Aggiornamento del 12 maggio 2022.

L’articolo originale è di dicembre 2017 ed ha subito vari aggiornamenti nel corso del tempo. Sono passati 4 anni e mezzo, e da più di 3 ho cambiato lavoro. La mia situazione respiratoria è di molto migliorata: è migliorato l’ambiente di lavoro (prima lavoravo a contatto con inchiostri e solventi) ed è diverso il livello di stress. Come dico qui sotto, questo non è un post medico, ma non sottovalutate mai tutto il contesto oltre alla malattia in sé.

All’epoca di questo articolo, ogni anno passavo qualche mese in compagnia della bronchite e l’influenza era un appuntamento fisso. Dal 2018 a marzo di quest’anno sono stata tranquilla, poi mi sono dovuta fermare qualche settimana causa bronchite. Prima di rileggermi ero molto arrabbiata, perchè quelle settimane hanno spezzato il ritmo bici-palestra, ora mi rendo conto che parlare di settimane invece di mesi è un grande beneficio oltre al fatto che è da un bel po’ che non mi prendo l’influenza.

Consiglio anche questo video dove racconto come le scale di casa abbiamo migliorato molto la mia condizione fisica, asma compresa.

Fun fact: tutte le foto originali per questo articolo erano di pessima qualità, così ho tirato fuori la mia vena creativa ed ho creato l’immagine di copertina.


In questi giorni ho scoperto di avere qualcosa in comune con Froome. No, non è il conto in banca e neanche le prestazioni sportive: è l’asma.

Non intendo entrare nel merito dell’annosa questione doping, non ho le competenze per parlarne e neanche mi interessa. Più semplicemente mi ha incuriosito scoprire quanti sportivi siano asmatici e mi ha rincuorato sapere che non sto sbagliando: pedalare (e più in generale fare sport), anche con l’asma, è possibile.

Questo non è un post medico.

La terapia di cui leggerete è la mia terapia: quella che i miei medici hanno costruito in base alle mie esigenze. Quello di cui voglio parlare è come convivere al meglio con una malattia, che anche se non grave, può a volte essere invalidante e deprimente, soprattutto quando non riesci a pedalare per neanche un chilometro in pianura. Per la terapia medica rivolgetevi al vostro specialista, e magari in questo caso non fate come me: i miei controlli annuali diventano triennali, ma sono dettagli.

Mi hanno diagnosticato l’asma a 33 anni.

È stato il regalo di una bruttissima influenza che mi ha tenuto a letto tre settimane e mi ha fatto finire al pronto soccorso: non dormivo da quattro notti a causa della tosse. Prima di allora sono sempre stata bene: da piccola ogni inverno prendevo bronchite e otite, ma crescendo per anni non ho più avuto nulla, fino a quell’influenza fatidica.

Non l’ho presa bene.

All’epoca ancora non pedalavo, neanche immaginavo la vita di adesso, ma il mio lato wonder woman, quello che mi diceva che dovevo sempre essere perfetta, non poteva accettare una cosa del genere: cronica, perenne, anche se non grave (per fortuna) me la sarei portata dietro per il resto della mia vita.
Si dice che se l’asma viene da piccolə, crescendo ci sono buone possibilità che svanisca, ma quando la diagnosticano da grandə te la tieni.

L’ho presa così bene che per fare delle visite serie ho impiegato quasi un anno, durante il quale andavo avanti a ventolin (cosa che non fa molto bene al cuore).

Quando ho cominciato a pedalare, la terapia era già definita e la malattia in buona parte accettata.
Nei primi tre anni dalla diagnosi credo di aver pedalato veramente bene solo al terzo anno, di inverno: quando c’è molto freddo non patisco particolarmente l’asma (questo è uno dei motivi per cui amo il freddo).

Scatto del torrente Bisagno dal Ponte di Sant'Agata, vista su Corso Galliera, Genova.

Pedalare con l’asma è possibile.

È necessario seguire in maniera molto rigorosa la propria terapia.

Nel mio caso ho una medicina fissa la mattina, due la sera (il ventolin in caso di emergenza): se dimentico anche solo una di queste medicine, la terapia non funziona a dovere e in sella me ne accorgo. Non a caso, quando sono in partenza per un viaggio, la prima cosa che faccio è metterle via: non posso farmi rovinare una vacanza pedalante dalla mia asma. In realtà, continuo a non sopportare di dipendere dai farmaci.

Anche seguendo la terapia in maniera maniacale, l’asma può dipendere da così tanti fattori che le crisi sono sempre in agguato: per questo è importante avere il ventolin (o quanto prescritto dal vostro medico per le urgenze) a portata di mano.

