Qualche giorno fa ho deciso di interrompere la mia attività social su facciadalibro, tutta, profilo e pagine. È una scelta nata da un’esigenza personale ed egoista che sento ormai da tempo ma che rimandavo per tanti motivi: dalla possibilità di sentire persone lontane alle implicazioni lavorative.
In fondo su facebook ho fatto conoscere questo blog, grazie a quel social la mia storia è rimbalzata un po’ ovunque.

Ma è veramente fondamentale per il lavoro? Sì può nel 2020 permettersi di non essere su facciadalibro?

Fino ad un po’ di tempo fa pensavo di no, ora non ne sono più così sicura.
Ho deciso di smetterla di contribuire direttamente e indirettamente alla prolificazione di quel social perché, se è vero che non posso cambiare la testa della gente, posso decidere di agire in modo più coerente con me stessa.
A seguito degli ultimi avvenimenti, la sensazione di malessere e di schifo è diventata ingestibile: persone che condividono notizie senza verificarle, altre che creano volutamente notizie false, utenti che se provi a farli ragionare ti insultano, persone incapaci di comprendere l’italiano. Non ce la posso più fare.
Il profilo e la pagina non sono stati eliminati, sono lì ancora attivi, perché non rinnego quanto fatto finora e, egoisticamente, non voglio perdere tutto quello fatto fin qui. Ma rimarrà tutto fermo, per un po’ e, lo ammetto, se le cose procedono, spero per sempre.

Gli altri social non sono diversi e, come giustamente mi hanno fatto notare, il problema non è il social in sé, ma il mondo. In fondo lì dentro c’è uno spaccato della società.
Tra l’altro per coerenza (di non voler contribuire all’impero di facebook) dovrei anche eliminare Instagram e WhatsApp Business. Ammetto di averci pensato ma, soprattutto quest’ultimo, è molto usato dai clienti.
Come raccontavo in un post di un po’ di tempo fa, la coerenza assoluta non esiste e ognuno fa quello che può, al meglio di sé.

Ma se è vero che il social è un mezzo e il problema sono le persone, è anche vero che dal vivo sono molto più gestibili e che la quantità di informazioni e stupidaggini che circolano è molto più sopportabile e controvertibile. Insomma come dice Rudy Bandiera in uno dei suoi video, una volta arrivava quello che al bar la sparava grossa, gli offrivi una spuma e lo rimandavi a casa.

Da tempo desideravo un cambiamento, da tempo sentivo l’esigenza di cambiare qualcosa nel mio modo di essere e di comunicare.

Non ho ben capito ancora la direzione, ma questo primo passo lo sentivo necessario.
Potete trovarmi su LinkedIn oppure su Twitter, ma ancora più semplicemente potete iscriverVi alla newsletter che finalmente ha senso di esistere e di essere attivata.
L’idea (compatibilmente con le mille cose che faccio) è inviarne una a settimana, il contenuto sarà sempre unico e creato ad hoc e sarà presente anche una sintesi di quanto pubblicato sul blog in quei giorni.

Lo scopo è comunicare in modo più pulito e semplice e circondarmi di lettori simili a me, persone con le quali costruire una relazione reale.
Necessito di autenticità e di realtà, mi voglio illudere di non essere l’unica. Questo è il primo passo.