Foto della bucofficina in una tranquilla giornata di settembre.
Foto della bucofficina in una tranquilla giornata di settembre.
Il mio orgoglio: la bucofficina…

Come si apre un’attività come la tua?

In tanti mi hanno fatto questa domanda, chi più preoccupato dell’aspetto burocratico, chi del capire dove fisicamente aprire. Le cose da guardare sono tante e diverse. Proverò ad andare con ordine cercando di essere il più lineare e chiara possibile.

Premessa importante.

Ci tengo tantissimo a ribadire un concetto fondamentale: tutto quello che scrivo e racconto è basato sulla mia esperienza personale. Non ho lauree specifiche in materia ed i miei studi scolastici sono in tutt’altro ambito.
Ciclomeccanica, marketing, grafica (che è anche il mio ex lavoro) e tutto quello che ho imparato, l’ho studiato da autodidatta. Ho una formazione completa per il mio ambito di applicazione, non in senso assoluto.
Finita la premessa, entriamo nel vivo.

Le variabili da considerare quando si apre un’attività, qualsiasi tipo essa sia, sono molte: tutto dipende da chi siete e dove volete arrivare.

Per questo ritengo che la base fondamentale di ogni azione debba essere la risposta a queste cinque domande:

  1. Chi siete: nome, cognome, età, dove vivete, famiglia. Insomma un vero e proprio identikit di Voi stessi con punti di forza e punti deboli. So che Vi sembra superfluo, ma è da Voi stessi che dovete partire e da Voi stessi ripartirete ogni volta ci sarà un problema o un ostacolo. Chi ci è vicino può sostenerci ma anche avere paura, perché un’attività in proprio è impegnativa. Dobbiamo essere in grado di sopportare anche questo carico e per farlo dobbiamo conoscerci molto bene.
  2. Cosa fate: ovvero cosa fate attualmente e cosa vorreste fare. Anche in questo caso conta la consapevolezza di cosa lasciate (nel caso di un cambio di lavoro) e chiarezza del lavoro che volete andare a fare. Nel nostro caso è importante capire che, per quanto ci piaccia aggiustare bici, non sarà sempre divertente. E fidatevi se Vi dico che dire distrattamente ma lo so mentre leggete queste righe non è prova di consapevolezza.
  3. Come lo fate: come volete lavorare? Da soli, in società, dipendenti o non dipendenti? Volete aprire un negozio con ciclofficina o solo ciclofficina? Volete fare anche un noleggio? Avete già idea del tipo di attività che volete aprire e dove? Avete studiato il mercato? Sapete già da chi rifornirVi? In che modo pensate di portare avanti l’attività?
  4. Perché lo fate: c’è chi dice che la motivazione è sopravvalutata, c’è chi dice che è fondamentale. Avere uno scopo personale nella Vita aiuta ad averne uno lavorativo. Avere solo uno scopo lavorativo, non basta. Torno al punto 1: chi siete? Dovete risponderVi ipotizzando il peggiore dei casi. Se andasse tutto storto da dove attingereste la forza per reagire? Sicuramente anche dalla motivazione delle Vostre scelte.
  5. Quando lo fate: quali sono i tempi che Vi siete dati per aprire la Vostra attività? Ma soprattutto quali gli step in cui monitorare costantemente come stanno andando le cose? Appena aprite dovete sicuramente darVi qualche mese per capire se una scelta è giusta o no. Non pensate di aprire oggi e dopo un mese tirare le somme. Per quel che mi riguarda, ragiono più o meno a trimestri, cercando di capire se sto facendo bene non solo in base agli incassi (inevitabilmente stagionali, anche a seconda di dove siete posizionati), ma in base al mio umore, alla risposta dei clienti, al mio stile di Vita (se migliora o se peggiora). Un modo per monitorarVi è scrivere le risposte a queste cinque domande nero su bianco e rileggerle a distanza di tempo, correggendo dove serve, perché l’attività andrà avanti e Voi maturerete nuova esperienza (indipendentemente dall’età anagrafica, se si vogliono far funzionare le cose non bisogna smettere di studiare e crescere). Come si suol dire ci vogliono tre anni per capire un’attività: dateVi dei limiti ragionevoli. Se al primo anno siete in perdita è normale, ma come avete lavorato? Dove potete migliorare? L’attività è in costante crescita?

