente locale e che impongano alle industrie estrattive tutte le misure necessarie a estrarre materie prime senza sversamenti nocivi. Servono leggi e norme che impediscano lo sfruttamento dei bambini e dei lavoratori. Servono leggi e norme, e il farle rispettare. Punto. Ma questo vale per qualsiasi materia prima, litio e terre rare, ma anche cellulosa e rame, alluminio e petrolio. A proposito, il petrolio se lo estrai nel modo migliore poi comunque lo bruci e inquina, il litio no. Il litio delle batterie delle auto elettriche è lo stesso litio delle batterie delle bici elettriche e dei telefoni e dei computer e dei tablet. Che facciamo? Leggi e norme appropriate, oppure torniamo ai piccioni viaggiatori?

Nel frattempo la ricerca va avanti, la tecnologia si affina: a parità di capacità, le batterie necessitano di sempre meno litio e cobalto per funzionare, anno dopo anno.

L’energia che alimenta la mia auto è in parte rinnovabile, e lo sarà sempre di più (nel 2018 l’energia elettrica in tutta Europa era in media rinnovabile per il 32%). Quella che alimentava la Panda era fossile e non potrà mai essere diversamente. Il declino delle fossili è già iniziato, aumentare la domanda di energia elettrica diminuendo quella di carburanti fossili è il migliore e più diretto modo per far aumentare la produzione di energia rinnovabile, visto che costa meno!

Il motore elettrico della Zoe non contiene terre rare, poiché non è un motore a magneti permanenti.

…ma allora sei a favore dell’auto elettrica!
Sì e no.

Voglio che le auto siano poche: l’auto che non c’è è quella che inquina meno di tutte.
Voglio che le auto siano il più possibile fuori dalle nostre città: le città non dovrebbero essere possedute da scatole di latta con le ruote, ma vissute dalle persone senza paura di essere investite e uccise.
E infine, sì, quelle poche auto le voglio elettriche, perché l’unico modo per far funzionare ad energia rinnovabile una automobile è averla elettrica, non esistono altri modi (risparmiatemi, vi prego, i deliri su metano, biometano, idrogeno e unicorni volanti).

Abbiamo oggi in Italia 40 milioni di automobili a carburante fossile, io voglio che ce ne siano solo 20 milioni, e tutte elettriche. Eliminarne 20, elettrificare gli altri 20. In vent’anni credo sia possibile, se si avesse una strategia che sia studiata, concordata tra le parti, resa efficace e, soprattutto, che parta adesso per essere al punto d’arrivo tra vent’anni.

Eh ma le batterie durano due anni poi devi cambiarle

La batteria della bici elettrica di mio padre ha tre anni, funziona perfettamente, come nuova. La batteria della bici elettrica di mia moglie ha due anni e mezzo, funziona perfettamente, come nuova. La batteria della Zoe ha quasi sette anni, ha perso all’incirca il 15% di capacità (auto ben più costose della mia hanno sistemi di gestione ben più sofisticati che limitano ancor di più questo, inevitabile, degrado), direi che è un calo gestibile.
Le batterie della mia Zoe in particolare sono garantite a vita, nel momento in cui la loro capacità effettiva scende sotto il 75% di quella originale verranno sostituite.

Ora, quando quel giorno verrà, la Renault si ritroverà con una batteria buona per il 75%, che fa, la butta? Sarebbe da sciocchi. Verrà riutilizzata come sistema di accumulo, solo che sarà statico e non su quattro ruote. Sarà utile a stabilizzare la rete elettrica dagli sbalzi, a immagazzinare energia rinnovabile quando c’è molta offerta e a rilasciarla quando c’è molta domanda (r-i-n-n-o-v-a-b-i-l-e, andate a leggervi le motivazioni del Nobel 2019 a Goodenough, Whittingham e Yoshino). Nel tempo si degraderà ancora, lentamente. E prima o poi verrà riciclata, perché buttar via 300 kg di metalli (in parte) preziosi sarebbe da scemi e poi la tecnologia per riciclare completamente le batterie già c’è, è solo questione di tempo che si crei un circolo di domanda e offerta sufficiente per far partire la filiera industriale: da una batteria vecchia di vent’anni ne nascerà una nuova.

