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L’ambizione di essere ancora più felice.

Il Salone Nautico è un importante evento per il capoluogo ligure, ed anche se non più all’altezza della sua stessa storia, non si può negare che muove ancora buona parte dell’economia della città.
Undici anni fa, quando ho iniziato a lavorare nel campo delle stampe digitali, ero solo un’esecutrice, non ne seguivo l’organizzazione, non lavoravo direttamente con gli allestitori. Poi sono cresciuta: anagraficamente e professionalmente ed il mio impegno ed il mio ruolo sono cresciuti con me, fino ad oggi.

Da qualche giorno sono ufficialmente disoccupata: ho chiuso il rapporto lavorativo con la mia ormai ex-azienda.

È da tempo che ho deciso di cambiare direzione alla mia vita, personale e professionale: da operatrice grafica grande formato ho deciso di diventare ciclomeccanica, da dipendente ho deciso di mettermi in proprio.

La mia attività è completamente da costruire: in Ligura non c’è niente di simile, e la sfida sarà capire se io sia una visionaria o una folle (o forse tutto e due).
Ho un progetto ben preciso, ho passato gli ultimi mesi a costruire il mio (s)business plan, a fare conti, a capire come organizzarmi, come voglio lavorare, cosa voglio diventare. È tutto nuovo: una sfida immensa, un ignoto totale che a tratti fa paura, ma che per la maggior parte del tempo mi stimola e mi appassiona.
In fondo se non fosse stato così non sarei qui, nella totale incertezza economica.

Avanti Tutta di Simone Perotti (citazione)
Dopo aver letto Adesso Basta, in ferie ho letto il seguito: Avanti Tutta di Simone Perotti. Estremamente incoraggiante, in virtù della scelta che sto vivendo ancora di più.

Ma perché ho iniziato questo post scrivendo del Nautico? Cosa c’entra con le biciclette?
Direttamente nulla. Però…

Concluderò la mia carriera nella stampa, lavorando anche quest’anno al Salone, in una veste nuova: mi occuperò di tutta la gestione dello stand, per intenderci non solo l’allestimento grafico, ma anche quante sedie e cestini vogliono i clienti. Mi occuperò di tenere traccia degli ordini e, soprattutto, che questi vengano eseguiti correttamnete.
All’inizio non volevo accettare, e non ho fatto nulla di particolare per ottenere questo lavoro. In realtà temevo di perdere tempo, in fondo ho un attività da avviare in un campo completamente diverso. Poi ha prevalso anche un altro sentimento: il mio quasi ex lavoro mi piace e mi piacerà sempre.

Non ho lasciato perchè stanca o annoiata, anzi, proprio nell’ultimo periodo ho imparato un sacco di cose nuove. Ed è stato difficile lasciare un lavoro che ancora amavo.
Ho cambiato per una precisa scelta di qualità della Vita: ho deciso di non accontentarmi, e di essere ancora più felice.

Lavorare al Nautico significa arrivare a quindici giorni prima dell’inaugurazione abbastanza tranquilli, una settimana prima inizi ad odiare tutti, ed in procinto dell’apertura non sai più che giorno è perchè ormai vivi in fiera.
Quell’adrenalina è fin bella, se limitata a qualche evento all’anno.
Purtroppo il mio quasi ex-lavoro, e onestamente credo tanti altri, era diventato troppo frenetico, di quella frenesia che non ti fa neanche lavorare bene, perché per farlo potresti aver bisogno di qualche ora di più e, solo all’idea, sembra debba cascare il mondo. Il mio motto preferito degli ultimi tempi, inventato da me, era mi sveglio grafica e vado a domire cardiochirurgo: credo sinceramente che si sia perso il senso di cosa siano le cose veramente importanti.
Non so cosa succederà nella mia attività, ma sicuramente non dovrò discutere con un capo, perchè la responsabilità delle mie scelte sarà solo mia e ricadrà solo su di me. Sono perfettamente consapevole che entrambe le situazioni, dipendente e indipendente, hanno dei pro e dei contro, e la mia non vuole essere una critica verso nessuno.

Semplicemente, ad un certo punto, mi sono chiesta cosa volevo fare da grande: tra le tante risposte, è emersa la voglia di lavorare diversamente e l’amore folle per la ciclomeccanica ha fatto il resto.

Mi sono ritrovata a lasciare un ambiente di lavoro che per me è stato in buona parte difficile e conflittuale, con un po’ di magone e nostalgia, e soprattutto con un immenso spirito di gratitudine: tutto quello che è successo, dai colpi bassi ai due esaurimenti, alle discussioni con i clienti piuttosto che con i colleghi, non importavano più. Improvvisamente era tutto dimenticato, contava solo il percorso, quel percorso che mi ha fatto diventare la persona che sono: più sicura di me, con un gran desiderio di mettersi in gioco, con la voglia di crescere ancora, e di diventare una delle più brave ciclomeccaniche in Liguria.

Come è già capitato in passato anche questo è uno di quei post carico di emozioni difficili da spiegare.
Questa settimana ho avviato la macchina burocratica, tra patronato e commercialista. In tasca ho praticamente niente, a fronte del tfr che spero arrivi presto e nel cuore l’unico desiderio di incoraggiare chiunque incontri.

Milano Porta Garibaldi, luglio 2018, tramonto.
Scatto di qualche giorno fa, di ritorno dal corso di Mobilità Ciclistica che ho fatto a Monza. A maggior ragione che ero libera, vuoi non fare un bel corso Bikeitalia? Non ero mai stata in quella zona di Milano: mi è piaciuta molto.

Non ho idea di cosa succederà, ma sento di essere di nuovo padrona della mia vita.

Sarà dura per mille motivi diversi, ma non importa: se volevo fare una scelta facile me ne rimanevo dov’ero con la mie belle sicurezze tra busta paga e contratto a tempo indeterminato.

Al momento non so dire esattamente quando aprirò l’attività.
Quello che so è che da oggi si riprende con le pubblicazioni sul blog, sospese perchè avevo bisogno di chiudere questa fase nella totale discrezione, e ne ho approfittato per staccare la testa da tutto e resettarmi il cervello.
Ovviamente non mancherò di tenervi informati passo passo, qui sul blog e sui canali social.

Vorrei chiudere con una riflessione personale, che mi accompagna da quando ho preso, ormai mesi fa, la decisione di cambiare vita: non è scritto da nessun parte che se si è felici e soddisfatti non si possa lavorare per esserlo ancora di più, l’ambizione non è di per sé qualcosa di negativo.

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