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La bolla per vincere lo stress.

Treccani lo stress lo definisce (anche) così:

Nel linguaggio medico, la risposta funzionale con cui l’organismo reagisce a uno stimolo più o meno violento (stressor) di qualsiasi natura (microbica, tossica, traumatica, termica, emozionale, ecc.). Negli organismi degli animali superiori si configura in una serie di fenomeni neuro-ormonali fra i quali predomina l’intensa attività secretoria della corteccia surrenale.
(…)
Nell’uso corrente, tensione nervosa, logorio, affaticamento psicofisico, e anche il fatto, la situazione e sim. che ne costituiscono la causa: è da tanto tempo che è sotto s.; risente ancora dello s. di quella lunga e frenetica attività; non ha ancora superato lo s. dell’intervento chirurgico; lo s. della vita moderna; guidare in città nelle ore di punta è diventato uno s. notevole.

Come raccontavo nell’ultimo post, ho passato buona parte dell’ultimo periodo a lavorare dietro le quinte del blog e della mia futura attività.
In questa fase di studio e ricerca, sono inciampata in un test per l’impreditorialità, fatto più per curiosità che per altro.
Il risultato si è dimostrato sorprendente. Tra tutte le voci, quella che mi ha lasciato più male è stata la gestione dello stress: risultato 3 contro un punteggio medio di 7.36.

Non so gestire lo stress.

Non è stato facile ammetterlo a me stessa. Ho impiegato un paio di giorni ad accettare la cosa.
So lavorare sotto stress, porto a termine tutti i miei compiti e non mi lascio deviare dall’obiettivo, ma accumulo: accumulo così tanto che, una volta portato a termine quello che devo, scoppio. O mi isolo, o sto male (fisicamente e/o psicologicamente). Qualsiasi sia il mio modo per scoppiare certamente non è un modo valido per affrontare le cose: gestire vuol dire prevenire per non stare male, e non aspettare di scoppiare.

Come risolvere?

Il punto di partenza è stato un grande boh, e consigli dalle mie amiche pari al vuoto (non per colpa loro): gestire lo stress è difficile.
Mi sono consolata dal vedere che non ero io l’incapace, ma che è una cosa oggettivamente difficile.
Ho anche pensato di tornare in terapia. L’idea in realtà non mi fa impazzire: in questo momento più che un aiuto la vivrei come l’ennesimo impegno da incastrare in giornate caotiche e uscita di soldi che non ho. So che fa bene ma viversela così non ha molto senso.

Foto che ritrae il contachilometri che indica una velocità media di 20,97 km/h.
La prima volta in assoluto che ho “chiuso” una giornata con una velocità media, per me, così alta. Più è profonda una crisi, più ne uscirai trasformata?

Sabato scorso la mia migliore amica aveva bisogno di una mano, così mi sono trascinata mezza addormentata fuori di casa e l’ho raggiunta: ho pedalato per circa 8 km ed ho tenuto una media di velocità poco sopra i 19 km/h.
Inimmaginabile viste le mie condizioni respiratorie dell’ultimo periodo. In più avevo sonno e un po’ timore a pedalare. Sono salita in sella e senza troppo pensare sono arrivata alla meta.
Dopo un pomeriggio a farci un mazzo assurdo, con le mani che mi facevano male, le gambe a pezzi, e una stanchezza totale, sono risalita in sella per andare a casa.
Completamente cotta, ho iniziato a pedalare tenendo una media di circa 24 km/h per i primi 6 km: non ho beccato un semaforo rosso, ed ho pedalato con un’energia che non so da dove arrivasse. Probabilmente l’adrenalina della giornata.
Negli ultimi due chilometri prima di arrivare a casa, tra un semaforo rosso e l’altro, ho avuto l’illuminazione parziale: pedalare mi fa sempre questo effetto quando riesco a liberare la mente e a godermi la pedalata.

Per gestire lo stress serve avere un momento tutto per noi.

Ho rinominato questo momento la bolla. Non è importante cosa facciamo nella bolla, quel che conta è avere uno spazio tutto nostro, in solitudine: niente lavoro, famiglia, amici, gatti o cani, niente doveri, solo noi.
E in quel momento dobbiamo fare qualcosa per noi e basta: può essere pedalare, praticare o meditare, scrivere, leggere, guardare serie tv, camminare, può essere fare nulla, ciò che conta è avere la nostra personale bolla, in cui non deve entrare nessuno, neanche le persone più intime o fidate, perché la condivisione implica comunque uno sforzo, e qualsiasi sforzo implica energia.

È un atto egoistico? Sì, lo è, ed è importante che ci sia, perché questo gesto, visto anche come egoista, è fondamentale per gestire tutti i nostri rapporti, legami, impegni.

Sia chiaro, non sono una psicologa, e scrivo solo sulla base della mia esperienza personale.
Che pedalare mi faceva bene lo sapevo, ma averne interiorizzato così l’importanza ha fatto sì che lunedì mattina mi sia alzata ed abbia deviato prima del lavoro: non lo facevo da tantissimo tempo.

Viviamo vite scandite da tantissimi impegni, io per lavoro, molte amiche per via dei figli e dei mariti. Finiamo le nostre giornate prosciugate dalle cose da fare, ma dove è finito il tempo per noi?
Riuscire a viverci la nostra bolla tutti i giorni sarebbe la condizione ottimale, ma sono consapevole di quanto possa essere difficile. Si può provare settimanalmente o ogni quindici giorni. Mensilmente, a mio avviso, è troppo poco e si rischia di rientrare in quel circolo dove il tempo per noi passa in secondo piano.
Non ho studiato per scrivere questo post, non ho idea se questa mia teoria abbia un nome scientifico ed esista della letteratura medica in merito.

Foto di Boccadasse alle otto del mattino, durante un mini giro prelavoro.
Boccadasse alle otto del mattino, durante il mini giro prelavoro di lunedì scorso.

Non credo di aver scritto niente di nuovo, ma sono consapevole della difficoltà di mettere in pratica tutto questo.

C’è una verità importante da tenere ben a mente quando avremo paura di essere troppo egoiste: per portare a termine qualsiasi nostro impegno familiare o lavorativo, dobbiamo stare bene. Se non stiamo bene, nella migliore delle ipotesi rischiamo di fare le cose male, nella peggiore di fare dei danni.
Quindi, anche quando ci prendiamo tempo dal marito o dai figli, dal lavoro o dai genitori, in realtà stiamo facendo bene, perché tutto tornerà all’interno della nostra Vita come nuova energia. È importante interiorizzare questa cosa: se ci crediamo per prime, chi abbiamo vicino capirà.
Non serve scappare per dei mesi lontani: se riusciamo a trovare il modo di viverci la nostra bolla molto spesso, sarà sempre meno tempo che ruberemo alle altre cose e staremo bene noi.

Nel mio caso la mia bolla è stare in sella ed è per questo che voglio ricominciare a pedalare tutti i giorni. Ce la farò?

 

Questo post è scritto al femminile per due motivi:
– sono una donna
– è pensato per una mia amica in particolare, madre di una bambina bellissima

Il messaggio è ovviamente rivolto a tutti, anche se mi sembra che gli uomini si facciano meno problemi, ma forse è solo un mio pregiudizio… (scusate).

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2 commenti su “La bolla per vincere lo stress.

  1. la bolla e fare quello che ti piace, in un futuro in autonomia, ti aiuteranno… io proverei anche con microbolle durante l’arco di ogni giorno…
    FORZA..

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