Foto di un segnale verticale che indica i 30 km/h

“Ciao Adriana, come stai? Una mia amica sabato mattina ha avuto un incidente in bicicletta, ed è morta, investita da un’automobile che ha preso male le misure per sorpassarla. Sono distrutta, e nulla, volevo solo dirti di stare attenta, ma soprattutto, di continuare a fare tanta divulgazione sulla sicurezza stradale, perché cose del genere succedono fin troppo. Pensa, a Lisbona nemmeno ha fatto notizia, è solo “mais uma” morta in bici negli ultimi mesi.”

Purtroppo neanche in Italia fa così notizia.

Quello sopra è il messaggio ricevuto qualche giorno fa da una mia amica, messaggio a cui è seguito un non so se salirò mai più in bici e, onestamente, non me la sento di darle torto.
Dalle foto dell’incidente si intuisce chiaramente che è stata un’altra vittima della velocità e del menefreghismo, perché quando si parla dei 30 km/h e del metro e mezzo da rispettare per superare una bicicletta in strada non lo si fa per rompere le scatole, per fare le/i radical chic o gli/le intellettuali annoiate, ma perché sono le misure essenziali e necessarie per tutelare la Vita.

Tra i tanti progetti che ho aperto e chiuso in questi anni c’era anche 30kmh.it. Non sono riuscita a stargli dietro come volevo e qualche anno fa l’ho chiuso. L’idea era raccogliere lì tutte le informazioni importanti sulla mobilità sostenibile, per dare risalto a pratiche che si conoscono da tempo, attuate in buona parte dell’Europa, da cui prendere esempio. Tra le più importanti, per l’appunto, la velocità a 30 km/h nelle zone residenziali e nei centri città.

In caso di incidente i 30 km/h salvano la Vita.

Perché se non rispetti la distanza e mi prendi in pieno, se vai piano ho molte più possibilità di uscirne viva, ammaccata ma viva. Se, oltre a non rispettare le distanze, vai anche forte, stai mettendo in pericolo non solo la tua Vita (e a questo punto fatti tuoi se ci tieni così poco) ma anche quella altrui, perché le strade non sono corridoi per spostare auto e mezzi privati da un punto ad un altro, ma sono spazi pubblici abitati da più utenze, compresa la cosiddetta utenza debole, ossia pedoni e biciclette.

I primi commenti, quando si parla di incidenti dove vengono coinvolte biciclette, si possono riassumere con la bicicletta è pericolosa. Se vengono coinvolti i pedoni diventa la strada è pericolosa. Tutto falso.

La velocità è pericolosa, la distrazione è pericolosa, il menefreghismo è pericoloso.

All’inizio della mia Vita di ciclista urbana, quando le persone mi dicevano che non se la sentivano, che ci avevano provato ma avevano paura, ero molto fondamentalista e sciorinavo la classica frase una bici in più in strada è un mezzo privato in meno, più bici rendono le nostre città più sicure. Ci credo ancora, la dico ancora, ma la conclusione del discorso è cambiata in comunque non posso darti torto.

Non posso biasimare chi non se la sente perché, anche se è vero che può capitare qualunque cosa anche andando a piedi o usando i mezzi pubblici, è anche vero che decidendo di salire in bici aumenti esponenzialmente le probabilità di farti male.

Posso dire che se tuttə scegliessimo la bici invece che l’auto o lo scooter, le nostre strade sarebbero più sicure ma non posso obiettare alla paura altrui che non trova tutele di alcun tipo.

Lo Stato è completamente assente se non ignorante (nel senso brutto, purtroppo) in merito all’argomento mobilità. Un esempio è il fatto che, nelle ultime riforme del codice della strada, la norma del metro e mezzo di distanza in fase di sorpasso scompare misteriosamente ogni volta. C’è chi ritiene che il futuro della mobilità sostenibile siano le auto a guida autonoma e non comprende quanto sia importante spostarsi nel modo giusto, che non è il più veloce, ma quello più sicuro, per tuttə le/gli utenti della strada, tuttə dai pedoni al tir (la guida autonoma non è il metodo più sicuro, ma questa è un’altra storia).

Sono moltissime le cose da dire e non voglio dirle in un post solo, perché diventerebbe lungo, non letto, forse confuso.
Per il momento ricordo che i 30 km/h non sono un dispetto per fare andare piano, ma una misura salvavita. E se stai leggendo questo blog probabilmente sei una ciclista, sai già queste cose e sei già sensibile all’argomento.

Puoi fare due cose:

  • ricordatele ogni volta che sali in auto o in moto, spesso il motore sotto il fondoschiena dà alla testa nonostante la conoscenza;
  • diffondi il concetto, non mi interessa se condividerai l’articolo o meno, ma diffondi l’importanza dei limiti di velocità e del perché è stato istituito quello dei 30 km/h.

Guida con prudenza, se vai in bici non stare troppo a destra. La Vita umana è sacra e le città sono per le persone e non per correre in auto (moto, scooter, tir, etc etc etc…).