Nel caso di percorsi urbani, questi spesso sono ripetitivi: personalmente so quali sono le salite che mi metteranno alla prova, e che dopo necessiteranno per lo meno di una pausa, se non di un paio di puff (nelle stesse prescrizioni mediche vengono descritte così le spruzzate in gola di farmaci ad inalazione… Mi fa sempre un po’ ridere).

Proprio perché conosco i miei percorsi, e so quali sono i punti più critici, o li immagino studiando una strada nuova in base a lunghezza e altimetria, i momenti di crisi fuori tempo mi hanno insegnato a capire che c’è qualcos’altro che non va, ossia la bronchite sempre in agguato.

In realtà, la mia asma è bronchite asmatica, per me anche la bronchite è una questione cronica, ma i farmaci per l’asma generalmente la tengono a bada. Pur avendo accertato che sono un soggetto allergico, non hanno mai collegato l’asma alle allergie in modo diretto.

Il cambio di stagione ormai mi ammazza e un’influenza l’anno non me la faccio mancare. E continuo ad andare in bici. Se sono a casa con l’influenza la bici non la guardo proprio, ma se passata la febbre ho abbastanza forze per andare a lavorare, in sella ci risalgo: ovviamente non come se fossi al massimo della forma.

Alcune personali precauzioni sono:
» finché non mi sento completamente bene, evito di allungare i percorsi per il gusto di pedalare: suderei inutilmente e, non essendo in forma, non mi godrei la pedalata;
» tirare fuori l’aerosol: aggiungere alla normale terapia per l’asma, e all’eventuale terapia aggiuntiva per la bronchite, un po’ di sano aerosol, è una grande rottura di palle, ma almeno respiro;
» evitare di stare con i vestiti sudati addosso: usare vestiti tecnici, altamente traspiranti, può essere una buona cosa. In generale limitandosi ai tragitti necessari, una volta al lavoro o a casa cambiarsi subito, se possibile al caldo;
» avere tanta pazienza: la bronchite ci mette tanto a passare (se passa).

Non è obbligatorio pedalare.

Se, al contrario di me, avete altri mezzi di trasporto usateli: meglio la macchina dello scooter, perché più riparati; oppure i mezzi pubblici se non li disdegnate. In ogni caso è fondamentale coprirsi bene, soprattutto se in moto o a piedi (in questo caso è più facile vestirsi in modo adeguato senza preoccuparsi di sudare troppo).

Foto di un tramonte da Corso Italia, Genova (giugno 2021)

Riassumendo: pedalare con l’asma è possibile.

Con l’aiuto del vostro medico troverete la terapia più adatta a voi e non abbiate timore di dire cosa non va: non è detto che la prima terapia sarà quella giusta, a volte ci vuole un po’ di tempo.

Se siete cocciuti come me, e non volete smettere di muovervi in bicicletta anche se non siete in piena forma, limitatevi ai tragitti strettamente necessari. E appena potete state al caldo.

L’unico consiglio medico che mi permetto di darvi è questo: se come me siete soggetti allergici (graminacee, polvere, gatti… latte) un buon antistaminico naturale è il ribes nero. Personalmente lo affianco all’antistaminico prescritto dal medico, ma finché ero allergica solo ai gatti lo usavo in esclusiva e funzionava alla grande.

Lo trovate in farmacia. Io lo prendo una volta al giorno, 30 gocce in una tazzina d’acqua, ma potete chiedere al vostro medico per un terapia più mirata. Potete provarlo, non ha controindicazioni, a parte un gusto discutibile e sempre che non siate allergici al ribes: è un farmaco fitoterapico e molti medici ne approvano l’uso.

Per l’asma, lo so che l’ho già scritto e sono noiosa, ma è importante che troviate la vostra terapia insieme al vostro medico, e in sella troverete la vostra formula, imparerete ad ascoltare il vostro corpo, i vostri bronchi, capirete se una salita è troppo ed è il caso di fermarvi oppure se potete rischiare.

Ultimo ma non ultimo: non credete a chi dice che è meglio smettere di pedalare.

Un equilibrio è sempre possibile, con pazienza e determinazione lo si trova.

Ora abito in pianura, ma quando ho cominciato per tornare a casa erano 5 km di lenta salita, con un ultimo pezzo assai folkloristico: a volte vincevo un attacco d’asma altre no, ma la mia asma non è migliorata né peggiorata perché pedalo. C’è, continuo a pedalare: la convivenza è possibile. Pensate a questo quando vi diranno che forse è meglio che smettiate.