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Di bici e di treni.

Come sapete in molti, sono tornata di recente dal mio secondo viaggio in bici: un itinerario inventato perché, tra gli altri motivi, non avevo voglia di passare una giornata sui treni (come costretta al ritorno, causa pochi giorni di ferie).
Durante i momenti di condivisione del viaggio sui vari social è spesso uscito fuori l’argomento bici+treno.
In questo post vi racconto la mia esperienza con i treni.

La prima volta che ho preso un treno con bici a seguito non avevo neanche verificato la disponibilità del trasporto bici, sono salita e basta, viaggiando sia all’andata che al ritorno nello spazio tra le porte. Peccato che il ritorno l’ho fatto di domenica sera, rientrando dalla riviera di ponente, in estate: un viaggio assurdo dove non si riusciva neanche a respirare per la quantità di gente presente.

Mi ero ripromessa di non prendere​ più treni con la bici. Poi ho imparato e la tecnica nel tempo si è affinata.

Innanzitutto la bici montata viaggia solo sui regionali e sui regionali veloci, altrimenti va chiusa (in caso di bici pieghevole) o smontata in modo tale da rientrare negli standard dei bagagli a mano (esistono apposite valigie oppure si può creare da sé il pacco, questo a seconda di che tipo di vacanza si fa, se si riparte da dove sia arriva oppure no… solo questo argomento merita un post a parte).
Fino ad oggi ho sempre optato per viaggiare con la bici montata.

All’inizio usavo solo l’app ufficiale di Trenitalia, mentre adesso ho scoperto l’app Orario Treni che ricerca tra tutte le compagnie che transitano sul nostro territorio e permette di filtrare la ricerca solo su treni regionali (al momento dell’aggiornamento di questo post, anche l’app ufficiale Trenitalia è stata aggiornata con la possibilità di filtrare le ricerche in base al tipo di treno).
Attenzione perché la soluzione proposta non necessariamente sarà quella che vi proporranno in stazione, soprattutto ai self service, ipotizzo programmati per gli spostamenti più veloci e, forse, anche quelli più costosi. Se, come me, prediligete il self service vi toccherà selezionare i vari percorsi singolarmente e ascoltare più volte il gentile messaggio della voce che dice fate attenzione ai borseggiatori.

Il trasporto bici a seguito, se viene smontata, è gratuito, altrimenti… Dipende. E dipende così tanto che, in diverse occasioni, ho spiegato io al personale Trenitalia quali sono le nuove regole.
Dal 1 agosto 2016 il biglietto regionale riporta la data del viaggio ed è valido fino alla mezzanotte della suddetta data. Stessa cosa per il supplemento bici: anche su questo biglietto c’è la data di viaggio ed è valido fino alla mezzanotte, non è più valido 24 ore dalla timbratura come una volta.

Quindi attenzione alle date: il biglietto regionale entro la mezzanotte del giorno prima del viaggio si può ancora cambiare, mentre il supplemento bici si perde, senza possibilità di rimborso o cambio.

Collage di foto: Wilma e i treni.Quando costa il trasporto bici?

Dipende.
In alcune regioni è gratuito, come ad esempio Liguria, Marche e Abruzzo. In altre, a seconda della fascia oraria in cui si viaggia, si possono avere agevolazioni, come ad esempio l’Emilia Romagna.
Se si hanno dei dubbi ci si rivolge alla biglietteria di turno, nella speranza che non dicano castronerie, come è capitato a me di recente.
Se il viaggio prevede di attraversare diverse regioni, il prezzo è di euro 3,50 (con le condizioni di validità di cui scrivevo prima) anche se si attraversano regioni che prevedono il trasporto gratuito.

A proposito di castronerie, proprio a Pescara, l’addetta alla biglietteria voleva farmi pagare il supplemente bici 7 euro, perchè il sistema non le permetteva di farlo in un’unica volta. Mi spiego meglio.
Per rientrare da Pescara ho dovuto fare tre biglietti regionali. Una volta selezionato Altri servizi -> Supplemento bici, il sistema mi indicava la sequenza dei treni come l’avevo studiata ma non mi permetteva l’acquisto del supplemento. In realtà, ci ho pensato in seguito, bastava selezionare solo una delle tre tratte per acquistarlo: sul supplemento viene, infatti, riportata la data ma non partenza e destinazione del viaggio. E così facendo si è perfettamente in regola con le condizioni di Trenitalia.
Questa cosa avrebbe dovuto farla la signora della biglietteria e non limitarsi a dire il sistema me lo fa fare così, anche perchè chi non lo sa e si fida si ritrova a pagare il doppio, per un servizio, va detto, non proprio ottimale.