È necessario rispondere nel modo più completo a tutte e cinque le domande. Se ne manca anche solo una, fermateVi finché non l’avrete.
È come costruire una casa con un pilastro in meno rispetto al progetto dell’ingegnere: magari ci sta anche su, ma per quanto?

Il mio (S)Business Plan: non un classico business plan, ma la risposta scritta e struttura alle 5 domande. Periodicamente revisiono, tolgo cose ne aggiungo di nuove, perché fermarsi è un errore.

Questo è solo l’inizio. A mio avviso ci sono altre cose importanti che, se tralasciate, Vi faranno partire zoppi o non Vi faranno partire affatto.

Come accennato qui, serve un bravo commercialista!

Cosa vuol dire bravo commercialista? Che Vi consigli e Vi segua: sembra banale ma avere una persona, oltre che preparata (lo do un po’ per scontato ma non lo è), partecipe dell’attività, che risponde al telefono (compatibilmente con le proprie esigenze, sia chiaro) è fondamentale per orientarsi nella giungla che è la burocrazia italiana. Anche perché basta veramente un attimo per sbagliare qualcosa e trovarsi con qualche sanzione o cartella esattoriale (io ne so qualcosa).

Ed è proprio con il commercialista che va valutato il regime fiscale.
Senza addentrarmi troppo in argomenti complessi e non di mia competenza, Vi racconto cosa ho messo in pratica per la mia attività.

La distinzione principale da effettuare è quella tra regime forfettario e regime ordinario.

Nel primo caso non scarichi iva e il pagamento delle tasse è forfettario (una percentuale calcolata in base a diversi parametri su cui non mi dilungo), non hai obbligo di inventario e hai un tetto massimo di fatturato di 65000 euro nella maggior parte dei casi.
Gli adempimenti fiscali previsti sono la dichiarazione dei redditi, inps, inail e camera di commercio.
In realtà il tetto massimo di fatturato e il calcolo delle tasse dipende dal codice ateco: sostanzialmente un numero che viene assegnato all’attività in base alla natura della stessa e da cui dipendono tutte le indicazioni fiscali. Questo codice dipende a sua volta dal tipo di attività che vorrai aprire: se solo ciclofficina oppure anche vendita, oppure noleggio, e così via.

Nel caso di regime ordinario hai molti piùadempimenti fiscali da gestire, oltre al pagamento dell’iva, ma di contro scarichi le spese sostenute.

Ed è questo il ragionamento da fare: quante spese prevedo di sostenere?

Nel mio caso ho deciso di aprire in regime forfettario, ho preferito non scaricare le spese seppur significative a fronte di adempimenti fiscali troppo dispendiosi per un’attività all’inizio, in primis la parcella del commercialista che varia per un semplice motivo: ha molto più lavoro.
Mi porrò nuovamente questo problema quando sarò vicino al tetto massimo di fatturato: un gran bel problema.

Hai capito perché ho scritto che serve un bravo commercialista? Non pensare di fare tutto da sola/o: oltre ad essere fisicamente impossibile, rischi veramente di fare degli errori stupidi e dispendiosi.
Risparmiare pensando di non avere un commercialista è un errore: trovarne uno con cui ti trovi bene, anche economicamente sia chiaro, consideralo il tuo migliore investimento.

Se il commercialista che avete trovato è competente, Vi chiederà: hai studiato il mercato di riferimento?

Argomento che ricorre anche nelle cinque domande.
Avete deciso di aprire una ciclofficina o un negozio? Dove? Chi c’è nella zona? Che tipo di passaggio? Oppure oltre la zona/quartiere specifico, quale è l’offerta della città? E soprattutto cosa potete offrire di diverso?
Per rimanere nel concreto ritorniamo al mio caso.

La mia città offre pochi negozi, con officine specializzate in quel che vendono: io ho aperto una ciclofficina, solo riparazione di qualsiasi modello di bici e nessun tipo di vendita.
Questa scelta complica di molto le cose: il magazzino è limitato ai ricambi più comuni e la maggior parte li ordino specificamente in base al lavoro che devo eseguire. Capita che mi tenga la bici qualche giorno se serve. che abbia necessità di studiarmi la bici se è un modello che non ho mai visto.

