Di bici anni ’90 ed altre scoperte…

Quando ho preso in mano questa bici (Olmo da corsa anni ’90), sapevo che sarebbe stata una lavorazione lunga e difficile: rappresenta in tutto e per tutto il mio primo vero lavoro di ciclomeccanica.

Prima della Olmo avevo messo mano solo alla mia bicicletta, che per quanto rimanga una semplice BTwin, ha comunque una tecnologia diversa e più moderna di una bici degli anni ’90.
Da un lato una mountain bike, anno 2015, componenti Sram e Shimano. Dall’altro una bici da corsa, presunti anni ’90, componenti Campagnolo.

Uno dei primi errori è stata studiarmela senza smontarla. Mi riserverà alcune sorprese in seguito.

Così ho valutato i pezzi di ricambio da acquistare: dopo essermi confrontata con il proprietario, ho fatto l’ordine e arrivati i pezzi ho cominciato.
Il primo pensiero è stato mi sono ficcata in una cosa più grande, ma in realtà più ci lavoro più mi rendo conto che sono nel mio e, soprattutto, che un lavoro manuale si apprende attraverso la pratica (purtroppo per il momento relegata al solo fine settimana).

Ho iniziato dalle ruote.

Pulizia, revisione mozzi, sostituzione camera d’aria e copertone.
Sulla mia era stato facile fare queste operazioni già il primo giorno.
Io ho una ruota da 26′, copertone largo. Il mio mozzo posteriore è stato più facile, anche se in questo momento non mi ricordo esattamente com’è fatto, mi ricordo che nel revisionarlo non aveva avuto particolari difficoltà.
Per il mozzo e la revisione della ruota libera della Olmo ho impiegato due ore e mezza, aprendolo sicuro tre volte, forse quattro.
Montare le camere d’aria e i copertoni ha comportato qualche minima fatica, visto che è tutto più stretto su una ruota da corsa, ma le difficoltà iniziali si sono risolte con qualche imprecazioni e un po’ di pazienza.

Passo alla catena, ai cavi, ai freni.

Altro errore montare la catena prima dei cavi: ho tolto i cavi senza stare attenta in che posizione lasciavo i deragliatori.
Poco male, la monto lo stesso e dopo mi occupo dei cavi.
E qui faccio la scoperta illuminate: cavo anteriore montato sullo STI posteriore e cavo posteriore montato sullo STI anteriore.
Ovviamente, essendo io ignorante, mi dico che starò io sbagliando qualcosa.
Ricontrollo. Ricontrollo un’altra volta.
Ho ragione io.

Fino a quel momento avevo lavorato convinta di mettere mano ad una bicicletta, sicuramente abbandonata, ma con tutti i pezzi al suo posto, ossia una bici perfettamente funzionante prima dell’abbandono. Ma non era così.
Non ero io semplicemente ignorante: questa povera bici è stata proprio trattata male.

Questo pensiero è stato liberatorio.
Non si può fare nessun lavoro se non si parte dalla fiducia in se stessi ed io l’ho stupidamente messa da parte, dimenticandomi che sto imparando, e, soprattutto, che chiunque può sbagliare: in fondo anche nel mio attuale lavoro, dove ho sicuramente più conoscenza ed esperienza, mi capita di sbagliare, ma questo non toglie valore a quella che sono e alle cose che faccio.
Così deve valere da oggi in poi nella meccanica.

Tra l’altro osservando meglio la situazione, ho anche compreso che lo STI* posteriore sarebbe sbagliato: regola 11 velocità, mentre ne monto 8. Visto che non ho idea di quanto verrà usata effettivamente questa bici, al momento tapullo così. Lo so che in una lavoro professionale sarebbe inaccettabile, ma la situazione particolare al momento lo permette.
Sempre che io riesca a regolarla così, perchè al momento la regolazione della tensione del cavo mi sta facendo soffrire abbastanza (domenica ad un certo punto ho mollato la presa, perchè lavorare stanchi non produce nessun risultato degno).

Mi manca ancora la regolazione dei deragliatori, dei cavi dei freni (i pattini li ho già montati), il nastro manubrio e la sostituzione della sella.
Effettivamente sono andata un po’ lunga, ma considerando i vari impegni lavorativi e extra (già fissati da tempo), di fatto sono tre weekend che ci lavoro.
Me la sto cavando alla grande, anche perchè la difficoltà di interrompere e riprendere dopo cinque giorni ogni volta non andrebbe sottovalutata: ho i miei tempi per avviarmi.

In conclusione?

Non so mai come concludere un post. Quindi…
Ci si rilegge giovedì, con il primo post di una nuova serie, sulla mobilità sostenibile (argomento che sto approfondendo ed ho deciso di farlo direttamente tra queste pagine insieme a voi).
E per quanto riguarda la Olmo anni ’90 non mancherò di aggiornarvi sulla conclusione (spero positiva) dei lavori.

(*In realtà Campagnolo li chiama Ergopower, STI è l’acronimo usato da Shimano (Shimano Total Integration))

One Comment

  1. Nonostante i tempi lunghi (che ci stanno dato che non fai solo questo!), sono sicura che ce la farai 🙂 Inutile dire che sono curiosissima di sapere come andrà a finire, trovo tutto il processo affascinante: non è solo sistemare, sostituire…ma è ridare vita, una seconda possibilità, a un mezzo nobile e unico! E si vede da come ne parli che ti piace <3 Continua così!

Come la pensi...