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Come si cambia lavoro.

Ultimamente ho scritto spesso di cosa voglia dire in termini emotivi cambiare lavoro, lasciare tutti i tuoi punti fermi, non solo economici e ricominciare. Ho accennato all’aspetto pratico in questo post, ma non ne ho mai parlato approfonditamente.
Per contro ultimamente mi viene spesso chiesto come ho fatto, e perché ho dato un taglio così netto alla mia vecchia vita.

Oggi Vi racconto il lato pratico di tutte le emozioni raccontate nell’ultimo periodo.

Partiamo dal presupposto che cambiare lavoro, per forza di cose vuol dire cambiare Vita: al di là della situazione specifica, dipendente non dipendente, si cambiano i luoghi, gli eventuali colleghi, gli orari, le mansioni, e per forza tutto questo si riflette sulla nostra vita a 360°.
Immancabilmente ci sarà una fase di transizione breve o lunga (sono troppe le variabili in gioco per prevederlo a priori) e la prima fondamentale caratteristica da acquisire è la pazienza.

A monte di tutto ci deve essere (e non a caso parlo di dovere) la determinazione di raggiungere il proprio obiettivo.

In fondo se si sta cambiando volutamente lavoro, c’è sicuramente un obiettivo in merito.

Primo corso: ciclomeccanica base. Saronno 30.04.2016
Primo corso di ciclomeccanica (Saronno 30.04.2016): sono affezionata a questa foto, mi ricorda da dove sono partita.

Ma nella pratica che fare?

Lo so che sono noiosa perché rispondo sempre allo stesso modo, ma dipende!

Da quale condizioni lavorativa parti? Dove vuoi arrivare? E quale è la condizione economica attuale e, cosa prevedi per il futuro?

Prendiamo il mio esempio e lavoriamo per ipotesi.
Avevo un lavoro a tempo indeterminato, dove facevo letteralmente come volevo: orari e organizzazione del lavoro in primis.
Avrei potuto chiedere il part time e usare mezza giornata per avviare l’attività. I pro di questa condizione, forse, la sicurezza economica. I contro: la dispersione di energie, la gestione del mio lavoro in metà tempo (impossibile visto che facevo molte più ore del mio orario full), la concentrazione per avviare un’attività e contemporaneamente sul lavoro da svolgere come dipendente. Messo tutto sul piatto, anche avessi mai ottenuto il part time, io non ce l’avrei fatta.
Non siamo tutti uguali, può essere una soluzione valida per chi vede più pro che contro. Io stessa ho amici che hanno fatto e stanno facendo così.

Ho deciso per un taglio netto, decidendo i tempi in accordo con l’azienda: ho usato le mie ferie per fare i corsi che mi servivano, mentre formavo chi mi avrebbe sostituito. Per me i pro di questa soluzione sono evidenti: libertà di gestirmi autonomamente. Il contro uno solo: la parte economica.
Mi sono tolta l’entrata fissa e per fare questa cosa ho dovuto conteggiare tutto quello che avevo (praticamente nulla) e tutto quello che avrei ottenuto dalla chiusura del rapporto lavorativo.

Scatto controluce fuori dal vecchio ufficio: il sole tra i palazzi.
Avrò un centinaio di foto così: fuori dal mio ex ufficio. Facevo una foto quasi tutte le mattine: entravo posavo la bici e uscivo per andare a fare la seconda colazione della giornata, dopo aver pedalato un po’ (10/20 km a seconda del momento). Vecchie abitudini che ho perso nel tempo e che facevano bene all’animo. Ora ne sto costruendo (un po’ a fatica) di nuove.

Ho sicuramente scelto la strada più difficile, ma per come sono fatta quella più adatta a me.

A seconda delle situazione e dei tipi di lavoro esistono anche altre varianti: part time verticale, oppure smart working. Tutto dipende dall’indole personale e dal proprio obiettivo.

Tra le tante domande, mi hanno anche chiesto come ho previsto il numero di clienti e il tipo di mercato che avrò.

Se pensate di avviare da zero un’attività ed avere tutte le risposte Vi dico sinceramente dal cuore di non farlo.

