Tessera #vorreiprendereiltreno onlus.

Se c’è una cosa che Wilma mi ha donato, fin da subito, sono stati nuovi occhi.

Ho sempre girato in motorino, da che avevo 14 anni. Ho iniziato con il mitico Sì Piaggio (lo ricordate?), poi sono passata allo Zip e, dopo che me l’hanno rubato, vari altri motorini. L’ultimo un Kymco Agility 125, che ho venduto proprio grazie alla bici.

Ho sempre avuto scooter, non facevo due metri senza, se era fermo dal meccanico ero in panico, come se non fossi dotata di piedi per camminare. Era abituata così: nessuno mi aveva fatto vedere un mondo diverso, finché non è arrivata la bicicletta.

Sono piuttosto rispettosa del codice della strada, difficilmente faccio infrazioni, non pedalo sui marciapiedi (sarà che a Genova sono così stretti che manco ti viene in mente di pedalarci sopra). Però capita di spingere la bici, oppure capita che ci sia talmente tanto casino di macchine che alla fine scendi e cerchi di passare a spinta.

Lavoro vicino ad una scuola elementare, mattino e pomeriggio chiudono la strada, per la sicurezza dei bambini. Risultato: ci sono macchine parcheggiate nei peggio modi, totalmente incuranti del fatto che le persone debbano passare (anche chi un bambino da portare a scuola non ce l’ha), totalmente incuranti degli stessi bambini. È tutto concesso, perché questi genitori devono portare i bambini a scuola anche se, fin troppo spesso, con la strada chiusa sono i primi a passare in scooter o in macchina per arrivare davanti al portone della scuola.

Cosa stiamo insegnando ai nostri figli?

Mi è capitato di dover scendere dalla bici perché non avevo lo spazio per passare. Ora lo immaginate l’ingombro di una bici? Ok che non sono magra, ok che ho le borse attaccate, ma lo immaginate l’ingombro di una bici? In quel momento, per la prima volta, mi sono chiesta come avrebbe fatto un disabile. Avrebbe dovuto fare un giro assurdo. Da lì ho iniziato a guardare le strade e i marciapiedi in un altro modo, ho iniziato a guardarmi intorno sul serio. Viviamo in città che non sono a misura di uomo.

E i treni? Wilma mi ha insegnato a viaggiare e la parte che odio di più del viaggiare, come già scritto in altre occasioni, sono i treni: è un modo stupendo di viaggiare, se non fosse per lo stato dei nostri treni e stazioni.

Sono piene di scale e spesso gli ascensori non funzionano. Quando funzionano c’è il divieto di trasportarci la bici: non ho trovato da nessuna parte una motivazione di questa cosa, non dico una motivazione sensata, mi bastava anche una semplice perché.

Quando finalmente riesci ad arrivare al binario, rimani fissa tipo vedetta lombarda in attesa del treno: il vagone bici, se c’è, è all’opposto del pantografo (quasi sempre non sempre), e dopo che hai corso in banchina (dove nella maggior parte dei casi gli altri passeggeri non si sposteranno, quindi vai di slalom) arrivi ad un vagone bici spesso improponibile, con gradini degni del miglior alpinista.

Io ho scelto, ho scelto di pedalare, ho scelto di viaggiare in treno, ho scelto una bici che pesa 14 kg (peso effettivo senza pedali e senza borse). Quindi mi arrampico, lancio la bici sul vagone, chiedo a chi passa di darmi una mano, impreco, mi faccio male spesso e volentieri, ma è una mia scelta.

Chi non ha scelto non viaggia? Chi non ha la possibilità di camminare sulle proprie gambe ed arriva in stazione con l’ascensore che non funziona, torna a casa?

In questi giorni, dal rientro da Peschiera del Garda (due regionali all’andata e due al ritorno, prima classe sulla linea regionale di Trenord, ma vagone bici assente), mi è capitato di pensare a Iacopo Melio e alla canzone con Lorenzo Baglioni Vorrei prendere il treno.

All’epoca la canzone mi piacque molto, mi fece sorridere, ma non avevo realmente capito il problema.

Un disabile non ha l’autonomia di prendere un treno da solo. Deve chiamare 24/48 ore prima la stazione da cui partirà e quella dove arriverà sperando che il servizio di supporto ai disabili sia effettivo e non solo sulla carta. Se un giorno gli gira di farsi una gita al mare, non la puoi organizzare sul momento, non può andare in stazione e prendere il primo treno che gli gira. Non è libero.

Per molti questo non sarà un problema reale, perché non lo vivono sulle proprie spalle e sono liberi di muoversi come vogliono, ma prendere un treno per una persona disabile è delirante (non ho citato volutamente i vecchietti, ma anche loro fanno non poca fatica a fare quei fantastici gradini).

Questa è la situazione attuale nel Nord Italia, dove vivo. Non mi pronuncio sulla condizione nel Sud non vivendola quotidianamente.

Non so se chi mi sta leggendo in questo momento, gira a piedi in macchina scooter mezzi pubblici…

Questo post non è contro i mezzi privati e pro bicicletta a prescindere, questo post l’ho scritto per invogliarvi a guardare le cose da un altro punto di vista, diverso dalla vostra solita angolazione privilegiata.

Non ci siamo solo noi per strada: ci sono macchine scooter pedoni bambini disabili anziani mezzi pubblici biciclette. Riflettiamoci.