Aggiornamento del 12 maggio 2022.

L’originale di questo articolo, qui sotto, è del 18 aprile 2022. A distanza di tempo non sono sicura che la questione cambio di pezzi meno dispersione di energia abbia così senso, sono convinta che sia la testa a fare molto in quelle circostanze: hai il pezzo nuovo sotto il fondoschiena e ti senti più forte.

Ma non è importante. Rileggendomi in questa lunga fase di aggiornamento del blog, mi è venuto in mente questo recente video sul mio canale YouTube, dove racconto dei miei 26 scalini: per arrivare a casa ho questi scalini, quindi la mattina bici in spalla a scendere e alla sera bici in spalla a salire. Nel tempo ho migliorato resistenza ed anche l’asma, ma mi sono sentita dire in tutti i modi che non potevano essere le scale. Come per una sacco di tempo mi sono sentita dire che il mio andare in bici non può considerarsi allenamento. Tutto questo non-allenamento ha migliorato la mia Vita, in modo tangibile e concreto.

Nota: per le gambe nel tempo ho adottato un’altra cura, lo racconto bene qui.


Quando ho cominciato a pedalare pensavo che una volta arrivata ad un certo tipo di allenamento, certi percorsi certe salite non sarebbero più state faticose come all’inizio: insomma una volta che ero allenata non avrei più sentito la fatica. Presto mi accorsi che questo tipo di pensiero era un’illusione.

Ogni giorno pedali in modo diverso.

Anche se fai lo stesso percorso tutti i giorni, non sarà mai uguale al giorno prima.

Tenevo monitorata la mia velocità media, che migliorava quotidianamente, ed una sera controllando i numeri della giornata mi resi conto di essere tornata ai primi giorni: se di mio ero bradipa, in quell’occasione lo ero stata particolarmente. Ci rimasi molto male, come se fossi tornata indietro come i gamberi.

Ho impiegato un po’ di tempo a capire che non esistono due giorni uguali e che il corpo sente cambiamenti di cui spesso, almeno razionalmente, non ci accorgiamo: ad esempio il cambio di stagione.

Proprio in questi giorni ho avuto dolori fortissimi alle gambe: prima di iniziare a pedalare non ci facevo neanche caso, l’attività fisica era molto meno, ma adesso me ne accorgo. Mi accorgo che le mie gambe, sottoposte allo sforzo della pedalata, ad un lavoro che mi tiene in piedi per molte ore al giorno, il cambio di stagione lo sentono eccome.

Non serve fare nulla di particolare: se sai qual è la causa non ti preoccupi, perché sai anche che una sana dormita e una pedalata tranquilla, riporteranno tutto alla normalità passati i primi giorni di caldo (o freddo) improvviso.

Genova all'alba
Genova da Spianata Castelletto: un’emozione sempre unica.

Poi un giorno ti svegli, sfatta come al solito perché lavori tanto, ti trascini al lavoro con pochissima voglia, pedali come un autonoma perché ora i movimenti e i rapporti sono quelli, ma c’è qualcosa che non va: devi alzare i rapporti e arrivi al lavoro con un minuto di meno. Ti dici che è un caso, che forse ti senti stanca di testa e che il corpo e le gambe non avvertono quella stessa stanchezza. Pensi che devi riregolare il deragliatore o che il contachilometri si stia rompendo: perché prima di pensare che effettivamente ci hai messo un minuto di meno, pensi che c’è qualcosa che non va (quando si dice l’autostima).

Fai una ricerca e ti viene detto che avendo cambiato catena e pacco pignoni e viaggiando a velocità da bradipa, è probabile che il cambio dei pezzi si faccia sentire: meno dispersioni di energia che si trasformano in forza di pedalata. Doveva esserci una spiegazione, non potevo essere io più veloce.

E vai a prendere le tue tabelle, quelle in cui tutte le sere segni i chilometri del giorno e la velocità media, quelle ti servono per capire quanto poco stai pedalando, quelle che usi per rimettere in fila i pensieri nel modo corretto, perché a darti addosso sei bravissima ma a lodarti anche no. Un cambiamento c’è, un po’ più veloce sono.

Capiamaci: io sono una bradipa, cicloturista, non sto parlando di chissà quali tempi, però accorgerti che sei di un chilometro orario più veloce ti dà da pensare.

Allora comprendi che c’è un allenamento, che autodefinisci silente.

È quell’allenamento che consiste nel prendere la bicicletta 365 giorni all’anno o quasi, raggiungendo tutti i punti dove devi andare pedalando, e dove non arrivi pedalando, arrivi a spinta, ma comunque arrivi.

Fancy Women Bike Ride, Genova.

Abito a Genova, quando ho iniziato abitavo a 150 mt slm (e non lo sapevo: ho imparato dopo a guardare l’altimetria), tutte le sere mi facevo i miei 5 km di lenta salita. Non esiste un punto in tutta la città realmente pianeggiate: se vai verso il mare scendi, se vai verso i monti sali, in scooter o in auto non te ne accorgi, su una bicicletta invece le gambe sentono tutto.
Ora vivo in pianura e raggiungere l’ufficio è relativamente facile, un po’ mi sono impigrita, ma in generale, nei miei spostamenti quotidiani, ho guadagnato in velocità.

A che pro tutto questo se non mi alleno per gareggiare?

Per me, solo per me, per sentirmi in forma. E soprattutto per ricordarmi che un impegno quotidiano (nel mio caso la bici, ma può essere qualunque ambito) porta sempre dei risultati. Spesso diciamo, capita anche a me, che improvvisamente è successo che…, ma d’improvviso non c’è nulla, c’è un costante impegno e arriva il giorno in cui raccogli i frutti.

L’allenamento silente mi ha permesso di fare pace con il mio corpo e di conoscermi di più: conosco meglio le fasi del mio ciclo mestruale, sento il livello di umidità nell’aria, so se devo dare tregua al mio intestino e rimettermi a dieta (come è capitato di recente), sento di più me stessa e questo è un vantaggio che nella vita di tutti i giorni si trasforma ottimizzando le energie e diminuendo gli sprechi. Non sempre ci si riesce, ma avere consapevolezza di sé aiuta anche a capire quando è il caso di rallentare o fermarsi se si sta andando in sovraccarico.

Quando non pedalo abbastanza non sto bene come me stessa, è come se smettessi di parlarmi e perdessi il filo.