Se siete quel tipo di persone che ha bisogno di certezze, e magari anche di non troppe responsabilità, il lavoro indipendente non fa per Voi.
Sia chiaro: non c’è nulla di male in questo, siamo tutti diversi come scrivevo poco sopra.
Detto questo si fanno delle previsioni, ma sapete io sono una diplomata geometra, ex operatrice grafica, non sono laureata in economia e non ho assunto nessun esperto di marketing (non voglio sminuire questa figura professionale, ma al solito non avevo i capitali, e soprattutto nel mio caso non mi sembrava necessario).

Ho osservato.

Innanzitutto ho cominciato con la ciclomeccanica perché la mia città non mi offriva niente di soddisfacente. Quindi, forse, questa figura serve. Poi ho aperto google ed ho iniziato a cercare ciclomeccanici in Liguria, non siamo poi così tanti. Mi sono anche chiesta se essere in pochi volesse dire poco mercato.

Perché ho deciso di aprire comunque? Ho fatto una scommessa con me stessa, la mia città e la mia regione.

I margini è evidente che ci siano, è capire come attuare il tutto che non si può prevedere nel dettaglio. Se prendete qualsiasi articolo sull’indotto economico che porta il cicloturismo (e più in generale la bicicletta), Vi renderete conto Voi stessi che sono molte le strade da tentare e vedere dove portano.

Ho fatto un salto nel buio? Sì, consapevole di quello che stavo facendo.

E come spiegato in diverse occasioni non avrei mai fatto lo stesso tipo di scelte in una città come Milano, ad esempio: troppa concorrenza e differenziarsi è molto più complicato.

Avete in mente un’attività? Esiste già? In cosa si differenzia dalle altre esistenti sul territorio? Siete convinti che porterete un punto di vista differente? Avete un obiettivo a lungo termine? Siete pazienti? Siete perseveranti? Siete pronti a reinventarVi se serve? Siete disposti a studiare le cose che non sapete e servono? E soprattutto siete pronti a rimetterVi in gioco in un Paese come l’Italia, che si sa, non aiuta molto le nuove imprese?

Se potete risponderVi a queste domande, il come fare è relativo. Io mi sono risposta, e soprattutto non ho più paura di cambiare se serve.

Portachiavi
Le chiavi del mio ex ufficio. Il portachiavi un po’ irriverente ma significativo: in reatà ho amato tantissimo il mio lavoro, le scelte che mi hanno portato a cambiare le ho raccontate tante volte.

Tutto quello che non sapevo l’ho studiato, tutto quello che non so lo studio. Tutto si impara.

Non mi sono soffermata molto sull’aspetto economico perché sono convinta che sia la parte che frega un po’ tutti. La sicurezza economica è un ottimo alibi per rimanere in situazioni che non ci piacciono, ma che ci danno quella parvenza di solido. Sorvolo sulla mia convinzione personale che di sicuro non c’è niente, e Vi dico che se aspettate di avere i soldi per fare tutto non partirete mai. Un po’ come quando si aspetta di essere pronti per fare qualcosa, alla fine non la si fa più.

Se state pensando di aprire un’attività, state diventando imprenditori, ed un buon imprenditore oltre ad avere istinto, ha anche il coraggio di rischiare. Nessuna grande impresa è stata mai realizzata senza rischi.

Un modo per approcciare il lato economico è il downshifting.

Come scrissi, più down di così non potrei, ma ho comunque risicato dove potevo e tolto cose superflue: il cambio è stato un’occasione per chiedermi onestamente se e dove stavo sprecando e rivedermi ancora una volta.

Le scelte pratiche precise dettagliate di un cambio di lavoro di certo non le posso spiegare in un post, troppo individuali e soggettive.

Le cose più concrete che mi sento di suggerire sono: un foglio con i pro e i contro di ogni scelta che Vi viene in mente, studiate come fare un business plan, chiedetevi cosa volete veramente, ascoltate solo Voi stessi prima di ogni altra persona che avete vicino. E soprattutto niente fretta.

Ho pensato ed elaborato due anni, ecco perché adesso nonostante tutti i casini mi sentite così sicura. Pensateci bene prima per non demordere dopo.

Buona fortuna.

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