Quotidiana scoperta: intervista a Michele Celotto.

E chi è Michele Celotto?
Per lo più uno sconosciuto come lo siamo tutti… ora vi racconto.

A luglio sono stata nel Veneto, e con la scusa di andare a fare un corso a Treviso, mi sono fatta una pedalata.
Ed è appunto a Treviso che ho avuto il piacere di conoscere Michele, che smontando dalla notte mi ha accompagno per la Greenway del Sile fino a Jesolo (poi le nostre strade si sono divise).
Di lui mi ha colpito come pedala (parecchio diverso dal mio): ha la capacità di accarezzare i pedali e mantenere un ritmo costante e rilassato, come se arrivare non fosse importante, come se non volesse mai scendere.
È difficile spiegare a parole il suo stile: ho impresso una scena in cui ad un certo punto lui era davanti a me, ed io fra un po’ volo per terra perchè ero così concentrata a cercare di rubare il suo ritmo che mi stavo dimenticando di pedalare.
E così, come per Cinzia, ho voluto un pezzettino di Michele tra queste pagine e l’ho intervistato.

Facciamo le dovute presentazioni: nome, età, lavoro (se vuoi) e presentaci la tua compagna d’avventure, la tua bici.

Michele.
Età… diciamo alle porte dei 50.
Lavoro? Una volta più interessante e movimentato, ora più banale anche se non meno delicato.
La mia bici? Attualmente Awol Elite 2016, Specialized, ma la sto portando da gravel a mtb, cambio cassetta, cambio manubrio. Monta perennemente le sacche anteriori, le posteriori solo per giri di più giorni. Ne faccio un uso quotidiano in alternativa all’auto.

A che età hai cominciato a pedalare? Un evento in particolare oppure…?

La bici per noi maschietti penso che stia al primo o secondo posto con i soldatini, bici e soldatini si contendono il podio dei giochi preferiti.
Ho ancora la mia bici rossa con copertoni bianchi, la mia prima bici. Restaurata e custodita gelosamente.

E quando hai cominciato a viaggiare in bici? Prima o dopo aver deciso di usarla come mezzo quotidiano?

Mi scappa l’anno esatto: un salto in Austria da casa, ricordo sui 350 km verso il 1990. Poi, nel 1993 comperai una Alpina Olympia versione centenario in alluminio, con la quale iniziai a vagabondare recuperando le mie prime sacche tatanka in Germania, qui da noi non si trovava nulla.

E quando e come mai sei diventato ciclista urbano?

Ciclista urbano di fatto lo sono dal 21 maggio 2015, pensiero che mi rimbalzava in testa da mesi. Sempre rinviata perchè piove, perchè fa freddo, perchè ci si mette di più: poi il 21 maggio 2015 ho dato forma a questa mia sfida personale.

Mi gira in testa da tempo. C’è una vocina che un giorno è più forte, l’altro è assente. La vocina nei giorni che è insistente mi dice “mollala, mollala, mollala!!”. Oggi 22 maggio piove e ci sono 16 gradi. Sembra fine ottobre. Non è proprio la giornata ideale per dar retta e ragione a quella vocina. Dentro di me il desiderio di seguirla e mettermi alla prova, nel tempo è aumentato. Sono lunatico e mi chiedo se sta cosa che voglio provar a fare è frutto di una di quelle giornate lunatiche… Da una parte la voglia di sfidarmi dall’altra una sonora risata da matto. Chi vincerà?? Di certo penso che cambiare le proprie abitudini non è facile, non è semplice e qui proprio di questo si tratta: “cambiare una abitudine”. Ok ci provo, lo faccio solo ed esclusivamente per sfidarmi, una sfida con me stesso. Parte oggi e finirà non so quando l’intenzione di sostituire la mia automobile con la mia mtb principalmente nell’utilizzo casa-lavoro-casa quotidiano ma anche nelle commissioni più varie a cadenza più o meno quotidiana… auguri Michele, in fondo si tratta di dar corpo ad un desiderio, una emozione e… le emozioni sono tutto quello che ci fa andar avanti. Inizio 7928 km.

Ecco questo è quello che ho scritto quel giorno.
Ora la macchina mi sta stretta.

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In famiglia pedalate tutti? Chi non pedala tra familiari e amici cosa dice del tempo che passi in sella? A proposito quanto tempo passi in sella?

Nel mio box ci sono 8 bici e noi siamo in 4, la macchina è parcheggiata fuori. Mia moglie guida pochissimo, fa tutto a piedi o in bici, le bimbe crescono nella stessa direzione.
Chi mi conosce, conosce questa mia malattia, questa mia sindrome, chiamala come vuoi.
In sella al giorno? Sono a 10266 km percorsi dal primo gennaio ad oggi, calcola la media giornaliera e di conseguenza il tempo.
(Ho effettivamente fatto i conti, un po’ a spanne: in 7 mesi ha percorso in media 1466 km al mese, una media di 50 km al giorno)

Cosa consiglieresti a chi vuole cominciare ma ha dubbi: tipo e se piove? Oppure in bici ci metti di più o è pericoloso, etc etc etc…?

