Francavilla al Mare: la Wilma.

Quando si parla di biciclette ci addentriamo ogni volta in un mondo selvaggio pieno di opinioni, dove ognunə racconta la sua esperienza ed è difficile orientarsi.
Posto che anche io sto condividendo considerazioni nate da quel che ho visto e praticato direttamente, la cosa fondamentale rimane una sola: fate la Vostra esperienza.

In questo articolo Vi racconto ciò che ho imparato in questi anni, ma ognunə di noi è una/un ciclista diversə. A questo proposito faccio sempre l’esempio della sella: non abbiamo tuttə lo stesso fondoschiena e per questo scegliamo selle diverse, a parità di bici, prestazioni e obiettivi.

Lo stesso vale per la bicicletta da viaggio, per la preparazione, l’attrezzatura. A questo proposito potrei chiudere l’articolo dicendo Sperimentate!, ma sulla base di cosa, da dove partire?

Iniziamo escludendo i due estremi della questione, che gli estremismi non mi piacciono.

Da un lato abbiamo chi dice qualsiasi bici va bene, sali e pedala. C’è del vero, esiste gente che è andata a Capo Nord o si è scalata lo Stelvio con la Graziella. Si può fare tutto, ma come sempre (in ogni ambito della Vita) è importante chiarirsi lo scopo del nostro viaggio. Se puntiamo alla prestazione, alla sfida, all’infrangere un record o entrare nel Guinness, faremo determinate scelte, ma se vogliamo semplicemente cicloviaggiare in relax, magari in un giro enogastronomico, ha senso distruggersi le gambe su una Graziella sui colli toscani, ad esempio? Quanto ci godremo il viaggio?

All’estremo opposto abbiamo le/i super tecniche/i, quellə che se non hai una gravel da tot grammi, con esattamente quel cambio, e quella combinazione di borse assolutamente in bikepacking in materiale super tecnologico, allora non puoi partire. Esiste una sana via di mezzo.

Iniziamo dal tipo di bicicletta.

Esistono le bici da trekking/viaggio e le gravel, nascono esattamente per viaggiare: geometria telaio, materiale, peso, possibilità di borsare (telaio predisposto per portapacchi, in alcuni casi sia avanti che dietro), tipologia di ruota e dimensione copertone. Insomma, queste bici nascono con tutte le caratteristiche giuste per goderti il tuo viaggio. Ma se hai una mountain bike e non la vuoi cambiare va bene uguale. La bici da corsa per viaggiare invece la sconsiglio: la posizione di questo tipo di bici nasce per la prestazione sportiva più che per il relax di un viaggio. Ma ripeto, si può fare tutto, considerate sempre i pro e i contro.

Ovvio più il mezzo è performante meglio pedali, vale per i viaggi come qualsiasi altra disciplina in bici, ma non deve essere vincolante.

Piccolo inciso: oltre alla geometria del telaio, la posizione in sella, il peso della bicicletta, conta molto anche il materiale. Un bici in alluminio è rigida (lo so per esperienza diretta) mentre l’acciaio o il carbonio sono più flessibili. Questo influirà poco se le tappe del nostro viaggio saranno di qualche decina di chilometri, ma più queste si allungano più il nostro corpo assorbirà le sollecitazioni del terreno.

Personalmente ho impiegato tre anni e molti giri in bici per capire che modello di bicicletta vorrei, sia per il telaio che per il materiale (non l’ho ancora comprata… In realtà non ho ancora deciso se farmela su misura o no). Rimango dell’idea, esposta più volte, che a spendere c’è sempre tempo, soprattutto se ti sei approcciatə da poco a questo mondo e non hai idea se questa passione durerà.

Nota: tutto si può rivendere ma si svaluta anche facilmente. Ogni considerazione più precisa può essere fatta solo in base al budget effettivo e quanto si è disposti a perderci.

Allenamento: sì, no, forse?

Userò un’espressione colorita ma sempre efficace: più si è fatto il callo al culo meglio si pedala. Partire senza alcun tipo di allenamento può essere controproducente, può rendere il viaggio meno piacevole o addirittura interromperlo. Per contro è bene ricordare che non ci si sta allenando per il Giro d’Italia.

Ogni scelta è assolutamente soggettiva, perché dipende dagli itinerari, chilometri, dislivelli e capacità personale di resistere alla fatica mentale e fisica ma, ad esempio, per prepararmi ai miei viaggi (molto semplici) mi sono limitata a pedalare tutti i giorni, allungando sul percorso casa-lavoro, cercando di mantenere una media di 20 km al giorno (anche se in generale le mie tappe sono state ben più lunghe, ma senza particolare dislivelli). È successo di partire anche senza allenamento, al secondo giorno ero in sovraccarico con un ginocchio gonfio. Mi conosco, conosco il mio corpo e ho proseguito adottando determinate accortezze e ripetendomi che non avrei mai più fatto un errore del genere.

