Aggiustare o sostituire: qual è la cosa giusta?

In un’epoca in cui nessuno aggiusta più, ma ci si limita a buttare via e cambiare, la differenza la fa chi va oltre questo approccio. Ma qual è il limite reale e concreto con questo modo di approcciarsi ai problemi?
Tutto è progettato per non durare, si sa da anni che Apple rilascia sul mercato prodotti ad obsolescenza programmata: è il caso più eclatante, non di certo l’unico.

Qual è il giusto modo: aggiustare o sostituire?

È giusto aggiustare anche se il mercato non sempre aiuta, ad esempio non rivedendo certi tipi di ricambi, oppure è meglio seguire la massa?
Sarà che non ho soldi, sarà che non ero convinta di quale fosse il problema, ma ho deciso di approcciare il mio problema tecnico andando controcorrente.

Riparto dall’inizio.
Due settimane fa sono andata al masterclass in bici: caricata la bici sul treno sono arrivata a Milano e da lì la mattina dopo me la sono pedalata fino a Monza.
Durante il corso ho sostituito il pacco pignoni e la catena (erano gli argomenti della giornata) e riregolato i deragliatori. Sembrava tutto al posto giusto, sembrava. Già durante il rientro a Milano il deragliatore anteriore iniziava a dare qualche problema: la catena cadeva oltre la corona più grande.
Non ci ho fatto molto peso lì per lì, non è la prima volta che sul cavalletto la bici è un orologio e poi quando ci pedali succede qualcosa, è quello che io chiamo il buco spazio temporale ideale contro reale.

Poi sono caduta, facendomi piuttosto male. Siccome la bici non aveva danni apparenti ed è caduta dal lato sinistro, ho pensato che non si fosse fatta niente, ed invece è andato un po’ tutto a puttane (consentitemi il francesismo), così la sera dopo ero nel box a picchiarmi con Wilma che su alcune cose non aveva proprio voglia di tornare a posto. Il lavoro cominciato martedì l’ho poi concluso sabato.
Il lunedì dopo ero di nuovo al corso in bici: ho scoperto che non riuscivo a regolare il deragliatore posteriore perché avevo il forcellino storto e, dopo essere impazzita per metterlo a posto, non mi dimenticherò mai più questo tipo di verifica. Però neanche al corso siamo riusciti a sistemare il mio deragliatore anteriore.
Dopo un po’ di valutazioni si è concluso che il gioco delle corone potesse influire.

Da che io mi ricordo le mie corone ballano un po’: hanno una piccola oscillazione di qualche millimetro, ed in meccanica qualche millimetro è una dimensione enorme. Così ho valutato la sostituzione, che comporta anche la sostituzione del movimento centrale, a causa del perno isis, standard pressoché abbandonato almeno nel caso di guarniture Sram e Shimano: oltre a valutare cosa fare e come, bisogna tenere in considerazione la compatibilità dei pezzi.

Non ho soldi, ed anche una spesa minima come questa (circa 50 euro tra pezzi e spedizione) influisce e molto.
Così l’altra sera prima di salire in casa ho iniziato a girare in tondo, per valutare se veramente potesse essere questo il problema, e sapete una cosa: per me non lo è, perché le guarniture ballano solo da ferme, in movimento sono perfette nella loro posizione. Il peso del piede, l’effetto leva della pedivella e tutto il gioco di forze necessarie alla rotazione, non permette nessuna oscillazione della guarnitura.

A questo punto mi rimangono solo altre tre ipotesi: cavo da sostituire (ipotesi improbabile rispetto al problema, facile da verificare: liberato il cavo provare a cambiare e vedere se il cavo si muove liberamente), un problema sulla leva oppure un guasto al deragliatore.
Così ieri sera ero nel box, a smontare totalmente il pezzo, a pulirlo attentamente.
Non ero sicura che questa operazione sarebbe servita, ma un tentativo non poteva di certo peggiorare la situazione, considerando anche il lato positivo di acquisire ancor più praticità.
Se fossi stata nel mio deragliatore anteriore avrei smesso di funzionare tanto tempo fa: era marcio da quanto era sporco. Ma non solo, aveva anche gli assi che tengono le lame attaccate al corpo leggermente inclinate. E nel rimontare il tutto ho scoperto che era troppo alto (anche se ha sempre funzionato) e che probabilmente, nella fretta e nel non riuscire a venirne a capo, l’ultima curva del cavo di tensione non era nella corretta posizione (sempre questione di pochi decimi di millimetri, ma tutto fa, soprattutto in meccanica).
Ho fatto la strada dal box a casa, circa 2 km, cambiando continuamente. Idem stamattina nel venire al lavoro: la catena non è mai caduta e sale senza problemi. Unico inconveniente: il pollice della mano sinistra mi odia:-)

Lo avrei fatto lo stesso se non avessi avuto problemi di soldi?