Dove volete aprire? Su una ciclabile o semplicemente in città? Zona cicloturistica oppure no? Ma soprattutto cosa volete offrire di unico ai Vostri clienti?
Questa unicità può essere espressa in molti modi, dal tipo di servizio che offrite a quello che vendete.

Non dimenticate la cortesia.

Se c’è una cosa che rimane impressa nei clienti è la gentilezza e l’attenzione con cui ci si occupa di loro, della loro esigenza, vogliono sentirsi esclusivi e se riuscirete in quello avrete già vinto.

Nota importante.

Qualcuno sicuramente più esperto di me lo dice sicuramente meglio, ricordateVi che se decidete di fare vendita dovreste batterVi sul ring del prezzo, se decidete di dare anche un servizio (o come nel mio caso offrire esclusivamente un servizio) il prezzo sarà uno dei fattori da considerare, ma non l’unico.

Se mettete in vendita una bici, per quanto bella, ultimo modello, super, ad un prezzo maggiore di un Vostro concorrente difficilmente la venderete. Chi è che paga di più solo per la simpatia del venditore? (Magari c’è, non lo so, il mio è un discorso in generale).
Se vendete insieme a quella bici un certo tipo di assistenza, di disponibilità, allora non state vendendo solo una bicicletta.

C’è un altro fattore da considerare e con quello che sto per scrivere mi attirerò le ire di molti miei colleghi: i meccanici tendono ad essere arroganti, soprattutto se vedono una donna o qualcuno che ne capisce poco. E non sto parlando a caso: è il motivo per cui sono diventata ciclomeccanica. Già solo porVi in maniera diversa farà la Vostra fortuna.

Non volete fare un servizio, ad esempio aggiustare bici da bambino, potete dirlo con cortesia e eventualmente indicare al cliente dove andare. C’è differenza tra io quella roba non la faccio e non aggiusto questo tipo di bici ma potrebbe provare ad andare là….

Tra tutte le caratteristiche che potrete costruire e studiare per la Vostra attività, il rispetto e la cortesia del cliente è la fondamentale. E se ne ho scritto così tanto è perché non è per niente scontata.

Mentre ovviamente sto dando per scontato la professionalità e la competenza tecnica. Su questo argomento un’unica nota: si fa più bella figura a dire questa cosa non la so fare che eseguire un lavoro fatto male. Ad esempio, nel caso di lavori mai visti prima, io dico sempre non l’ho mai fatto ma se mi lasci studiare lo faccio. Finora ha funzionato e, grazie ad ogni lavoro, amplio il mio bagaglio professionale.

Vendita sì o no? Perché tu non la fai?

Rispondo subito al perché: non ho la pazienza ed ho proprio deciso che voglio solo fare riparazione.
La vendita di biciclette a certi livelli impone un certo tipo di investimento di investimento economico e di spazio che non tutti hanno voglia di affrontare e che, a mio avviso, dipende da dove intendi aprire: l’Emilia non è la Liguria, il Trentino non è la Calabria. Impone analisi molto più approfondite che non sono in grado di fare.
Una soluzione, adottata da molti, è la vendita a catalogo: vendo solo quello che mi ordini. In questo modo si tagliano sul nascere tutta una serie di problematiche.

Sia che sia vendita (o noleggio), ciclofficina o solo uno di questi ambiti, Vi serviranno dei fornitori.

Contattate gli agenti di zona, chiamando le aziende che Vi interessano, Vi daranno i relativi contatti.
Questa cosa va fatta prima di aprire: servirà per analizzare i costi.
Inoltre chi non Vi considererà non merita. Se non Vi ascoltano prima non Vi ascoltano neanche dopo, o meglio anche lo facessero volete lavorare con queste persone? (Io sono un po’ fissata con l’etica e queste sono considerazioni puramente personali).

Sapete contrattare? Avete idea di come fare abbassare un prezzo?

Impararete strada facendo se non lo sapete fare: intanto esercitateVi ad avere una faccia di bronzo. Gli agenti sono simpatici e disponibili ma non sono Vostri amici, sono persone che devono vendere. Voi ricordatevi che il bene della Vostra azienda lo fate Voi, non il fornitore. In generale evitate esclusive, controllate sempre i costi di spedizione e ricordateVi che i prezzi sono sempre al netto dell’iva.

