Buona vita a tutti.

Slow Fish è un importante evento enogastronomico che si svolge nella mia città ogni due anni. Non mi ricordo come siamo arrivati ad avere l’appalto sei anni fa, ma è appunto da tre edizioni che mi occupo della stampa della parte grafica.
È un lavoro enorme, è un lavoro che comporta di stampare veramente tanto, di lavorare veramente tante ore, e c’è tutta una parte di organizzazione di cui sento la responsabilità, anche perchè con il passare del tempo ho acquisito sempre più responsabilità al lavoro (e forse sono anche l’unica che ha il coraggio di prendersele queste responsabilità, non so…).
Di conseguenza in questi ultimi dieci giorni ho lavorato molto e questa settimana ho bucato tutte le pubblicazioni: non sono assolutamente riuscita a stare dietro al mio blog.

Il blog è nato dal mio desiderio di creare una community di ciclisti urbani, reali, come li chiamo io. Non gente che corre, che fa gare, non appassionati agonistici, ma ciclisti urbani come me, che usano la bici per spostarsi quotidianamente, che usano la bici per viaggiare.
È un progetto molto ambizioso, perchè io vorrei risvegliare nelle persone che incontro la voglia di pedalare, e soprattutto vorrei che tante donne provassero: personalmente mi ha aiutato tanto, mi ha aiutato perchè sono diventata una persona più coraggiosa grazie alla bicicletta.

Lavoro tanto, lavoro tantissime ore al giorno, perchè mi piace il mio lavoro. Mi piace tanto e questo è motivo di grande conflitto: non so mai dove finisce la giornata lavorativa e dove lasciar spazio ad altro, considerando anche che l’azienda non è la mia, io sono una dipendente. A volte ci metto troppo cuore (passione e impegno) in quello che faccio.

Perchè vi racconto tutte queste cose?

Perchè credo che attualmente nel mondo, nell’epoca in cui viviamo, manchi l’umanità, a tutti i livelli.
Questo è l’ennesimo blog che apro, ma è il primo che desidero diventi qualcosa.
Non mi riferisco necessariamente al monetizzare. Sinceramente ho il desiderio che tra queste pagine non ci sia pubblicità, perchè non mi piace.
Quello che intendo è creare un gruppo, creare una community, creare dei punti di incontro.
Tutti questi strumenti di analisi che abbiamo, tutto questo studio su come Google posiziona o non posiziona… tutto vero, tutto importante, c’è gente che lo fa di professione, ma io ogni tanto quando leggo i blog degli altri me lo domando chi c’è dietro, che persona c’è dietro quelle parole. Siamo tutti esseri umani, abbiamo tutti dei sogni, abbiamo tutti dei progetti, abbiamo tutti delle paure.

Io mi chiamo Adriana, ho 37 anni (quasi 38), vivo con 5 gatti, sono single, sono una ciclista urbana e cicloviaggiatrice, sono vegetariana, sono allergica al latte, sono tutte queste cose qua e tante altre.
Qui desidero condividere la mia esperienza, offrire la mia esperienza, conoscere altra gente che pedala, condividere i nostri viaggi, viaggiare insieme.

Eh sì anche io vorrei pedalare, però…

Sono tante le obiezioni che sento da persone che vorrebbero, ma che non se la sentono.
Questo blog è anche questo: dirvi che è possibile e che ci sono tanti modi per salire in bici.
Una delle frasi più comuni è che Genova è una città ciclabilmente difficile: neanche più di tanto perchè alla fine ti alleni, ci sono punti più faticosi e no, tutto sta nel trovare la propria formula per spostarsi.
Io ho adottato la soluzione di usare una mountain bike, una bici, ad essere pignoli, tecnicamente sbagliata, ma si può scegliere di usare una pieghevole, insieme ai mezzi pubblici, ad esempio.
Ce ne sono veramente tante di variabili, se si vuole fare qualcosa di diverso, se si vuole anche creare una città diversa, perchè come tante altre città Genova è una città pericolosa, pericolosa perchè tutti in strada sono arroganti, anche i pedoni e qualcosa è necessario cambiare.