Ah, dimenticavo. Una batteria Li-ion da 300 kg, una volta prodotta è prodotta, fine. Un litro di benzina, una volta che lo hai bruciato, devi sostituirlo con un altro litro da bruciare. E poi un altro. E poi un altro. E poi un altro. E poi un altro.

Pedala, se puoi. Se non puoi pedalare, non bruciare fossili.

Tante cifre, tante parole, ma forse un grafico rende meglio l’idea: tutti i consumi della nostra casa e dell’automobile, anno per anno, ovviamente in kWh. Il 2019 è stato, tutto compreso, rinnovabile al 41%.

Dopo aver efficientato casa mia, ridotto i miei spostamenti in auto a vantaggio di treno e bicicletta, dopo aver investito in un impianto fotovoltaico, cosa posso ancora fare?

Molto. Come già scritto, potrei investire ancora sull’efficienza della casa, dotandola di impianto solare termico e isolandola per bene: al momento non è particolarmente isolata, nonostante consumi poco. Se avesse un isolamento appropriato probabilmente la mia casa produrrebbe più energia di quanta ne consuma, auto compresa. Vorrei, vorremmo, ma non siamo ancora riusciti a farlo. Lo faremo, presto o tardi.

In compenso ho fatto una cosa ancora più semplice: ho ridotto drasticamente il consumo di carne e derivati animali.

Oh mio dio, questo è pure vegano!” già sento i mormorii.
No, non sono vegano. Ridotto drasticamente non vuol dire che sono vegano.

Il mondo non ha bisogno di un pugno di vegani puristi, così come non ha bisogno di un pugno di ciclisti integralisti. Il mondo ha bisogno di otto miliardi di persone che mangiano poca carne. Il mondo ha bisogno di otto miliardi di persone che usano molto la bicicletta e i mezzi pubblici, e poco l’auto. E sì, mangiare meno prodotti di origine animale ha un grandissimo impatto (positivo) sul clima. Posso provare questa affermazione, come tutte le altre che ho inserito in questo pezzo.

Le mie scelte non sono casuali, sono tutte dettate da quello che dice la scienza: la scienza esige prove, non fandonie.

 “Ok ok, va bene, i pannelli, le pompe di calore, il solare termico che non hai fatto, il cappotto che non hai fatto, la bicicletta, la bici elettrica, l’auto elettrica, la dieta a basso consumo di carne. E mo’, cos’altro fai per sentirti giustificato a guardare gli altri dall’alto in basso?

Già, è capitato che mi accusassero di giudicare gli altri. Buffo, eppure faccio solo la mia parte, vorrei solo continuare a vivere su questo pianeta, visto che mi risulta non ce ne siano altri disponibili a breve. Forse gli altri hanno le loro navi spaziali personali e un appezzamento di terreno su Marte già edificato. Mistero. Ma sto divagando.

Cos’altro faccio? Vediamo… ah, sì, ho comprato una bicicletta cargo.

Ecco, l’effetto ma come diavolo ho fatto a vivere senza fino ad ora? con la bicicletta cargo ha raggiunto il suo picco massimo. Come ho fatto fino ad allora a vivere senza una bicicletta che può caricare a bordo l’impossibile? Come ho fatto fino ad allora a vivere senza una bicicletta che può trasportare fino a sette bambini?

Questa foto è stata fatta al ritorno a casa da una grossa spesa. Capite che la capacità di carico di una bici cargo è pari a quella del bagagliaio di un’automobile di taglia media? In quel cassone ci stanno non-so-quanti chili di merci, oppure tre bambini (gli altri quattro li si porta con appositi seggiolini e carrellini, ma voglio rassicurare che al momento ne porta solo uno e il secondo è in arrivo), oppure bambini e merci insieme. Una volta ci ho portato un divano intero. Smontato.