Il tramonto visto dal marciapiede di fronte alla bucofficina.
È importante lavorare in un bel posto: la sera attraverso la strada e mi godo questa meraviglia…

Abbiamo parlato delle cinque domande, della scelta del commercialista, dell’unicità del Vostro servizio e del rapporto con il fornitore. Ora avete le idee belle confuse e incasinate e Vi starete chiedendo: ma non servono anche i soldi per aprire un’attività? E quanti ne servono?

I soldi servono a poco senza aver chiaro quanto detto finora, perché appunto dipende molto da quale tipologia di attività volete aprire.

Come trovare il denaro da investire dipende da svariati fattori: potreste chiedere un prestito, averli, essere disoccupati e richiedere l’ancitipo naspi (ossia la disocuppazione tutta in un’unica soluzione, però credo siano cambiate alcune regole e non sono aggiornata sulle ultime procedure). Insomma dove reperire i fondi non Ve lo posso certo dire io: nel mio caso ho unito tfr e naspi.

Se avete chiaro tutto quello detto fin qua, capite Voi stessi che le spese possono essere molto variabili.

Di seguito riporto un elenco di massima:

  • Apertura partita iva
  • Inail (arriva poco dopo l’apertura della partita iva)
  • Inps (dipende dal tipo di attività, ad esempio io sono impresa artigiana e pago trimestralmente circa 900 euro)
  • Commercialista
  • Assicurazione professionale
  • Affitto locale (compreso deposito cauzionale e registrazione del contratto)
  • Allaccio o volture utenze
  • Attrezzatura officina (compresi banchi, pannelli porta attrezzi e cavalletti)
  • Ricambi (fateVi consigliare dai Vs fornitori o da qualche collega che Vi indirizzi su quelli più comuni per iniziare, se fate vendita andate ovviamente in base a quella)
  • Materiale per pulizia delle biciclette
  • Eventuale telefono dedicato (ho due linee telefoniche, una per il lavoro ed una privata, scelta personale perché quando stacco dal lavoro voglio staccare sul serio e perché ho tra i miei servizi la reperibilità)
  • Registratore di casa, compresa revisione annuale (informatevi se nel Vs caso serve)
  • In caso di noleggio: flotta bici e relativi ricambi
  • In caso di vendita: magazzino bici
  • In caso di vendita a catalogo: eventuale campionario bici (ad esempio una da esposizione oppure una per taglia)
  • In caso di soci e dipendenti: vanno valutati tutti i relativi costi di una società e/o delle assunzioni

Ci sono altre due voci che ricadono nelle spese e che non considero tali, ma bensì veri e propri investimenti: la formazione e la comunicazione.

La formazione per un/a ciclomeccanico/a è continua ed è formazione anche spendere un’ora di più su una bici se da quel lavoro ho imparato qualcosa.
La prima volta che ho regolato il mio deragliatore anteriore ho impiegato circa un’ora. Ora, a seconda di quanto posso essere maniacale e precisa, posso impiegarci esagerando cinque minuti. Quell’ora non è stata persa. E come questo potrei fare molti altri esempi.
È vero che avere un’attività vuol dire ottimizzare tempi e costi, ma non tutte le perdite di tempo lo sono realmente.

La formazione può essere svolta anche in esterno, attraverso corsi di formazione da svolgere personalmente o da eventuali dipendenti. Inoltre nel caso di vendita di determinati prodotti la formazione e l’esclusività fanno la differenza (un esempio classico sono le biciclette elettriche). Però, per favore, come come ho già detto: un servizio in esclusiva che date solo Voi e che obbligatoriamente Vi porta lavoro, non Vi autorizza a trattare male i clienti. Anche perché, alla lunga, i clienti trovano il modo di arrangiarsi. Siate lungimiranti nelle Vostre scelte.

Quindi studiate! Sempre, continuamente.

Non date niente per scontato e se avete dei dipendenti, formateli, non abbiate paura che poi se ne vanno. Se li fate lavorare bene non ne avranno motivo e dar loro gli strumenti giusti, compresa la formazione, è un bel lavorare.

Sulla comunicazione si apre un universo infinito, in conclusione di un post già lunghissimo (l’argomento è sostanzioso e complesso). Vado al sodo raccontadoVi sinteticamente cosa ho fatto io.