Il punto è proprio questo: non tanto allenarsi per la prestazione sportiva in sé, ma per entrare in sintonia con il proprio corpo, imparare a conoscersi per prevedere reazioni e eventuali dolori, capire quando fermarsi e quando no. Sia che si viaggi in solitaria o in compagnia, in sella siamo noi, solə, con le nostre sensazioni, paure, incertezze.

Non ho mai viaggiato in compagnia, non ho idea se possa realmente aiutare la motivazione. Credo dipenda molto dall’indole personale e dal tipo di relazione con l’altrə viaggiatrice/tore.

Non mi ricordo dove ho fatto questo scatto. Primo giorno, prime ore.

Come scegliere l’attrezzatura?

La regola aurea di qualsiasi viaggio è cercare di stare leggeri, ma ovviamente dipende dalla durata del viaggio: un conto è andare via per dieci giorni, un altro pedalare per sei mesi in giro per il mondo. Dipende anche dalla stagione: se è caldo puoi portarti meno vestiti, lavarli durante il viaggio, si asciugheranno velocemente, addirittura anche addosso (ebbene sì l’ho fatto, era agosto, due colpi di pedale ed erano asciutti); se è più freddo è più complicato ragionare in questi termini a meno di non investire in abbigliamento tecnico di un certo livello.

Una cosa (più di altre) su cui ho imparato che più spendi e meno spendi è proprio l’abbigliamento tecnico. Ma quello che vale per me non vale per Te e viceversa. Quindi che fare?

Se stai per affrontare un viaggio relativamente breve, buttati, segui il Tuo istinto, attrezza la bici come pensi sia meglio e parti per il tuo primo viaggio. Sarà un grande test e, ad ogni viaggio, aggiusterai il tiro, fino a arrivare al punto di realizzarti delle borse su misura perché niente di quello che è in commercio Ti soddisfa (tratto da una storia vera).

Se stai per affrontare mesi di viaggio, servono delle prove. Cerca nelle Tua zona itinerari che possono simulare i percorsi e, soprattutto, i dislivelli che affronterai. Prova ad uscire in diversi orari del giorno, per testare come reagisci alle diverse temperature. Per simulare il peso dei bagagli, è d’uso riempire le borse con delle bottiglie d’acqua.

A questo punto rimane un ultimo (forse) quesito: bikepacking o borse tradizionali?

In ogni caso non risparmiare sulle borse, sceglile impermeabili e senza cerniere. Fidati: io le borse le ho sbagliate completamente so di cosa parlo.

Non ho mai viaggiato in bikepacking: la teoria vuole che, essendo le borse in linea con le geometrie della bicicletta, facciano meno attrito. Però viaggiare in bikepacking vuol dire essere molto precisi e metodici nel prepare i bagagli, mentalmente ricordarsi quali sono gli oggetti che si usano di più e tenerli a portata di mano. In teoria lo stesso principio vale per le borse ma, personalmente, mi danno l’idea di essere più spaziose, quindi se un oggetto è in fondo alla borsa ci arrivi. Ripeto: sono idee non basate sull’esperienza, partorite dalla mente di una un po’ (tanto) disordinata.

Un primo modo per testare, senza spendere soldi, è trovare qualcuno che Ti presti le borse. Lo so che ora sembro genovese doc, ma non è una questione di tirchieria. Delle borse buone costano, prima di fare questo investimento, se non se ne sa nulla e si ha la possibilità, qualche test grazie a qualche amicə può solo che aiutare.

Tutta questa spiegazione può essere riassunta in due parole (lo sapete che parlo un sacco): sperimenta e dipende, perché dipende.

Non esiste la bici perfetta per cicloviaggiare, sono dell’idea che per quanta preparazione si faccia prima il vero allenamento è in sella, durante il viaggio stesso e molta della attrezzatura che Ti porterai dietro dipende dal Tuo spirito di adattamento.

Ultimo ma non ultimo: bici elettrica per viaggiare, sì no forse?

La bici elettrica è sicuramente comoda, soprattutto nei momenti di stanchezza o in caso di dislivelli importanti. Alcune considerazioni al volo, proprio mentre scrivo:

  • se durante il viaggio sono previsti treni, ricordati che la bici va sollevata per metterla sul treno;
  • vanno considereti i punti di ricarica e relativo tempo.

In sintesi, non risparmiare sulla bici elettrica, in generale ma soprattutto se volete viaggiarci: deve essere performante e affidabile, avere autonomia e una ricarica relativamente veloce.

La sintesi della sintesi di tutte queste parole è: leggi, ascolta le esperienze altrui, sali in sella e prova. Inizia con qualche weekend e poi allunga sempre di più.

Puoi anche partire direttamente facendo il giro del mondo in bicicletta, ma neanche io che sono completamente pazza lo sceglierei come primo viaggio.
Buon cicloviaggio!