In queste pagine vi racconto ciò che sono, ciò che ho imparato, ciò che sto imparando.

E questa è stata appunto la settimana di Slow Fish, la settimana in cui ti dimentichi qualunque cosa, in cui la casa è un delirio, in cui i gatti mangiano solo croccantini perchè non hai neanche il tempo di aprire le bustine e di stare lì a guardarli (perchè se non li sto a guardare quello più veloce si mangia anche quello degli altri), la settimana in cui ho vissuto di pizza, la settimana in cui mi sono venute crisi di pianto da stanchezza. In questa settimana sono successe tante cose.
Giovedì sera dopo il lavoro, prima di uscire, ho appoggiato la testa sulla scrivania un attimo, mi facevano male gli occhi, mi faceva male la testa, e mi sono addormentata di botto, credo di aver dormito dieci minuti. In questo stato assolutamente disastroso, mi sono cambiata per andare a riunione buddista, avevo voglia di andare e non ne avevo voglia.
Ci sono andata perchè era in pianura (la cosa che più assomiglia ad una pianura in questa città), perchè non avrei dovuto fare chissà quali salite, che sei stanco, le fai, ma solo il pensiero ti pesa.
Arrivata a questa riunione, ho rivisto un mio vecchio amico che vive in Inghilterra, che non vedevo da un sacco, che non mi aspettavo di vedere e che istintivamente ho abbracciato, mi sono commossa. Abbiamo fatto tanta attività buddista quando eravamo più giovani ed i legami si creano anche quando pensi che non sia così, anche tra persone molto diverse.
Poi sono tornata a casa ed ho cenato con focaccia e farinata e, mentre mi guardavo una replica a caso in streaming, ho sentito la fortuna, di quello che ho, di quello che sono ed ho pensato di scrivere questo post.
Non siamo soli, lo siamo e non lo siamo. Ognuno di noi ha la propria vita e le proprie sfide e questo blog, ambiziosamente, vuole essere un punto di riferimento.
Riuscire a pedalare, a farsi il giro del lago di Garda, o più semplicemente tornare a casa quando abitavo a Quezzi alta: sono tutti pensieri che mi ricordano cosa sono in grado di fare.

La bicicletta mi ha insegnato questo: mi ha insegnato chi sono e cosa posso fare.

È difficile trasmettere a parole ciò che penso e ciò che sento. Chiunque passi di qua, chiunque abbia voglia di un confronto di una parola di un consiglio può chiedere, perchè in questo mare che è internet, in questo oceano di informazioni e parole, se si vuole ci sono incontri che sono anche e soprattutto umani.
Io personalmente questi incontri umani, questi ponti e legami, sto cercando di crearli: sono andata sul lago di Garda per incontrare Nina, andrò in Abruzzo per abbracciare Federica, sono persone che secondo me meritano, quindi ho unito e unirò il viaggio, e la voglia di pedalare, al desiderio di conoscerle e abbracciarle.
Queste sono le cose importanti nella vita: creare ponti, creare legami e darsi sostegno.

Questo post, o meglio questo delirio*, finisce qui.
Abbraccio tutti: chi passerà di qui, chi snobberà questo blog, quelli a cui piacerà.
Auguro a tutti buona vita e un enorme in bocca al lupo, con la speranza di ritrovare un senso di comunità nella vita di tutti i giorni e non questi continui scontri su qualunque cosa.
Siamo tutti esseri umani, abitiamo tutti questa terra, dobbiamo iniziare a fare la pace in casa nostra, compresa la strada, senza bisogno di correre suonare clacson e insultarsi.
Buona vita a tutti.

(*nato come nota vocale alla mezzanotte tra giovedì e venerdì, trascritto il venerdì sera e riaggiustato mille volte con il desiderio che queste parole arrivino a più persone possibili)


[Pubblicato 20/10/2017 – Aggiornato 07/10/2017]

Come la pensi...