(Questo post è anche in versione audio, la trovate in fondo)

Il 10 dicembre ho festeggiato il primo anno di attività.
Sono una di quella persone che fa il punto della situazione, che tira le somme, si domanda dove è arrivata e come ripartire per i futuri obiettivi.

Quest’anno sono sembrati dieci.
Ho aperto la ciclofficina con zero budget e qualche debito, un salto nel buio in un certo senso, molto pensato, studiato, cambiato, ma sempre con pochissimi soldi tra il tfr e la naspi.
Ho sbagliato dei conti, ho dovuto mollare casa all’improvviso, per qualche mese sono tornata dai miei mentre i miei gatti vivevano da un’altra parte.

Alt. Non mi sto lamentando, affatto. Sono successe un sacco di cose, alcune molto dolorose, altre molto belle.

E per chi se lo chiedesse: no, non me l’aspettavo, non così, non ho la sfera di cristallo e per quanto abbia pensato, progettato, previsto, sono state tantissime le cose che non mi sarei mai immaginata.

In 12 mesi di attività, almeno una volta al mese ho pensato di chiudere. In più di un paio di occasioni di cambiare città.

Ad un certo punto, pensando di non riuscire a occuparmene a modo, ho addirittura valutato di dare via i gatti. Chi mi conosce sa quanto è grave solo il fatto che l’abbia pensato.

Particolare mozzo ruoto bicicletta.

C’è stato un momento preciso in questo percorso, chiaro, netto, un attimo in cui ho capito quale è stato l’unico vero grande errore.

Mi sono fatta guidare dal giudizio altrui, non ho avuto fiducia nelle mie scelte, mi sono appoggiata alle consuetudini, al modo di pensare comune, a quello che è giusto fare, dimenticandomi di me.

Fermo restando che i clienti vanno sicuramente ascoltati e che parto dal presupposto di non avere ragione (anche se c’è chi dice il contrario), in quell’attimo ho compreso che se volevo far funzionare le cose dovevo seguire il mio istinto e fare le cose a modo mio.

La bucofficina non è un luogo comune, non è solo una ciclofficina dove si aggiustano bici, è molto di più.

La bucofficina per me è una casa, una seconda casa, e ogni giorno lavoro per far sì che chi passa possa sentirsi a casa.
Ok, avete ragione più che di casa bisognerebbe parlare di una stanza, ma avete capito cosa intendo, spero.

Una cosa in particolar modo è stata condizionata dal modo di pensare degli altri: il mio orario di lavoro.

Su questo argomento avevo già scritto un post che ho poi cancellato. Troppo polemico, quasi antipatico.
C’è stato un periodo durante il quale sono stata male e scrivere quando si è in certe condizioni non è una buona cosa perché, anche se hai un messaggio importante da comunicare, questo difficilmente verrà recepito se viene sommerso di energie negative.
Così è, da sempre, perché il mio orario di lavoro mi ha creato casini da sempre.

Sono partita in un certo modo e dopo un anno ci sono tornata, perché già sapevo che era la cosa giusta, ma come è capitato troppo spesso non ho seguito il mio istinto.

Ultimo giro dell'anno: Io, Wilma e Castelletto all'alba.

Oltre la ciclofficina ho tanto altro che porto avanti.

Sono principalmente una meccanica di biciclette, ma sono anche una blogger, sto studiando per il mio nuovo sito 30kmh.it (prima di scrivere, mi piace studiare), sto creando un progetto culturale che, se va in porto, vedrà la luce nel 2021, tre pomeriggi a settimana insegno ciclomeccanica in collaborazione con una cooperativa sociale ed ho aperto un blog che parla di felicità.

La bucofficina è qualcosa di più perché dietro alle ore in officina c’è un universo.

Ne parlo poco, ma esiste, è importante, solo in apparenza scollegato. La bucofficina è parte di un progetto più grande che vorrei prendesse forma nei prossimi anni.

E sono solo io. Per il momento. Ma anche per scelta (amo lavorare da sola e devo ancora imparare a delegare) e per necessità (al momento non sarei in grado di garantire mensilmente lo stipendio ad un’altra persona).

Quindi cerco di fare un orario ampio, anche se a volte arrivo in ritardo, ma soprattutto sono sempre reperibile sul cellulare e se, per qualche motivo non rispondo, richiamo sempre.
Ancora una volta è arrivato per me il momento di avere il coraggio di mostrare chi sono e come voglio fare le cose. Questa volta non scrivo per giustificarmi, scrivo per raccontarVi.

La mia gestione del tempo, dell’orario, può non piacere lo capisco, potete non condividere, non apprezzare, ma chiedo apertamente rispetto per le mie scelte: sono io la protagonista di questa storia e se ho deciso in un certo modo non è a caso dopo 12 mesi di tentativi.

In bucofficina mi trovate il martedì e il mercoledì dalle 10 alle 13, da giovedì a sabato dalle 10 alle 19. Tutti gli altri giorni su appuntamento.
Spesso arrivo tardi, ma quasi sempre vado via ancora più tardi. Se non mi vedete chiamatemi, non fatevi remore, arrivo sicuramente, il tempo di pedalare.
Tre pomeriggi a settimana, lunedì martedì e mercoledì, faccio formazione (come Vi raccontavo sopra), non sono reperibile dalle 14 alle 18, ma Voi scrivete che appena finisco Vi rispondo.
In generale non esistono giorni di chiusura: anche se la serranda è giù sono reperibile e se pazientate acchiappo la bici e arrivo.

Niente di tutto questo ha dei costi in termini monetari, forse l’unico prezzo da pagare è investire un po’ di pazienza.

Una volta ho sentito dire da un’artista il mio negozio è casa mia e non ci sono orari per uscire ed entrare a casa propria. Questo pensiero riassume piuttosto bene il mio modo di vivere la mia attività.
So che è controintuivo, so che non siamo abituati a ragionare così, ma la bucofficina non è una ciclofficina qualsiasi, l’orario d’apertura non è da meno.