Il servizio, appunto.

Spesso il vagone bici, come indicato, è il vano di disimpegno in testa o in coda al treno, dove secondo regolamento delle ferrovie non puoi viaggiare: se il capotreno me lo permette viaggio seduta per terra a fianco alla bici, altrimenti cerco di legarla (e bisogna improvvisare notevolmente, visto che spesso non ci sono appigli) e vado a sedermi nel vagone a fianco (con sguardo fisso sul vagone bici: modalità guai a chi tocca Wilma attivata).
Capita anche che il vagone bici esista, con tanto di attacchi appositi, ed alcune volte anche di sedute (ripiegabili, utilizzabili a seconda di quante bici sono presenti): momenti di rara felicità.

Salire sui treni è la parte più divertente.

Il vagone bici è all’opposto del pantografo, ossia dove il treno è agganciato alla linea elettrica: quindi aspetti in banchina e corri da una parte all’altra (non si può pedalare sulla banchina) per poi, spesso molto spesso, incontrare degli scalini che già normalmente sono troppo alti a piedi, figurarsi con una bici più o meno carica da tirare su.
Lo faccio. A volte mi aiutano, a volte mi faccio male, ma alla fine salgo sempre.

In quest’ultima vacanza ho avuto anche il piacere di incontrare treni con ingresso ad altezza banchina, niente scalini, vagone bici centrale e rastrelliera a terra per il posizionamento della bici: ogni tanto non è una guerra salire sul treno (sono i treni della Ferrovia Adriatico Sangritana).
Se il vagone bici non è presente, anche se le informazioni sul treno lo indicavano come idoneo al trasporto, si sale lo stesso e si cerca di viaggiare dando il meno fastidio possibile: spesso nello spazio tra le porte. L’ultima parola però ce l’ha sempre il capotreno che, vagone bici presente o no, ha facoltà di non fare salire se ci sono troppe bici, i gruppi devono prenotare, ed in generale bisogna armarsi di tanta pazienza e mettere in conto che qualcosa potrebbe non funzionare a dovere.

Un motivo di scontro sul web è stata la tratta Napoli-Roma.
A detta di qualche utente il trasporto bici non esiste, anche se il sistema lo indica. Personalmente non ho esperienza diretta di quella tratta, ma cosa fare in un caso del genere, dove dovrebbe esserci ma non c’è il vagone bici (e su molti treni, tutti i giorni)?
Si discute con il capotreno, si vede se si riesce a salire lo stesso, si lotta per un servizio migliore, e, se proprio non se ne può fare a meno, si cercano soluzioni diverse.

Questa è l’attuale situazione dell’intermodalità bici+treno sul nostro territorio: regioni più o meno all’avanguardia, mancanza di un servizio univoco, e informazioni frammentate e, a volte, completamente sbagliate.

Finalmente a casa dopo 3 treni regionali e 11 ore di viaggio.
Finalmente a casa dopo 3 treni regionali e 11 ore di viaggio.

In conclusione in base alla mia esperienza diretta e personale, Vi lascio qualche consiglio:

partire presto al mattino e comunque in orari e giorni non troppo trafficati
studiare preventivamente tramite app/web i treni da prendere e i biglietti da fare, senza affidarsi ciecamente alle biglietterie
verificare che ci sia almeno un treno con trasporto bici oltre quelli che si è previsto di prendere: in caso di imprevisto riorganizzare lo spostamento (soprattutto in presenza di cambi treno) non sarà particolarmente problematico
armarsi di pazienza e di diplomazia: nei confronti del servizio, dei capotreni (più o meno puntigliosi con il regolamento) e degli altri passeggeri
ricordarsi che spesso nel vagone bici si va a nascondere chi non ha il biglietto: a me questa cosa da un po’ fastidio, ma finchè non mi importunano, la cosa peggiore che può capitare è incontrare una fetta di umanità alquanto flokloristica
Ne ho presi tanti di treni, da quel treno in cui mi sono detta mai più: Trenitalia, Trenord, Fas (che ho scoperto esistere durante questa vacanza), e per ogni treno un’esperienza diversa.
Quello che c’è di bello è che ora non mi agito più, in qualche modo salgo, scendo e viaggio… anche se il mio ideale sarebbe arrivare ovunque pedalando, ma non sempre si può (o ci si riesce).

[Pubblicato 13/06/2017 – Aggiornato 28/09/2018]

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