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Cinque mesi dopo.

È diventato difficile scrivere su questo blog, non perché non mi piaccia, anzi. Scrivo e cancello, a loop, almeno un paio di volte prima di ritenermi soddisfatta quel tanto da non cestinare tutto.

È diventato difficile perché per me è naturale cercare di migliorarmi e non adagiarmi, perché non ho mai voluto cavalcare l’onda dei post facili, quelli che ti fanno accalappiare consensi o posizionamento con parole chiave fin troppo banali, perché ho sempre fatto della qualità e dello studio il mio biglietto da visita. E se da un lato ho dei post pronti che vorrebbero vedere la luce, dall’altro il mio lato pignolo e precisino dice non va bene pubblicarlo ora.

Ho finito i lavori in bucofficina (per chi non lo sapesse la chiamo così perchè è un buco di neanche 5 mq). Nel momento in cui scrivo manca solo l’allaccio della luce elettrica (confido che arrivi nel mentre scrivo). Sono stata due settimane stancanti, ma soprattutto sono stati cinque mesi parecchio strani.

Sono cinque mesi che ho lasciato il lavoro.

È successo un po’ di tutto e soprattutto la parte economica ha preso pieghe che non avevo previsto e che mi hanno messo a dura prova. Per dirla semplice: ho finito i soldi.

Sono buddista e credo nella non dualità di vita e ambiente e che tutto parta da noi, credo che nella Vita non bisogna mai smettere di seminare e inseguire i propri obiettivi, ma mentirei se scrivessi che non mi sono fatta influenzare da questa cosa, coinvolta in un saliscendi di umore nero e motivazione che non mi ha fatto stare e non mi fa stare (ancora) tranquilla.

Me ne hanno dette tante in queste settimane, ma sono anche stata molto fortunata, sostenuta dagli amici e dalla famiglia. In fondo si sa che è nei momenti di crisi profonda che capisci chi hai a fianco: ci sono stati risvolti dolorosi ed altri pieni di amore.
La bucofficina esiste ed io devo farla funzionare, soprattutto per due motivi: i gatti devono mangiare, i miei amici e la mia famiglia credono in me. In realtà le idee non mi mancano, solo che il mio cervello (e non solo quello) è rimasto un po’ bloccato dalla pesante situazione e dai dubbi che ogni tanto arrivano.

Foto del muro del mio ingresso: diventato un immenso planner.
Quando il muro di casa diventa un immenso planner.

Perché vi racconto tutto questo? Questo è un post egoista, è uno di quegli articoli che scrivo per sbloccarmi, per rifare il punto di dove sono e di dove voglio andare.

Ho passato gli ultimi due giorni a capire che orario fare in officina, e ne ho concluso un planner per riprendere un po’ in mano la mia Vita, che ultimamente non mi vede molto organizzata, o comunque non come vorrei io. A me gli orari fissi non piacciono, se sono imposti soprattutto, ma allo stesso tempo ricerco regole e organizzazione.
Ho deciso da tempo che la mia attività si sarebbe svolta principalmente su appuntamento, ma è anche vero che tutto sta nascendo ora. Così ho raggiunto il mio personale compromesso: il martedì e il giovedì tutto il giorno, gli altri giorni su appuntamento. Ho tappezzato mezzo internet con il mio numero di cellulare, e vivo anche dietro la bucofficina. Vorrei riuscire a dare massima disponibilità, perché è quella che vorrei dal mio meccanico, ma anche ad avere una vita non imposta da orari di negozio. Ovviamente il mio scopo sarà lavorare tantissimo, anche nei weekend se serve, ma non rimanere bloccata lì per rispettare un orario fisso imposto a me stessa secondo regole di altri.

Argomentazione astrusa? Può essere. La sfida è con me stessa, con i miei futuri clienti, con la mia città. Cosa succederà lo scoprirò solo mettendomi in gioco fino alla fine.

Inoltre non dimentichiamoci che ho aperto una ciclofficina ma che il cuore è itinerante: questo è solo il punto di partenza di un progetto molto ma molto più ampio.

L’altro giorno, finito di pitturare la parete di fondo, avevo gli occhi lucidi. Fa effetto costruire qualcosa da zero, fa effetto che quella che era solo un’idea ora è uno spazio fisico, fa effetto ogni volta aprire la serranda e ricordarmi da dove sono partita.
La strada è ancora lunga, ma nei momenti più duri, quando non ho soldi come ora, penso a tutto quello che sono riuscita a realizzare, e mi dico che ce la farò anche questa volta.

La sfida non è solo mangiare con il mio lavoro, ma essere apprezzata e riconosciuta come competente: rimane un fatto che sono l’unica donna ciclomeccanica a Genova (per lo meno l’unica ad aver aperto un’attività) e resta un fatto che per molti sono un’intrusa in un ambiente maschile (da sempre è così). Questa, forse, è l’unica cosa che mi manca del mio ex lavoro: se dicevo una cosa nessuno metteva in dubbio la mia parola. Quando mi soffermo a pensare che quel risultato l’avevo ottenuto dopo circa 8 anni, inevitabilmente penso che, è vero, la strada è ancora lunga, ma fattibile.

Concludo ricordando a tutti i genovesi, o a chi passa da Genova, che la bucofficina è in Via Nizza 124 a rosso, che mi trovate lì tutti i martedì e i giovedì dalle 9 alle 19 circa, tutti gli altri giorni su appuntamento (ma in generale chiamatemi o messaggiatemi per conferma che sia lì e non in giro a recuperare qualche bici). Se volete portare la Vostra bici in visita, un’occhiata è sempre gratuita. Ma se siete anche solo curiosi di conoscere questa pazza (che magari leggete da un po’), va bene lo stesso: possiamo berci un caffè, parlare di ciclomeccanica, di bici, di Vita.

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