Volere è potere, non c’è altro. La bici ti chiede molto, ma ti rende il doppio.
Al Nord Europa la bici la usano sempre, da noi siamo mosche bianche… siamo abituati alla macchina: io ho voluto cambiare direzione per stare meglio psicologicamente.

Tra le tante avventure vissute in bici, quale in particolare ti porti dietro?

Premesso che ogni viaggio ti lascia qualcosa di unico e, premesso che non ho mai fatto viaggi incredibili, credo che il più randagio sia stato il Tampere/NordKapp e i 666 km in Costa Rica. Quello più divertente… la Croazia, girata con amici.

Portapacchi e borse vs bikepacking… Cosa ne pensi?

Borse tutta la vita, ma perchè mi sono abituato a loro. Il bikepacking non mi appartiene: io sono antico o vecchio:-)

Preferisci pedalare in solitudine o in compagnia? E perché?

Solitamente pedalo da solo, reputo sia la soluzione migliore per me, salvo avere un compagno/a affidabile e affiatato.

A conclusione di questa intervista: pensiero libero sulla vita sulla bici.

La bici, se la sai prendere per il verso giusto, può diventare una quotidiana scoperta, ti fa conoscere lati della propria personalità che ti sono sconosciuti.

6 Comments

  1. Carlo Pontorno

    Bello. Conosco Michele e lo riconosco in questa intervista, un bravo, vecchio ciclista ancora sognatore, instancabile vagabondo per passione, sfogo, necessità, curiosità e… sfida.

  2. Jess

    Ben vengano queste interviste, i punti di vista di chi la bici la usa sono sempre utili. Vorrei però sottolineare una cosa: se alla domanda sul cosa si consiglia a chi vuole cominciare e si fa problemi di pioggia e sicurezza si risponde “volere è potere” , mi spiegate come potrebbe questa cosa convincere qualcuno? Volere è potere è qualcosa di sacrosanto ma lo dice chi il percorso lo ha già fatto. Uno che deve cominciare avrebbe più bisogno di consigli pratici. Tipo “avete paura della pioggia? Perché non provate a comprare un antipioggia da 5 euro color fosforescente tipo poncho? Si arriva ovunque e asciutti e siete comunque visibili” Era un esempio, magari cretino, ma francamente volere è potere non mi sprona proprio per niente. Poi resta il fatto che se non si ha un po’ di volontà si possono dire tante cose ma uno non va in bici neanche se lo pagano.

    • Beh l’intervista era a Michele è lui è un tipo così. Ed io sono simile… Volere è potere vuole anche dire se vuoi trovi tu il modo.
      Per me i consigli pratici sono sempre un po’ relativi, nel senso che siamo tutti diversi. Raccontare la filosofia invece che c’è dietro un certo modo di fare lo trovo più significativo.

      Poi, come dicevo, ognuno è diverso. Già a me i consigli così precisi come nel tuo esempio non mi spronano molto…
      Quindi, qual è il modo giusto?
      Non c’è. Come non esistono standard quando si parla di biciclette (tranne il passo della catena).

      Grazie del tuo passaggio e di questo confronto. Mi piacciono gli stimoli.

  3. Jess

    Premetto: mi piace confrontarmi e se rispondo è perché spero che comunque mi si dica sempre qualcosa in più che mi convinca, che mi faccia veramente vedere le cose sotto un altro punto di vista. Non è che voglio aver ragione per forza, ecco.
    E mi trova d’accordo il discorso sulla necessità di raccontare la filosofia e lo spirito che stanno dietro le scelte.
    PERÒ.
    Se si fanno domande molto pratiche (come il consiglio a chi comincia, se piove ecc…) mi farebbe piacere anche avere un effettivo consiglio pratico oltre all’aspetto filosofico. Perché mi metto veramente nei panni di uno/a che ci vorrebbe provare. Poi è chiaro che se si vuole il metodo lo si trova, anche perché siti che dispensano consigli non mancano. Non è che dobbiamo scrivere tutti le stesse cose.
    Così, era solo perché magari non ero stata chiarissima.

    • Non ho pensato volessi avere ragione a tutti i costi… anzi:-)
      Mi rendo conto per iscritto è facile equivocare… sarà che io conosco l’intervistato e non mi aspettavo una risposta che non quella che mi ha dato.

      Grazie del tuo passaggio perché è meglio gradito:-)

  4. Jess

    Grazie a te. Il blog mi piace un sacco, meriterebbe un po’ di pubblicità. Io l’ho trovato solo grazie ad un tuo commento sul fb di bikeitalia

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