Ho studiato il mio logo, i miei colori, la mia immagine. Ho aperto questo blog ed ho iniziato a scrivere. Nel mentre frequentavo i corsi di ciclomeccanica in giro per l’Italia (come spiegato sopra bisogna formarsi). Ho aperto la pagina facebook, diversi canali social e nel mentre studiavo personal branding (l’ho già detto che bisogna studiare?).

Ho creato la mia immagine offline ed online, ho fatto determinate scelte etiche e personali, ho dato una direzione precisa a come volevo gli altri mi percepissero.

Quando ho aperto la ciclofficina, il mio logo ricordava qualcosa, il mio nome già girava. I ciclisti passavano anche solo per la curiosità di conoscere questa ragazza che aggiusta biciclette.
Non avevo idea di cosa volesse dire personal branding e mi sono comprata dei libri, ho letto blog di altre persone. Quando ho avuto l’occasione ho frequentato un corso in merito (avessi potuto ne avrei fatti di più).

Ma io sono un ex grafica. Ho fatto tutto in casa.
Fare tutto da sola è stato delirante, creativamente il confronto è importante, ma comunque sapevo cosa stavo facendo.

Se non siete Grafici dovete affidarVi a qualcuno e qui lo dico e lo sottoscrivo: non il cugggino, ma neanche l’architetto che Vi fa il negozio. Ognuno ha il suo ambito, avete bisogno di qualcuno che Vi segua e bene. Non serve neanche andare dalla mega agenzia che Vi fa pagare tutte le virgole che cambia.

È fondamentale investire in quella che sarà la Vostra immagine.

Cercate qualcuno che Vi ispiri, che non Vi vincoli in modo strano: esistono ancora professionisti e professioniste che fanno bene il loro lavoro.
La parte web è ancora un altro aspetto: un grafico o una grafica non sono social media manager (definizione stra abusata e pure male). C’è chi fa entrambe le cose ma se la grafica Ve la fanno con Canva, fidateVi: non va bene.
La parte web potete impararla, io l’ho fatto: ho impiegato un paio d’anni, in parallelo con i corsi di ciclomeccanica.

So che pensate che tutto questo è inutile e Vi potrei aprire uno dei miei pippotti filosofici sul fatto che Vi state sbagliando, ma non lo farò.
È una delle piaghe, per lo meno italiche, quella delle piccole medie imprese senza un’immagine coordinata, un logo, un’identità. Nel caso Voi decideste, ad esempio, come me di lavorare da soli, tutto ciò che scriverete online rappresenterà la Vs azienda.

Questo per dire che non potete lasciare nulla al caso.

Uno dei miei motti: Siate realisti, credete l’impossibile!

Potete riflettere su questi aspetti o ignorarli. Se ci rifletterete e proverete ad applicarli, farete già quella differenza di cui parlavamo prima.

Bene, siamo giunti alla fine.
Come no? Volete sapere come si trovano i clienti?
Secondo Voi a cosa serve una presenza online e offline? A comunicare che esistete e cosa fate e questo sarà un lavoro che non smetterete mai se volete che la Vostra attività funzioni.

Potete vivere sul passaparola certamente, del passaggio anche, ma dovete sempre ragionare prevedendo il peggio: se il passaparola non c’è o e poco? Se la zona smette di essere fortemente turistica?

La comunicazione è parte integrante del lavoro: oggi se smettete di comunicare, smettete di esistere.

Sono moltissime le cose su cui ragionare, non solo se preferite aggiustare bici da corsa o mountain bike, o se volete fare un noleggio o no. Si va dalle proprie competenze personali ad aspetti burocratici e noiosi.
Riflettete attentamente su ogni aspetto e, come dicevo, non lasciate nulla al caso, perché gli imprevisti non mancheranno e Voi dovete cercare di essere il più preparati possibili.

Nota a margine ed è un consiglio dal cuore: non parlate male dei Vostri concorrenti.

Lo dico io che ho appena detto che sono tutti arroganti? Glielo dico anche in faccia, non gli sto parlando dietro. Non parlate male del loro lavoro, non eravate lì quando lo ha fatto, non avete idea di come siano andate le cose e, in ogni caso, nessuno è esente da errori, neanche Voi.
Ultimo ma non ultimo: a screditare gli altri fate una figura meschina e rovinate la Vostra immagine.

Ho scritto tantissimo e sicuramente ho dimenticato qualcosa perché l’argomento è molto ampio. Per qualsiasi dubbio o informazioni sapete dove trovarmi 🙂