Sono Adriana, oltre i 40 anni, ciclista urbana, cicloviaggiatrice, ciclomeccanica, blogger e gattara.
Nata a Genova, con sangue siculo nelle vene, vivo con 4 gatti e il 10 dicembre 2018 ho aperto la mia ciclofficina a Genova.

In queste pagine c’è tutta la mia storia, sparsa (spersa) tra vari articoli scritti in diversi momenti attraverso i quali narro aspetti di ciò che sono, il mio modo di essere di vivere e la mia crescita umana e professionale.

Quando ho aperto il blog, nel dicembre 2016, non avevo idea della strada che avrei percorso: volevo semplicemente raccontare la mia vita di ciclista urbana e consigliare chi volesse intraprendere la mia stessa strada. Non riuscendo a reperire in rete le informazioni che cercavo, ho pensato che altre donne potessero avere le mie stesse esigenze, così ho iniziato a scrivere.

Nel giugno 2014, dopo 20 anni che non salivo su una bici, ho deciso di comprare una bicicletta. Il commesso mi ha consigliato il modello più adatto alle mie esigenze, spiegando per filo e per segno tutto ciò che c’era da sapere a riguardo, ma io ho scelto la più economica, convinta che la voglia di pedalare non sarebbe durata più di una settimana.
Decisi di fare questo acquisto perché era una cosa molto lontana dal mio modo di essere, che non muovevo un passo a piedi neanche per sbaglio e andavo in scooter ovunque: avevo bisogno di un cambiamento, ne sentivo la necessità.

L’ultima volta in sella ad una bici avrò avuto 13/14 anni: con mio papà andavamo al Porto Antico di Genova, lui noleggiava una bici ed io giravo come una pazza. Lo scopo era insegnarmi a stare in equilibrio, perché volevo il motorino. Non pensavo alla bicicletta come un mezzo di trasporto, tant’è che l’ho abbandonata non appena ho avuto lo scooter.

La sera in cui ho comprato Carolina (do il nome alle bici e la prima l’ho chiamata così), ho fatto una prova nella crêuza di casa: una stradina affianco al torrente con neanche l’1% di pendenza. Durante la discesa stavo per finire in acqua perché la bici aveva preso velocità, a salire non ce l’ho fatta e sono dovuta scendere e spingere.
Completamente fuori allenamento e scoraggiata, ho pensato di allenarmi per un mesetto prima di usarla in città.

Il giorno dopo, come una bambina che apre impaziente i regali di Natale, sono andata a lavorare in bicicletta: 12 minuti a scendere, 1 ora e 45 minuti a tornare. All’andata, incapace di calcolare i tempi, sono arrivata un’ora prima al lavoro. Al ritorno, quella che per me è sempre stata pianura, ho scoperto essere un finto piano: ho imparato da subito che le gambe sentono tutto.
Arrivata a casa ho pensato mai più, ma chi me lo fa fare. Così il giorno dopo di nuovo, ed il giorno dopo ancora.

Ho iniziato ad allungare il percorso prima di andare al lavoro: andavo a vedermi l’alba sul mare o la città dall’alto ed ogni giorno ci mettevo sempre meno a tornare a casa. Ho iniziato a fare le spesa in bici, fino a che, per diversi motivi, ho cambiato casa e ho venduto lo scooter che ormai usavo solo per trasportare la lettiera dei gatti.

In 5 anni ho pedalato per più di 18000 km, quasi tutti urbani, diversi weekend in giro per l’Italia in occasione dei corsi di ciclomeccanica, due viaggi in solitaria.

Ho venduto Carolina, mi hanno regalato Bestia che mi è stata rubata, poi ho comprato Wilma. Oggi vorrei acquistare una gravel per i viaggi ed una cargo per la città, ma al momento sono solo progetti. E poi sono una sentimentale e sono legata alla bici con cui ho vissuto così tante avventure.

Quando ho frequentato il primo corso di ciclomeccanica a Saronno non immaginavo minimamente che ne avrei fatto un lavoro. Volevo farmi un viaggio e, in caso di problemi non volevo essere vista come una donna sola ed incompetente della quale approfittare (non tanto per tircheria, ma proprio per spiantataggine).
La cosa figa dei corsi che ho frequentato consisteva nella possibilità di portare la propria bici e fare pratica direttamente sul proprio mezzo.

Al primo corso mi hanno accompagnato in auto, solo dopo ho imparato a viaggiare in treno con bici a seguito. I corsi si tenevano di sabato: partivo il venerdì, studiavo una pedalata che mi divertisse, il giorno dopo facevo il corso e la domenica rientravo a casa.
Ad ogni nuovo corso, l’idea di fare della ciclomeccanica il mio lavoro iniziava a prendere lentamente forma.

Nel settembre 2017 si è delineata la possibilità di un nuovo corso, più completo, più lungo, la prima edizione prevedeva 12 lunedì, da gennaio a marzo 2018, a Monza.
Ho parlato con il mio capo, prenotato il divano di mia cugina a Milano, investito la mia tredicesima e mi sono iscritta. Ancora non sapevo che a distanza di qualche mese avrei aperto la mia ciclofficina.
La direzione era piuttosto chiara, ma sono tante le cose accadute sul percorso: la strada e la destinazione si sono materializzate sotto i miei piedi strada facendo.

Ho raccontato questa storia così tante volte che mi annoio da sola e, allo stesso tempo, mi sorprendo ancora, soprattutto ogni volta che tiro su la serranda.

Oggi ho la mia ciclofficina a Genova e la particolarità sta nella scelta di fare solo riparazione biciclette e nessun tipo di vendita. Riparo qualsiasi modello, senza alcuna distinzione di marca e valore della bicicletta, ed eseguo ogni tipo di intervento.

Quel che so l’ho studiato e messo in pratica, quello che non so lo studio, perché una professionista non smette mai di migliorarsi se vuole rimanere tale.

Hai appena letto una sintesi super stringata degli ultimi anni della mia Vita.
In questo blog troverai molto altro, post datati nei quali non mi riconosco più nel modo di scrivere e post più aggiornati nei quali racconto la mia vita da ciclomeccanica e le mie avventure di ciclista urbana.

Per qualsiasi curiosità, dubbio, domande, consulenze scrivetemi. Utilizzate il canale che preferite, sarà mia cura rispondere il prima possibile.
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E ricordate… Siate realisti, credete l’impossibile!

Buon tutto, buon vento e buone pedalate:-)