E se piove come fai?
Mi sciolgo, tipo le lumache col sale.

Scherzo: ci sono le apposite capottine che coprono tutto quello che bisogna coprire.

Una delle cose più divertenti della bici cargo sono gli sguardi delle persone. Una volta le cargo erano diffuse, poi è arrivato il benessere e sono sparite. Ora -lentamente- stanno tornando, ed è esilarante vedere gli sguardi delle persone che ti vedono con la cargo. Si va dalla sorpresa alla risata, dall’entusiasmo al terrore assoluto (la cosa accade anche con l’auto elettrica, sarebbe interessante fare un esperimento e vedere se l’italiano medio è terrorizzato più da una auto elettrica o da una bicicletta cargo).

Ma la cosa più bella sono gli sguardi dei bambini: mai vedrete un bambino triste a bordo di una bicicletta cargo. Mentre a chi ti vede lungo la strada si illumina lo sguardo, si riempie di gioiosa curiosità, esclamano Oh! Anche io voglio! ai loro genitori. Quelli sono i momenti che più valgono l’acquisto della cargo.

Voi capite che con un simile mezzo di trasporto posso andare a fare la spesa (quella grossa, non solo quella piccola), posso portare mio figlio a scuola con qualsiasi tempo, posso fare le commissioni più disparate, posso portare cose grosse e voluminose (ho già detto del divano, vero?). Voi capite che con un simile mezzo di trasporto il nostro uso della automobile è calato ancora e ancora, drasticamente? La nostra Zoe, rimane ferma in garage per settimane intere: è sempre meno necessaria. Ci serve ancora, ma sempre meno.

Di bici cargo ne esistono dei tipi più disparati. A tre ruote, a due ruote. Muscolari e assistite. Con tre, sei, dieci, diciotto rapporti. Coi freni v-brake, a tamburo, a disco. Con le sospensioni o senza. Inclinabili o non inclinabili.

Non esiste esigenza di mobilità per la quale non esista la giusta bicicletta cargo.

Mi sto dilungando sulle biciclette cargo perché credo che siano la chiave di volta per la mobilità del futuro. Per smettere di inquinare, per smettere di far morire persone sulle strade, per far tornare le strade luoghi di incontro e non luoghi di pericolo e morte, è urgente e imperativo togliere auto dalle strade.

A poco servono le sole auto elettriche, a poco servono le sole piste ciclabili, a poco servono i blocchi del traffico.

Vogliamo strade migliori? Dobbiamo togliere da esse le automobili. E se vogliamo che una famiglia rinunci a una auto, dobbiamo sostituire quell’auto con una bicicletta cargo, perché è l’unica a offrire la versatilità, la capacità di carico, la sicurezza di una automobile pur essendo una bicicletta.

Insomma, volete risparmiare? Compratevi una cargo e vendete un’automobile. Con tutti i soldi che risparmierete potrete godervi di più la vita e iniziare un percorso per uscire dalla dipendenza dalle fonti fossili che nel tempo vi renderà ancora più ricchi. Nel mio caso la cargo è stato l’ultimo investimento in ordine temporale, ma per voi può essere il primo di una lunga e soddisfacente serie. Vivrete anche, statisticamente, dieci anni in più, male non fa: tutto questo grazie a una semplice bicicletta cargo.


DARIO ZANETTE | Bio

Classe 1987, ecologista dal 1995, fortunato compagno di una fantastica rossa dal 2008,semi-gattaro dal 2009, ciclista urbano dal 2010, ex-appassionato di automobili dal 2011, ciclopapà dal 2013, consigliere Fiab Pordenone dal 2017, Esperto Promotore della Mobilità Ciclistica dal 2018,
ciclo-cargo-papà dal 2019, consigliere nazionale Fiab dal 2019, ciclopapà di nuovo nel 2020. Da sempre appassionato di fantascienza, fumetti e animazione: piuttosto che diventare fascista, meglio essere un maiale. (Porco Rosso)