Dettaglio di biciclette in attesa di essere aggiustate.

Me lo ricordo come se fosse ieri. Non ero ancora ciclomeccanica, avevo il blog e la pagina facebook e studiavo per cambiare lavoro. Mi ricordo questo commento (che non riporto letteralmente perché è passato molto tempo), che già all’epoca, in tutta la mia inesperienza, non mi aveva convinto molto: per aggiustare bici esistono rigide procedure a cui attenersi.

Sapete cosa ho imparato in quasi due anni di attività?

Ho imparato che a volte, per fare funzionare a dovere un cambio posteriore, va leggermente storto (in che direzione e come, dipende da quale è il problema specifico).
Ho imparato che esistono casi in cui una ruota posteriore va scampanata, ad esempio se il telaio è leggermente storto o se il copertone sfiora il deragliatore anteriore.
Ho imparato che se un freno v-brake lavora male capita di dover montare i braccetti asimmetrici modificando la posizione del pattino rispetto al telaio, oppure invertendo la posizione delle rondelle coniche.
Ho imparato che a volte per fare funzionare un deragliatore anteriore va montato non parallelo alle corone oppure le lame vanno leggermente strette con una pinza.
Ho imparato che a volte invece del grasso sui filetti del movimemto centrale, va messo frenafiletti altrimenti continuerà ad aprirsi nonostante tutta la forza usata per chiuderlo.

Ho imparato che il mezzo va osservato e studiato e che, a seconda del caso, vanno fatte le scelte più opportune.

Chi parla per procedure e tutorial, spesso non ha idea di cosa sia la realtà di una ciclofficina.

Il caso più eclatante è stato la prima volta in cui ho dovuto cambiare la camera d’aria di un monopattino elettrico. Indovinate quale ruota aveva bucato? Ovviamente quella con il motore, che rimane attaccata al corpo del monopattino (a meno di non smontare la piastra sottostante, staccare il motore e lavorare con la ruota libera e il solito occhio di riguardo al cavo che esce dal perno centrale), giusto per lavorare con agilità.

In quella occasione ho visto due tutorial: nel primo facevano vedere come levare e mettere il copertone, senza camera d’aria, mancava la cosa più importante: come non pinzarla. Nel secondo invece la camera d’aria c’era, peccato che era la ruota posteriore, facilmente staccabile senza cavo elettrico ad intralciare.

È importante conoscere la teoria ed il perché funzionano le cose, ma è solo il punto di partenza.

Oggi (giorno in cui scrivo questo post che come sempre non so quando sarà online) ad esempio ho imparato come far funzionare un cambio campagnolo 8 velocità con una molla ormai lenta, modificando il giro del cavo sull’attacco.

Non esistono rigide procedure nella ciclomeccanica: esiste lo studio, la creatività e una buona dose di incoscienza (soprattutto nell’aprire comandi e vedere saltare molle ovunque).

Un ringraziamento va a Pietro Stocco, ciclomeccanico di Valeggio sul Mincio che mi ha insegnato molto di quello che so, che mi ha sempre incoraggiato, fino a farmi comprendere che l’incoscienza è tutto per andare oltre e fare la differenza.