Onestamente non lo so.
Il non avere soldi è stata la mia fortuna in questa circostanza. Ho imparato moltissimo in poche ore. E con il senno di poi anche cambiando movimento centrale e guarnitura mi sarei ritrovata nella stessa situazione. Se invece avessi deciso di cambiare anche il deragliatore avrei fatto esattamente le stesse operazioni, spendendo di più.

Lo avrei fatto lo stesso se la bici non fosse stata mia?

Ci si può permettere di perdere così tanto tempo dietro ad un singolo pezzo, quando alla fine del mese devi pagare le spese e cercare di mettere qualcosa nel piatto?

Mentre mi chiedevo questa cosa mi è venuto in mente un aneddoto di qualche anno fa: un problema con un lavoro di un cliente che non avevo mai seguito io e che mi sono ritrovata a prendere in mano, senza alcun passaggio di consegne e senza nessuna dritta.
In quella occasione avevo stampato tranquillamente senza rendermi conto che i colori delle stampe erano sbagliate e buttando via moltissimo materiale. All’epoca ci litigai dicendogli non sapevo cosa fare e che evidentemente non ero in grado di servirlo.
Calmati i toni lui mi disse ma guarda che non sono arrabbiato con te, può capitare di sbagliare, cerchiamo di capire il problema.
Impiegai circa due giorni di lavoro per trovare la soluzione. Non fu facile, perché nella società di adesso, o forse più banalmente nel mio posto di lavoro, non c’è il tempo di pensare, non c’è il tempo di studiare, non c’è il tempo di dire fatemi capire questa cosa rallentate tutti. A (quasi) nessuno gli importa se impari o no qualcosa, la regola aurea è il tutto e subito e fatto bene (regola aurea che è diventata da tempo se vuoi tutto e subito il fatto bene te lo scordi, se no lo faccio bene e con calma).
Mi ricordo che in quel caso specifico ho dovuto fare i conti con il lavoro che doveva andare avanti, con il materiale che agli occhi del mio capo stavo sprecando, con una consegna da fare.

Ce l’ho fatta all’epoca come ce l’ho fatta ieri.

All’epoca pensai di non essere brava, con il mio deragliatore anteriore invece mi è presa paura di non capirne abbastanza e lì per lì stavo facendomi trascinare dal pensiero comune. Poi ho iniziato ad osservare.

Da sempre credo che per essere un buon professionista osservare sia la regola fondamentale, in tutti i campi. Così ho osservato la cambiata, come reagivano le corone, ho pensato a cosa potevo fare.

Per tornare alla domanda di prima ci si può permettere di perdere così tanto tempo quando hai una bici da riconsegnare?
Credo che quello che ci si può permettere è parlare con il cliente, spiegare il problema e decidere insieme: si può decidere per la sostituzione se il cliente ha fretta e tenersi il pezzo da studiare, oppure se ci viene lasciato del tempo e si può lavorare con calma (e al cliente va bene un pezzo aggiustato) .

Nella famosa Olmo ho sbagliato una guaina. Per una serie di motivi la bici è rimasta a me e l’altro giorno ho proposto al cliente di lasciarmela ancora un po’ per correggerla. Lui ha acconsentito perché tanto non pedala con il freddo.
Cosa voglio dire?
Che si incontreranno clienti di tutti i tipi (come capita anche ora, solo in altro ambito) e sono convinta da tempo che l’unica strada è la trasparenza nel spiegare le cose.

Il valore che attribuiamo alla nostra formazione personale, il costo dei pezzi di ricambi, il tempo necessario: sono tantissime le variabili in gioco, ecco perchè non c’è una formula sola, ed ecco perchè ancora una volta credo sul dialogo e la trasparenza.

Con il cliente delle stampe sbagliate ora c’è un rapporto di rispetto e stima.
Con questo mio approccio, in dieci anni, ho acquisito esperienza, e nel mio lavoro sono diventata un punto di riferimento.
Non ho mai pensato a questi benefici, ho sempre agito perché volevo migliorare e così continuerò a fare.

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